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giovedì 31 ottobre 2013

UVA DA TAVOLA. COSI' FABBRIS: "IL CROLLO DEI PREZZI E’ ANOMALO E PILOTATO"

Uno dei campi in località selva piana nei pressi del ponte sul Bradano prima della ss175

QUOTIDIANO DI PUGLIA 30 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
Lo scenario è apocalittico, e non è un’esagerazione giornalistica. 
Appena prima del ponte sul Bradano, al termine della provinciale 2, ci si trova di fronte ad una piana alluvionale smisurata. 
E’ il punto che Gianni Fabbris di altragricoltura ed una piccola delegazione di agricoltori hanno scelto per accendere i riflettori sui danni collaterali dell’alluvione del 7 ottobre scorso, che hanno interessato anche la già provata agricoltura di Ginosa e centri limitrofi.
Gianni Fabbris di altragricoltura
C’è sciacallaggio nelle campagne” ha denunciato altragricoltura, provocando i risentimenti conditi da minacce di denuncia dei grossisti, di chi cioè acquista o ritira il prodotto per conto delle grandi aziende di trasformazione o rivendendolo alle stesse. 
Non è un problema dell’ultima ora.
I prezzi dell’uva da tavola sono ancora una volta ai minimi storici, complice la troppa acqua caduta che sostanzialmente da problemi di “muffa” e “cerchietto”. Il che significa una sola cosa: invendibilità del prodotto ai fini dell’export, anche quando i contratti sono già siglati. 
Ne hanno approfittato le cantine del territorio per approvvigionarsi a basso prezzo di uva, giungendo a pagarla solo 3-4 centesimi di euro al chilogrammo. Bisogna considerare che il prezzo medio di commercializzazione si é attestato intorno ai 40-50 centesimi di euro per chilo (per l'uva di ottima qualità). Ma soprattutto va detto che gli acquirenti finali (pochi) sono in grado di dettare il prezzo di ritiro delle uve: non è possibile un libero scambio tra offerta (troppa) e domanda (concentrata).
Ma Fabbris ha allargato il tiro ad una discussione generale sul tema degli aiuti anti-crisi.
Marina di Ginosa, una serra distrutta
La prima questione è che gli alluvionati di Marina di Ginosa del marzo del 2011 (aziende agricole comprese) ad oggi non hanno visto un euro. 
Per le aziende agricole del tarantino in particolare é stata attivata solo la legge 102 che è ferma alle calamità del 2004: appena nove anni fa. 
Il fondo cui questa legge fa riferimento è sottodimensionato rispetto ai danni emergenti, per cui quando e se si viene risarciti lo si è in minima parte. 
Anche l’attivazione della misura 126 attivata nel metapontino (regione Basilicata) non ha dato frutti: le imprese ancora attendono mentre i raccolti di due anni fa e di quest’anno sono andati in malora, anche essendo lontane dai punti in cui l’acqua si è concentrata. 
Il messaggio è che le regioni Puglia e Basilicata devono affrontare diversamente questa nuova catastrofe ambientale, se non si vogliono lasciare nuovamente nella miseria le persone e le aziende agricole colpite. 
C’è un dato differente tra le due alluvioni, ma cruciale per gli agricoltori: l’ultima alluvione è avvenuta con i frutti pendenti, quindi a spese già effettuate. 
Vale poco il discorso assicurativo perché i redditi di molte aziende agricole non consentono di pagare le polizze. Il messaggio quindi che giunge da altragricoltura è di agire con misure straordinarie anti-usura, perché è proprio questo il quadro che si profila in questi Comuni martoriati dalla crisi e poi dalle alluvioni. 
L’ordinanza della presidenza del Consiglio a seguito delle dichiarazioni di calamità delle due regioni “deve seguire questa via, con misure a fondo perduto che hanno già qualche precedente in Basilicata, se non si vuole dare luogo all’ennesima beffa”.
Quotidiano di Puglia 30 ottobre l'articolo sulle condizioni di parte dell'agricoltura jonica

MIROGLIO: CONFERMATO L’INVESTIMENTO TERMOFORM. Ancora riserbo sulle altre tre iniziative


