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giovedì 31 ottobre 2013

UVA DA TAVOLA. COSI' FABBRIS: "IL CROLLO DEI PREZZI E’ ANOMALO E PILOTATO"

Uno dei campi in località selva piana nei pressi del ponte sul Bradano prima della ss175

QUOTIDIANO DI PUGLIA 30 OTTOBRE 2013
di Nicola NATALE
Lo scenario è apocalittico, e non è un’esagerazione giornalistica. 
Appena prima del ponte sul Bradano, al termine della provinciale 2, ci si trova di fronte ad una piana alluvionale smisurata. 
E’ il punto che Gianni Fabbris di altragricoltura ed una piccola delegazione di agricoltori hanno scelto per accendere i riflettori sui danni collaterali dell’alluvione del 7 ottobre scorso, che hanno interessato anche la già provata agricoltura di Ginosa e centri limitrofi.
Gianni Fabbris di altragricoltura
C’è sciacallaggio nelle campagne” ha denunciato altragricoltura, provocando i risentimenti conditi da minacce di denuncia dei grossisti, di chi cioè acquista o ritira il prodotto per conto delle grandi aziende di trasformazione o rivendendolo alle stesse. 
Non è un problema dell’ultima ora.
I prezzi dell’uva da tavola sono ancora una volta ai minimi storici, complice la troppa acqua caduta che sostanzialmente da problemi di “muffa” e “cerchietto”. Il che significa una sola cosa: invendibilità del prodotto ai fini dell’export, anche quando i contratti sono già siglati. 
Ne hanno approfittato le cantine del territorio per approvvigionarsi a basso prezzo di uva, giungendo a pagarla solo 3-4 centesimi di euro al chilogrammo. Bisogna considerare che il prezzo medio di commercializzazione si é attestato intorno ai 40-50 centesimi di euro per chilo (per l'uva di ottima qualità). Ma soprattutto va detto che gli acquirenti finali (pochi) sono in grado di dettare il prezzo di ritiro delle uve: non è possibile un libero scambio tra offerta (troppa) e domanda (concentrata).
Ma Fabbris ha allargato il tiro ad una discussione generale sul tema degli aiuti anti-crisi.
Marina di Ginosa, una serra distrutta
La prima questione è che gli alluvionati di Marina di Ginosa del marzo del 2011 (aziende agricole comprese) ad oggi non hanno visto un euro. 
Per le aziende agricole del tarantino in particolare é stata attivata solo la legge 102 che è ferma alle calamità del 2004: appena nove anni fa. 
Il fondo cui questa legge fa riferimento è sottodimensionato rispetto ai danni emergenti, per cui quando e se si viene risarciti lo si è in minima parte. 
Anche l’attivazione della misura 126 attivata nel metapontino (regione Basilicata) non ha dato frutti: le imprese ancora attendono mentre i raccolti di due anni fa e di quest’anno sono andati in malora, anche essendo lontane dai punti in cui l’acqua si è concentrata. 
Il messaggio è che le regioni Puglia e Basilicata devono affrontare diversamente questa nuova catastrofe ambientale, se non si vogliono lasciare nuovamente nella miseria le persone e le aziende agricole colpite. 
C’è un dato differente tra le due alluvioni, ma cruciale per gli agricoltori: l’ultima alluvione è avvenuta con i frutti pendenti, quindi a spese già effettuate. 
Vale poco il discorso assicurativo perché i redditi di molte aziende agricole non consentono di pagare le polizze. Il messaggio quindi che giunge da altragricoltura è di agire con misure straordinarie anti-usura, perché è proprio questo il quadro che si profila in questi Comuni martoriati dalla crisi e poi dalle alluvioni. 
L’ordinanza della presidenza del Consiglio a seguito delle dichiarazioni di calamità delle due regioni “deve seguire questa via, con misure a fondo perduto che hanno già qualche precedente in Basilicata, se non si vuole dare luogo all’ennesima beffa”.
Quotidiano di Puglia 30 ottobre l'articolo sulle condizioni di parte dell'agricoltura jonica