Roam - Ex dipendenti miroglio attendo l'esito della "ristretta" al Mise
QUOTIDIANO DI PUGLIA 30 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
Poco meno di quattro ore per scrivere un nuovo capitolo della saga miroglio. 
O meglio ex miroglio, poiché i 181 dipendenti del gruppo tessile di Alba, con stabilimenti in Ginosa e Castellaneta, sono ormai in mobilità da luglio scorso.  
Il risultato principale della ristretta tenutasi presso il ministero dello sviluppo a Roma è che Termoform, l’azienda di Taverne di Corciano a circa sessanta chilometri da Perugia, conferma il suo investimento nello stabilimento di Ginosa. 
Ci vorrà un anno e circa quattro milioni di euro. 
I particolari li snocciola Massimo Gravina della filctem cgil di Taranto presente all’incontro in cui si è affacciato per la prima volta Walter Germini, l’amministratore delegato dell’azienda attiva nel campo dello stampaggio plastico. 
Come già detto lo stabilimento di Castellaneta scelto in un primo momento “è stato escluso per problemi di natura impiantistica, mentre ad ottobre dopo un sopralluogo si è deciso per Ginosa”. 
Ma solo una parte dell’immenso stabilimento ginosino sarà occupata dalla termoform: “circa 15mila metri quadri, corrispondenti all’area della tessitura e del carico/scarico”. 
La Termoform di Taverne di Corciano vorrebbe investire a Ginosa (Taranto)
Confermato anche il piano industriale che prevede la riassunzione di 70 ex addetti tessili con la loro riqualificazione che sarà operata da dieci collaboratori dell’azienda umbra. 
Una parte dei macchinari arriverà dallo stabilimento madre e l’assemblaggio del vecchio materiale come dei nuovi impianti porterà via forse un anno. 
Nel frattempo si dovrà individuare lo status giuridico che assumeranno i 70 nuovi addetti termoform, individuati probabilmente ricorrendo ai criteri di anzianità , carico familiare ed esigenze tecnico-produttive. 
L’investimento sarà frazionato, nel senso che “circa 500mila euro arriveranno dall’azienda come aumento del suo capitale sociale, 630mila arriveranno dal versamento dell’incentivo all’esodo cui i lavoratori riassunti rinunciano e gli altri dai contributi regionali eventualmente attivabili tramite apposti bandi”
Leo Caroli,
assessore al lavoro della Regione Puglia 
Sabato scorso l’assessore regionale al lavoro Leo Caroli si era nuovamente occupato della vicenda miroglio con l’obiettivo di portare un dossier completo sui tavoli romani: “almeno due progetti risultano essere concretizzabili in breve tempo” aveva dichiarato. 
Ma il riserbo sulle altre aziende interessate è ancora assoluto, anche per metterle al riparo da pressioni indebite. 
Nemmeno la seconda che avrebbe già inviato la documentazione richiesta alla regione è stata resa nota, altrettanto la terza che è al momento più indietro nella manifestazione di interesse verso gli ex stabilimenti Miroglio, tuttora nella piena proprietà del gruppo piemontese. 
Anche il sindaco di Ginosa Vito De Palma presente all’incontro non ha mancato di osservare che “questa notizia fa ben sperare ma non deve illudere nessuno, tuttavia non dobbiamo scoraggiarci, soprattutto in questo momento”. 
De Palma ha anche fatto riferimento alle altre vertenze del territorio tra cui Tbm (altra azienda tessile con oltre sessanta dipendenti a rischio) e Natuzzi (stabilimento in chiusura il prossimo 8 novembre con circa 400 dipendenti in esubero). 
Per quest’ultima in particolare ha convocato per giovedì prossimo, 31 ottobre alle 15:00 una conferenza stampa presso lo stabilimento sito nella zona artigianale di Ginosa, in contrada bandiera. 
Qui il sindaco, insieme con gli operai chiederà lumi sulla new.co., la nuova azienda che dovrebbe secondo il piano industriale riassumere i lavoratori espulsi. Tutti vogliono sapere come e quando questo avverrà.
Quotidiano di Puglia 30 ottobre 2013 la vertenza miroglio

domenica 27 ottobre 2013

POLIAMBULATORIO: SCAMBIANO PER MAL DI STOMACO UN INFARTO.


Ginosa il poliambulatorio di via palatrasio
QUOTIDIANO DI PUGLIA 26 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
Se i fatti non fossero veri, si crederebbe ad un attacco concentrico al poliambulatorio di Ginosa. 
L’ultimo, grave disservizio è stato reso noto solo ieri. 
Giovedì scorso, 17 ottobre a V.B., una donna ginosina di 43 anni, il medico di guardia non avrebbe saputo riconoscere i sintomi di un infarto, scambiandoli per un banale male di stomaco. 
La donna è stata poi accompagnata dal marito al pronto soccorso di Matera, distante ventisette chilometri da Ginosa. Qui i medici le avrebbero riferito che anche qualche minuto di ritardo le sarebbe stato fatale. 
La notizia è stata riportata dalla stessa vittima della diagnosi errata. 
La donna ha dichiarato che "i sintomi noti anche ai non medici di un possibile infarto in corso" non sono bastati a instillare nel personale sanitario presente il dubbio su cosa le stesse accadendo. 
Alla signora sarebbe stato somministrato un anti-acido, senza provvedere ad allertare il 118 poiché l’urgenza non era stata riconosciuta. 
Ma dal poliambulatorio si chiedono perché lei stessa non ha chiamato direttamente il 118 che sarebbe potuto arrivare prontamente anche a domicilio della signora.
Il tutto è iniziato alle otto meno un quarto di mattina quando la signora colta da malore si è recata alla guardia medica presso il poliambulatorio. 
Qui, dopo una ventina di minuti l’ha raggiunta il marito il quale vedendo “che non era stato attivato nemmeno il 118 per l’accertamento della criticità con l’ausilio del cardiogramma” ha chiesto spiegazioni. 
Spiegazioni che non lo hanno convinto anche perché la situazione tendeva a peggiorare,  di lì la decisione a “proprio rischio e pericolo” di portare la propria moglie a Matera, dove l’emergenza sarebbe stata riconosciuta e trattata appropriatamente. 
L’accaduto è stato reso noto per esortare gli stessi “cittadini di Ginosa  a non restare inermi davanti a queste situazioni ma a denunciare in maniera serena perché tali episodi non si ripetano più”. 
La donna, consapevole di avere rischiato la vita, si chiede “a cosa serve la guardia medica se non è in grado di dare nemmeno il primo soccorso e riconoscere tali sintomi”. 
La disavventura rischia di arrivare (secondo la denuncia diffusa via web dalla signora) alla regione Puglia dalla quale dipendono le asl. All’ente di via Capruzzi a Bari si chiede se vi siano stati altri casi di malasanità nella stessa guardia medica ed ai cittadini che li avessero subiti di renderli pubblici.
La pubblicazione della notizia sul web ha creato una selva infinita di commenti indignati e condivisioni, scatenando anche un’ondata di richieste di chiarimenti in merito al fatto accaduto. 
Dr. Vito Colacicco,
responsabile ad interim del
distretto socio-sanitario locale 
Chiarimenti che non sono mancati dal responsabile ad interim del distretto socio-sanitario dott. Vito Colacicco. 
Il quale, fermo restando eventuali responsabilità soggettive in merito all’accaduto, si chiede perché non sia intervenuto il punto di primo intervento che dopo le otto funge da distaccamento del servizio di pronto soccorso dell’ospedale di Castellaneta. 
Ma soprattutto perché “non si sia chiamato direttamente il 118 e dopo le otto lo stesso medico curante, che non a caso ha una conoscenza diretta del paziente in questione e può interpretare al meglio i vari sintomi”. 
In ogni caso il dr. Colacicco ricorda che gli interventi, la professionalità e la dedizione di ogni addetto al poliambulatorio non sono in discussione e che la presenza del tribunale del malato, proprio all’interno della struttura è un elemento continuo di stimolo e di confronto per operare sempre al meglio. Una cosa però dice deve esser chiara: “ci si deve rivolgere al servizio, cioè alla rete dell’emergenza-urgenza per avere interventi appropriati, non alla persona”. “Il 118 di Taranto annovera le migliori casistiche a livello nazionale: si può e si deve chiamarlo con grande tranquillità in caso di emergenza”.

sabato 26 ottobre 2013

MATARRESE: "RISPOSTE DAL MINISTRO DELL’AMBIENTE. HO INSISTITO PER GINOSA ED IL METAPONTINO"


Al centro in maglione blu, l'on. Salvatore Matarrese.
Da sx Raffaele Calabrese,  Mario D'Alconzo,
Giulio Galante, Felice Vizzielli
QUOTIDIANO DI PUGLIA 25 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
Un’alluvione di cifre, per il momento. 
Questo il risultato dell’interrogazione rivolta al ministro dell’ambiente Andrea Orlando da parte dell’on. Salvatore Matarrese di scelta civica. 
Nella risposta ottenuta ieri durante il question time dall’onorevole barese, portato sui luoghi dell’alluvione dal responsabile locale s.c. l’ing. Raffaele Calabrese, il ministro ha chiarito che “la dichiarazione di emergenza potrà essere deliberata dalla presidenza del Consiglio dei ministri solo a seguito della comunicazione da parte della regione Puglia della stima economica dei dianni e delle opere per la messa in sicurezza del territorio”.  
E’ lo stesso Salvatore Matarrese che fa sapere come il ministro Orlando “mi abbia confermato che nel 2010 è stato sottoscritto è già stato sottoscritto con la regione Puglia un accordo di programma che ha finanziato 84 interventi per un valore di 194 milioni e 690mila euro, tra risorse statali e regionali, che hanno coinvolto le sei province pugliesi colpite da dissesto idrogeologico, tra le quali Taranto e il comune di Ginosa”. 
Andrea Orlando,
ministro dell'ambiente
nel governo Letta
In particolare, il ministero dell’ambiente ha già trasferito 36.377.085,45 di euro sulla contabilità speciale del commissario straordinario delegato all’attuazione degli interventi inseriti nell’accordo. 
Il ministero avrebbe assicurato la totale copertura degli intervisti previsti nell’accordo ed un prossimo piano nazionale di 40 miliardi di euro di cui 13 destinati al sud, suddividendo quindi la cifra fra le tre grandi macroaree italiane. 
Sempre durante la risposta il ministro ha dato la colpa dei ritardi nella spesa alle “incertezze sul piano della governance” in altre parole la sovrapposizione di competenze facendo un chiaro riferimento al fatto che “un ruolo determinante nella spesa lo ha la regione destinataria delle risorse a seguito degli accordi sottoscritti”. 
Insomma la colpa sarebbe della regione che non avrebbe speso i fondi, ritardando l'attuazione dei progetti previsti.
I tronchi divelti dalla furia dell'alluvione
Matarrese ha anche chiesto che nella programmazione degli interventi e nelle prorità nella difesa del suolo siano inserite le aree del meta pontino e di Ginosa interessate da ripetuti dissesti idrogeologici negli ultimi anni. 
Nel frattempo i marinesi colpiti dalla alluvione dello scorso marzo del 2011 stanno ancora aspettando il 24% del loro danno riconosciuto e documentato
Un balletto di dichiarazioni e di procedure burocratiche tra Roma e Bari avrebbe impedito alla regione di versare nelle casse del Comune di Ginosa quanto dovuto per risarcire circa 120 proprietari di case e una quindicina di aziende commerciali ed artigiane. 
Peraltro molti erano stati esclusi avendo fatto i lavori in economia. 
I parlamentari eletti nel territorio sono stati alcuni avvisati di questo problema e sono stati invitati ad adoperarsi. 
Per cui tra i danneggiati da risarcire ci sono non solo i ginosini, ma anche i marinesi. 
Solo le quattro vittime dell’alluvione ultima di Ginosa  ed i loro familiari non potranno essere più risarciti. A loro, pur nell’ansia della ricostruzione, corre spesso il pensiero perché Chiara, Giuseppe Rosella e Pino avrebbero potuto essere ancora con noi. Avremmo potuto essere noi. 

PRIMARIE NEL PD LOCALE. Il segretario ginosino Punzi si ricandida (se ci sono le condizioni)


Ginosa, l'attuale sede pd in via cavour.
QUOTIDIANO DI PUGLIA 25 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
Il dibattito nel partito democratico  promosso da Roma arriva anche in provincia. 
Il segretario del pd di Ginosa Giuseppe Punzi ha comunicato lunedì scorso, 21 ottobre, date e modalità del congresso per procedere all’elezione del segretario, del coordinamento locale e dei delegati provinciali. 
Potranno votare solo i tesserati del 2013, ma è possibile sottoscriverla o rinnovarla fino al 1° novembre, unico giorno destinato alle “primarie”.  
A questo scopo rimarrà aperta la sede del pd ginosino in via Cavour, 93 tutti i giorni dalle 19 alle 20 mentre le primarie si faranno nel teatro Alcanices, il piccolo teatro pubblico recuperato negli anni ’90 in corso vittorio emanuele. 
Si affilano le armi quindi per la battaglia congressuale ma al momento non ci sono candidati ufficiali alla carica di coordinatore cittadino. Lo stesso attuale segretario non ha sciolto la riserva sulla sua ricandidatura perché starebbe saggiandone le condizioni. 
Giuseppe Punzi, segretario pd
Non ci sono voci però di altri candidati, sia tra i sostenitori di Matteo Renzi, segretario in pectore, che tra i sostenitori delle altre mozioni che si rivedono in Gianni Cuperlo, Gianni Pittella e Pippo Civati. 
Tuttavia nove giorni in politica possono essere tanti e fino ad allora potrebbero esserci delle sorprese. 
Chiaramente la battaglia la si combatte anche per i delegati provinciali che verranno eletti dagli iscritti su base proporzionale e territoriale.
Chi andrà a votare avrà due schede, una per eleggere il segretario provinciale ed una per il segretario di circolo, chiaramente il voto espresso nei confronti dei candidati varrà anche per la lista collegata contribuendo ad individuare il segretario nazionale. 
Il primo novembre sarà scandito a Ginosa presso il teatro alcanices dall’insediamento della presidenza alle 18, poi dalla presentazione delle mozioni con mezz’ora dedicata agli interventi e due ore dedicate alla votazione vera e propria: dalle venti alle ventidue. 
Il segretario che guiderà il pd locale sarà proclamato al termine degli scrutini. A lui spetterà la guida di un partito che a livello locale è in minoranza dal lontano 2001. 
L’occasione delle primarie è servita anche a dare un cenno alla attività politica seguita alla alluvione. 
Ci sono stati contatti molto discreti con il senatore Salvatore Tomaselli, Anna Finocchiaro e Michele Pelillo, tutti tesi al riconoscimento dello stato di calamità ed alla preparazione di un tavolo politico per affrontare il post alluvione. In questo momento ha detto il segretario Giuseppe Punzi “non è ora di sfilate”. “Anche se la politica è comunicazione, noi abbiamo il dovere di pensare alle soluzioni utili per Ginosa”.

MARINA DI GINOSA/BANCARI A CONGRESSO. Sciopero il 31 ottobre: "eravano la ricchezza, ora siamo un costo”

Fabi, 9° congresso provinciale di Taranto, tenutosi a Marina di Ginosa.
Da sx Angela Maurelli, Francesco Pignalosa, Werner Pedoth, Pietro Di Noi, Mario Bianco, Marika Fabbiano 

QUOTIDIANO DI PUGLIA 25 OTTOBRE
di Nicola NATALE
Le banche cambiano, diventano sempre più virtuali. Altrettanto rischiano di diventarlo i bancari mentre finora il posto in banca era ritenuto tra i più sicuri. 
Non è più così, almeno stando alle denunce emerse dal 9° congresso provinciale della fabi (federazione autonoma bancari italiana) tenutosi ieri (24 ott) a Marina di Ginosa presso l’hotel millepini. 
In tutta Italia, circa centomila di loro, non avrebbero competenze spendibili nel “nuovo” modo di fare banca, anche se dispongono di un fondo dedicato all’aggiornamento professionale. 
Ad ascoltare la relazione di Pietro Di Noi (uno dei segretari provinciali fabi) si faticava a credere di essere ad un convegno di bancari. 
Così alcuni passi della relazione: “dieci per cento della popolazione italiana che detiene la metà della ricchezza nazionale mentre si elimina il trattamento di fine rapporto per le nuove generazioni, i più sfortunati ricorrono al gioco ed agli strozzini, a Taranto si deve cedere al vergognoso ricatto lavoro o salute”. 
Non è mai successo dice “che si scenda in piazza per protestare contro quel giudice che ha pensato a chi di inquinamento è morto” ed ancora “resto allibito dalle dichiarazioni di un operaio di Genova al quale non importa dei cittadini di Taranto ma vuole solo il suo lavoro”. 
Anche le concentrazioni e le fusioni bancarie hanno finito per lasciare sul territorio esuberi e tempi ancora maggiori per la concessione del credito, deciso in posti sempre più distanti. Tutto per rimarcare l’assoluta contrarietà a forme di contratto individuale (proposte dalla parte datoriale) che esulino dalla previsione dell’art.39 della Costituzione, cioè dalla contrattazione collettiva: “senza contratto nazionale l’individuo è solo, senza alcun potere contrattuale”. 
Al  congresso sono giunti da tutta la Puglia e lo ha presieduto giungendo da Bolzano, Werner Pedoth, coordinatore nazionale per Fabi nel settore del credito cooperativo. 
Il vicesindaco Marilisa Mongelli e l'assessore al lavoro Mario Toma hanno seguito i lavori, aggiungendo il loro contributo. Anche Antonio Gallitelli, direttore della locale banca di credito cooperativo ha fatto riferimento alle depressioni create dalla mancanza di lavoro ed ha criticato la finanziaria  fatta più in nome della stabilità politica che in nome dello sviluppo. 
Tutti insomma, al di là delle strette tematiche sindacali, hanno posto l’accento ad un necessario cambio di valori, anche rispetto ad alcune decisioni aziendali che hanno “negato credito ad aziende che potevano riprendersi restituendo i finanziamenti e salvando posti di lavoro  e lo hanno concesso spesso agli artefici di ingentissime sofferenze”. 
L’unico antidoto “all’ottusa società in cui siamo costretti a vivere” é liberarsi dalla logica del “possedere, consumare, apparire”: parole testuali.
Per tutte queste ragioni hanno annunciato lo sciopero del 31 ottobre teso a “salvaguardare il loro numero, non a chiedere aumenti”. 
Il tutto dopo che i banchieri, loro datori di lavoro, hanno disdetto unilateralmente, prima della naturale scadenza, il contratto collettivo nazionale per insostenibilità dello stesso. 
Sulla stessa linea gli interventi di Mario Bianco, Marika Fabbiano, Angela Maurelli e Francesco Pignalosa, tra l’altro responsabile della filiale ginosina della bcc marinese.  A quest’ultimo ed a Pedoth sono spettate le conclusioni prima delle riconferme alla segreteria provinciale di Pietro Di Noi, Mario Bianco e Francesco Pignalosa.

NATUZZI: "SOLIDARIETA’ SI, MA LO STABILIMENTO DI GINOSA VA CHIUSO". La risposta all'appello di De Palma.


Pasquale Natuzzi,
presidente ed amministratore del gruppo omonimo 
QUOTIDIANO DI PUGLIA 25 OTTOBRE
di Nicola NATALE
Indietro non si torna, lo stabilimento di Ginosa chiude. 
E’ lo stesso Pasquale Natuzzi a rispondere, una settimana dopo, al sindaco di Ginosa Vito De Palma che gli chiedeva di rinviare la chiusura dello stabilimento a seguito dell’alluvione. 
Ma questa decisione non va in direzione di un disimpegno del gruppo nel territorio” si affretta a chiarire il presidente del gruppo specializzato in divani e complementi d’arredo. 
Ginosa” aggiunge “è parte integrante dell’economia del distretto, la chiusura prevista nel piano industriale fa parte di una serie di interventi finalizzati al rilancio del gruppo e alla salvaguardia dei lavoratori”. 
Ginosa, lo stabilimento Natuzzi chiuderà entro novembre 2013
Insomma chiudere Ginosa per salvare il resto sembra voler dire la lettera inviata da Natuzzi al primo cittadino De Palma. 
Quest’ultimo gli chiedeva “un segnale forte e di grandissima solidarietà in un momento di grande difficoltà”. 
Tuttavia l’obiettivo ha ricordato ancora nella sua risposta il presidente Natuzzi è rilanciare le produzioni di Puglia e Basilicata: “rallentare o rinviare l’esecuzione di un piano finalizzato a mettere in sicurezza le produzioni made in Italy, rappresenterebbe un atto estremamente rischioso per la riuscita dello stesso, soprattutto in questi particolare momento storico”. 
Il presidente aggiunge ancora che il gruppo sarà parte attiva in iniziative di responsabilità sociale come quando, all’indomani dell’alluvione di Marina di Ginosa nel 2011, donò a famiglie bisognose un salotto nuovo per ri-arredare le case invase dal fango. 
Nella sua lettera Pasquale Natuzzi non manca di esprimere i “più profondi sentimenti di cordoglio per le vittime dell’alluvione e la mia piena solidarietà per le disastrose conseguenze provocate a tante famiglie e all’economia della città”. 
Natuzzi si chiede inoltre se non occorra intervenire a monte per evitare tali disgrazie assicurando il sostegno suo e del gruppo “affinchè lo Stato e tutti gli enti tutelino le aree a rischio idrogeologico come Ginosa e vi destinino risorse e mezzi”. 
Insomma, sì alla solidarietà, no allo stravolgimento di un piano industriale concordato con tutte le parti: “il pieno rispetto dei tempi della nostra tabella di marcia, descritta nell’accordo firmato da tutte le parti al mise, ha un ruolo vitale nella finalizzazione del piano industriale”. 
Come si ricorderà l’accordo, pur fortemente criticato, congela il numero degli esuberi a 1.506, riducendoli di circa 220 unità rispetto alla cifra avanzata inizialmente dal gruppo di Santeramo in Colle (Bari) e allunga di un ulteriore anno la cassa integrazione in deroga di cui il gruppo e i lavoratori usufruiscono da più anni. 
I prodotti Natuzzi
Naturalmente il fronte comunicazione della Natuzzi non si ferma qui e intanto cerca di dialogare il più possibile con i circa quattrocento dipendenti dello stabilimento di Ginosa che dal giorno 8 novembre cesseranno la produzione. 
Si inizierà dal cucito per finire alla manutenzione che sarà chiamata a porre in sicurezza gli impianti. 
Dopo la chiusura dello stabilimento, tutti i lavoratori saranno in cassa a zero ore fino a fine 2013 ed una commissione speciale sarà chiamata ad individuare quelli che, in accordo con la legge Biagi, potranno ancora lavorare negli stabilimenti rimasti. Saranno pochissimi purtroppo quelli di Ginosa, poiché l’età è relativamente bassa e la legge 223/91 considera anzianità di servizio, carichi familiari ed esigenze tecnico produttive come criteri dirimenti.

venerdì 25 ottobre 2013

MIROGLINI, SLITTA AL 29 OTTOBRE L’INCONTRO DI ROMA. Curiosità e diffidenze verso i nuovi investitori.


Una delle tante sedute dei "miroglini"
al tavolo romano del ministero dello sviluppo
QUOTIDIANO DI PUGLIA 23 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
E’ slittato a martedì prossimo, 29 novembre ore 14:00, l’incontro a Roma per gli ex 181 lavoratori del gruppo Miroglio. 
Il funzionario ministeriale Giampietro Castano che segue la delicata vertenza ha comunicato già lunedì scorso il rinvio dell'incontro che si dovrebbe tenere nella sala commissioni al quinto piano del ministero dello sviluppo. 
La comunicazione ufficiale è stata inoltrata all’ass. reg. al lavoro  Leo Caroli, ai sindaci di Ginosa Vito De Palma e di Castellaneta Giovanni Gugliotti nonché all’amministratore delegato del gruppo Giuseppe Miroglio ed al direttore del personale Giuseppe Bertolino. 
Naturalmente saranno della partita anche i sindacati nazionali e territoriali (filctem cgil, femca cisl e uiltec uil) e la Wollo, la società incaricata dal gruppo tessile di cercare nuovi imprenditori disposti ad insediarsi a Ginosa e Castellaneta e soprattutto a riassumere i lavoratori quasi tutti quarantenni. 
La cosa che balza evidente è l’assenza di qualsiasi altro soggetto imprenditoriale nella lista ufficiale dei convocati all’incontro.  
Un rappresentante della Termoform.
Dietro il sindaco di Castellaneta
Giovani Gugliotti
Quindi non è dato sapere al momento se i tre soggetti imprenditoriali (oltre alla termoform) che vogliono investire negli stabilimenti in disuso saranno resi noti. 
Il tutto come sempre è legato alle verifiche di sostenibilità finanziaria ed industriale degli investimenti proposti a ministero e regione, ma anche a come questi verranno accettati dal nucleo di lavoratori rimasti. 
Pare ci sarebbero soggetti locali dietro ai nuovi piani industriali inaspettatamente proposti dopo la defezione del gruppo friulano Q.bell. 
A commentare è ancora una volta Mimmo Giannuzzi, uno degli ex tecnici dello stabilimento di Ginosa, fattosi portavoce anche degli umori che si respirano nel gruppo degli “ex miroglini”. Per la maggior parte è necessario procedere solo se ci sono “accordi vincolanti” e concedere solo in un secondo momento, ad iniziativa industriale avviata, gli stabilimenti e il loro incentivo all’esodo pari a circa 9mila euro. 
In cambio potrebbero cedere anche sul fronte della stipula di contratti a tempo determinato, poiché questi contratti non inciderebbero sull’indennità di mobilità. 
In pratica congelerebbero il diritto maturato durante il  contratto a tempo, per riprenderne a fruirne in caso di eventuale non prosecuzione del rapporto di lavoro. 
Va fatto presente che la mobilità concede altri due, tre anni di respiro agli ex miroglini prima di cominciare a fare i conti con la perdita di qualsiasi ammortizzatore sociale. 
L’impegno di Miroglio a cercare nuovi soggetti scade invece a fine anno, dopo di allora, si dovrà voltar pagina. Ma i miroglini promettono di non arrendersi nemmeno dopo questa scadenza.

martedì 22 ottobre 2013

POLIAMBULATORIO: "DISSERVIZIO CONTINUO SUI PRELIEVI". La denuncia di Stasolla


Ginosa, il poliambulatorio di via Palatrasio
QUOTIDIANO DI PUGLIA 21 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
Il servizio prelievi asl a Ginosa c’è ma non si vede”. 
E’ questa la denuncia che parte da Franco Stasolla, dipendente comunale ed in passato sindacalista cgil. 
In un paese civile dove, di norma, gli uffici pubblici danno un servizio al pubblico a partire dalle ore 8:00, al distretto socio-sanitario di Ginosa invece è il contrario”. Il servizio al pubblico per i prelievi per le analisi di laboratorio a quell’ora chiude”. 
Infatti specifica Stasolla, riportando un'esperienza personale, “se alle ore 08:21, il sistema informatico, emette una ricevuta con cui di dichiara all'utente che il servizio è chiuso e gli utenti in coda sono 24, significa che lo sportello ha chiuso all’ora canonica di apertura”. 
Questa non è certo una novità, però Stasolla vuole squarciare il velo: “il popolo ormai rassegnato accetta supino un servizio che la sanità locale si vanta di assicurare ma che, in realtà non esiste”. “Ovvero se esiste è soltanto il contentino, tanto per mettere a tacere i borbottii dell’utenza e mantenere silenti ed inerti la politica e le parti sociali locali”. 
A che ora si chiede deve arrivare un bambino, un anziano, un disabile? 
D’altra parte continua “le cose non migliorano se ci si rivolge alla sanità privata convenzionata esistente in loco, poiché i tetti di spesa impediscono di usufruire del centro privato in sostituzione di quello pubblico”. 
Ginosa - utenti in attesa al poliambulatorio 
Se si vogliono le analisi subito si deve pagare per intero la prestazione.  Con i tempi che corrono non tutti possono permettersi questa spesa: il risultato é che sono in tanti a rinunciare ad analisi che pure sarebbero importanti. 
In altre parole continua indignato il cittadino “per far fronte ad esigenze di cassa, si lascia a terra l’intera comunità,  si riduce il budget per la convenzionata esterna e non si crea un’alternativa pubblica”. 
Nella missiva inviata al presidente Vendola ed all’assessore regionale alla sanità, Stasolla chiede a questi se non gli sembra che “oltre al danno economico e di immagine che si crea all’ente pubblico, incapace di assolvere bene ad una sua precisa funzione, non si finisca per mercificare la salute”. 
Di tutto questo però “si dovrebbero occupare i rappresentanti allo scopo eletti” ed invece afferma Stasolla “i partiti politici, le organizzazioni di categoria, i sindacati, ormai non sanno più rappresentare le istanze popolari, sembrano essere diventati anche loro burocrati di un sistema che, tutto sommato, sembrerebbe faccia comodo a loro ed al sistema stesso”. 
Questo non è il sistema sancito dalla Costituzione e quel poliambulatorio sul quale c’è tanto da dire è un contenitore vuoto”. 
L’auspicio di Stasolla, interprete delle lamentele di molti cittadini, è che il poliambulatorio inizi a funzionare seriamente; partendo non solo dal servizio prelievi divenuto indispensabile, ma anche dal servizio di senologia su cui per anni si è esercitata la politica, fino a che lo stesso mammografo è diventato obsoleto.

lunedì 21 ottobre 2013

ALLUVIONE, VERTICE IN PRESIDENZA E IN COMMISSIONE. SI CERCANO FONDI


Bari, la sede della presidenza della regione Puglia
QUOTIDIANO DI PUGLIA 19 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
La politica si muove dopo i drammatici fatti di Ginosa. 
Danni inaspettati perché l’area interessata non era tra quelle perimetrate dall’autorità di bacino competente dopo l’alluvione di Marina di Ginosa nel 2011. 
Alluvione che avrebbe dovuto funzionare da campanello d’allarme. 
Con qualche probabilità anche il progressivo disboscamento delle colline sovrastanti Ginosa (anche a seguito di numerosissimi ripetuti incendi) e l’abbandono dell’agricoltura “fine” su gran parte del suo territorio sono all’origine della calamità che ha provocato quattro vittime e incalcolabili danni. 
Il presidente Vendola ha partecipato ieri con il viceministro degli Interni, Filippo Bubbico a una riunione convocata per fare il punto sulla situazione all’indomani dell’alluvione. 
Alla riunione ha partecipato, su delega del presidente De Filippo, l’assessore alle infrastrutture, mobilità e protezione civile della Regione Basilicata Luca Braia, nonché i prefetti delle province di Taranto e Matera Sammartino e Pizzi, i rappresentanti delle Protezioni civili e delle Autorità di Bacino di Puglia e Basilicata, con il presidente dell’Acquedotto Pugliese Gioacchino Maselli. 
Nichi Vendola,
presidente della regione Puglia
dall'aprile del 2005 
La riunione ha avuto per tema la richiesta dello stato di emergenza nelle zone colpite, che per bacini idrografici fanno riferimento alle due regioni. 
Occorre – ha detto Vendola in apertura di riunione – una messa in sicurezza strutturale per sistemare il territorio”. 
Con la pioggia si deve solo aprire l’ombrello e non attrezzarsi a subire calamità mortali”. 
Gli interventi che dobbiamo pianificare devono essere strutturali e non emergenziali”. “La novità di questa riunione – ha proseguito Vendola – sta proprio nella partecipazione delle strutture delle due regioni con la presenza del viceministrouna formazione inedita per riunioni del genere, ma che devono diventare la norma visto che i confini geografici sono ormai solo sulla carta e le acque non li rispettano. 
Non si tratta solo di ricostruire, ma di cogliere l’occasione per eliminare opere dannose e di sistemare opere incomplete o inesistenti”. 
Filippo Bubbico,
viceministro degli interni nel governo Letta (ph sole24ore)
L’assessore lucano ha enumerato gli interventi fatti e da fare in occasione dell’alluvione dei primi di ottobre che ha coinvolto il Materano. Ponti distrutti, stato degli argini, stato del bacino tra i fiumi Bradano e Basento sono stati al centro della discussione tra i tecnici. 
Nei prossimi giorni – ha spiegato il viceministro Bubbico – il direttore della Protezione civile sarà a Ginosa per un sopralluogo, mentre il Governo farà quanto previsto per la dichiarazione dello stato di emergenza"
Donato Pentassuglia,
consigliere regionale pugliese
Questa riunione segue quella di giovedì scorso in quinta commissione su richiesta del capogruppo regionale sel Michele Losappio. 
Per Donato Pentasuglia, presidente della quinta commissione “sarà necessaria a fronte di interventi tampone realizzati finora, una pianificazione organica”. 
Si punta esplicitamente all’utilizzo mirato dei fondi 2014-2020 secondo una scala di priorità che metta in sicurezza le aree a rischio. 
La regione ha aggiunto Pentassuglia “ricostruirà con propri fondi il ponte crollato sulla ex strada statale 580” divenuta ora una provinciale. 
Il “ponte dei sospiri” attraversa un modesto canale di deflusso delle acque provenienti dal depuratore di Ginosa. 
Da tempo immemore, anche per i numerosi incidenti stradali occorsi in passato, se ne chiedeva l’allargamento oltre che l’adeguamento della strada fortemente inadeguata in quel tratto all’intenso traffico veicolare. 
Tutto lascia presagire una manovra coordinata per ottenere ingenti finanziamenti (a vari livelli) da destinare alla ricostruzione ed alla mitigazione del rischio idrogeologico ormai divenuta tragicamente una necessità  per il versante occidentale della provincia jonica.

domenica 20 ottobre 2013

LATERZA, SEQUESTRATO IL CENTRO RIFIUTI SPROVVISTO DI AUTORIZZAZIONI.

 Laterza (Taranto)

QUOTIDIANO DI PUGLIA 19 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
Si muovono i carabinieri del nucleo operativo ecologico di Lecce per sequestrare il centro comunale di raccolta rifiuti di Laterza, sprovvisto di autorizzazione. 
L’area dell’ex mattatoio, situata nei pressi dell’osmairm, è di proprietà comunale ma è concessa in uso ad Ecologica pugliese, la ditta di Capurso (Bari) che ha in appalto il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti.
L’operazione è stata compiuta ieri mattina al termine di uno specifico servizio di controllo ambientale in seguito alle segnalazioni di alcuni cittadini. 
Al sequestro preventivo, con “facoltà d’uso” hanno partecipato anche i carabinieri di Laterza. All’interno del centro di raccolta i militari hanno trovato rifiuti di vario tipo: ingombranti, elettrici, elettronici, plastici, vetro, carta, cartoni e perfino vecchie urne per consultazioni elettorali. 
Ma non solo, nell’area erano presenti anche copertoni, inerti da demolizioni edili ed altri materiali provenienti da lavori di coibentazione.  
Va detto che già dalla scorsa estate il centro di raccolta era nel mirino di cittadini esasperati che non ne approvavano la modalità di gestione. 
I carabinieri del noe hanno anche accertato l’attivazione di uno scarico delle acque di dilavamento pozzi del pari non autorizzato ai sensi delle vigenti normative nazionali e regionali. 
I militari precisano che sono in corso ulteriori accertamenti per chiarire tutte le responsabilità poiché per l’aera in questione l’autorizzazione era stata prima concessa, poi revocata. 
Pertanto i reati ipotizzati sono quelli di gestione illecita dei rifiuti su aree non autorizzate e scarichi non autorizzati. 
Dell’accaduto sono state prontamente informate le autorità amministrative mentre l’area è stata affidata con facoltà d’uso al comandante della polizia municipale di Laterza. 
Guanfranco Lopane,
sindaco di Laterza dal 31 maggio 2011
Non sono mancate perciò le dichiarazioni del sindaco Gianfranco Lopane, da tempo a conoscenza del problema, culminato con la revoca della autorizzazione a luglio scorso. “Da allora ci siamo già attivati individuando il nuovo centro di raccolta presso il foro boario (lungo la provinciale 19 n.d.c.)  e dove sono partiti i lavori di adeguamento al decreto ministeriale del 2008” dice il primo cittadino. 
Pertanto “Ecologica pugliese avrebbe dovuto abbandonare quel sito, appoggiandosi sulla sua sede o in altro sito idoneo”. 
Ma la ditta non l’ha fatto,  forse in attesa di insediarsi nel nuovo centro di raccolta che è anch’esso provvisorio, dando origine al provvedimento dei carabinieri. 
La situazione del centro di raccolta racconta ancora il sindaco Lopane "è stata comunque affrontata, in un solo mese il progetto del nuovo ecocentro è stato commissionato e consegnato, con un’ordinanza ed una determina abbiamo individuato e siamo entrati in possesso del sito, sono in corso le perizie per i lavori”.  
L’aspetto curioso di tutta la vicenda è che nemmeno il nuovo sito individuato (ex foro boario)  è quello definitivo. L’ecocentro definitivo di Laterza, individuato dal commissario prefettizio nel 2010,  sorgerà nella zona artigianale. La struttura ha già il suo finanziamento regionale (99mila euro) ma la soprintendenza non dà il suo parere favorevole “poiché all’interno della zona pip c’è un vincolo galasso”.
Il nuovo centro di raccolta rifiuti (provvisorio) di Laterza presso l'ex foro boario