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sabato 28 aprile 2012

LATERZA, VITO CRISTELLA. DOPO LA SCLEROSI ANCHE IL RETINOBLASTOMA DEL FIGLIO.

dall'articolo del Quotidiano del 26 Aprile 2012
di Nicola NATALE
Vito Cristella
Avevamo lasciato Vito Cristella di Laterza a combattere con la sua sclerosi multipla.
Con un video che martellava nella testa “Continuo a lottare” che in pochi mesi aveva scalato le classifiche dei gradimenti su youtube.
Lui è un ragazzo di 24 anni che non avrebbe mai pensato di trovarsi a combattere con un male impietoso e con un sistema che non gli riconosce nemmeno la miseria dell’assegno mensile per andare avanti. In più nella sua particolarissima situazione ha avuto un figlio dalla sua giovanissima ragazza, il piccolo ha ora 8  mesi. Ma, colmo delle sfortune, è malato anche lui.
Diagnosi impietosa dell’Ospedale Bambin Gesù di Roma: retino-blastoma monolaterale.
Vito l’abbiamo incontrato di recente, arrabbiato per il conto salatissimo che la vita gli ha presentato, ma più che determinato a lottare per ottenere un aiuto di cui non può più fare a meno.
Ci mostrò un bastone e una rabbia senza pari per l’aiuto mai sufficiente. Il suo precedente lavoro l’ha perso, le procedure dell’assistenza sociale, sempre complicate per i numerosi abusi di questi anni, non sono sufficienti a colmare un’emergenza duplice, sanitaria ed economica.
Vito non può lavorare che poche ore al giorno e comunque solo lavori leggeri. Una missione impossibile nel deserto occupazionale che anni di buon governo hanno lasciato in Italia e più in particolare al sud.
Sclerosi multipla significa stanchezza e debolezza continue, tre punture di interferone a settimana, quattro giorni a letto e due di relativa normalità. Inoltre per la minore età della mamma Vito deve recarsi personalmente a Roma per almeno due volte a settimana e questo implica costi non indifferenti che non possono essere più sopportati dalle famiglie coinvolte.
Attualmente il bambino segue un ciclo particolarmente avanzato di cure anche per evitare che il tumore si estenda all’altro occhio.
A Bari purtroppo non è possibile ottenere quel tipo di trattamenti che implicano strumentazioni particolari e professionalità dedicate.
Insomma un caso veramente particolare che ancora una volta è costretto a rivolgersi all’aiuto privato anziché a quello pubblico.
In breve chi vuole può aiutare Vito ricaricando la sua carta Postepay n°40236006257741360, sarà un contributo anche per quel video che narra di ragazzi travolti dalle difficoltà della  vita ma che rifiutano di farsi abbattere.
Anche quando alla grande partita della vita si scopre di avere avuto pessime carte.

mercoledì 25 aprile 2012

NATUZZI LATERZA. SCIOPERO CONTRO IL RIDIMENSIONAMENTO. I SINDACATI: L’AZIENDA PARLI CHIARO


di Nicola NATALE
Un presidio allo stabilimento di Laterza il giorno prima dello sciopero
La crisi fa arrivare i nodi al pettine. E questa volta è toccato ai lavoratori Natuzzi dello stabilimento di Laterza scioperare. Hanno appreso in maniera del tutto casuale che il reparto complementi d’arredo sarebbe stato completamente cancellato dopo essere passato negli anni scorsi dalla produzione al semplice smistamento.  Sono finiti purtroppo i tempi in cui c’erano addirittura le feste di fine anno per premiare l’impegno che faceva sfornare divani a migliaia dagli stabilimenti Natuzzi. Poi è iniziata la delocalizzazione anche con lavoratori che andavano a istruire i loro colleghi asiatici. Lo sciopero è rientrato poi venerdì scorso con la promessa da parte del management Natuzzi di non “disinvestire in Puglia e Basilicata”. Senza escludere trasferimenti però dice la nota di Vito Basile della Natuzzi Corporate. In pratica il reparto complementi di Laterza non è affatto escluso dal rischio di chiusura. Il piano di riorganizzazione aziendale pur volendo migliorare insieme alle organizzazioni sindacali le strutture produttive e commerciali, si scontra - secondo l’azienda - con la difficile congiuntura di mercato e l’inerzia delle istituzioni. Secondo Vito Basile non sono più rinviabili “le modifiche al mercato del lavoro, l’abbattimento della pressione fiscale, il supporto ai distretti industriali affinché la forte volontà di fare impresa in Italia abbia una minima convenienza”.  Fin qui l’azienda ma cosa dicono i lavoratori? Siamo andati a sentire Antonio Zicari, rappresentante sindacale della Fillea CGIL, uno dei 680 dipendenti assunti presso lo stabilimento laertino. La Natuzzi usufruisce di cassa integrazione in varia intensità dal 2003, forse un caso unico in Italia.
Antonello Zicari,  Fillea CGIL
Cosa fate a Laterza?
Ci sono tre reparti, il taglio centralizzato delle pelli, il magazzino pelli e i complementi d’arredo. Attualmente ci sono 400 operai in cassa integrazione che lavorano 6 ore a settimane alterne e 280 colleghi a zero ore, cioè non lavorano più.
Non ritenete che fare sciopero in questi frangenti complichi le cose?
Non si può dire una cosa ai tavoli romani e poi farne altre negli stabilimenti. I rappresentanti sindacali di Laterza chiedono che il presidente dica con chiarezza cosa vuole fare dei suoi collaboratori.  Basta con i giri di parole e soprattutto basta con decisioni unilaterali senza confronto ad un tavolo ufficiale. Andiamo a discutere a tavoli dove si è già deciso tutto.
E’ normale essere in cassa integrazione per così tanto tempo?
Il problema è che secondo il management Natuzzi con i livelli di ordini attuali  bastano 801 persone e le altre dovrebbero andar fuori. Noi non ci stiamo e abbiamo sempre proposto una cassa integrazione a rotazione che tenesse dentro tutti. Non è possibile farlo in maniera rigorosa per ragioni  tecnico-produttive dice l’azienda ma l’obiettivo per noi é quello.
Non crede che per Natuzzi sia ormai impossibile tener fede alla promessa di non lasciare nessuno fuori?
L’intenzione di Natuzzi di riorganizzare la produzione degli stabilimenti italiani in funzione di un mercato di nicchia è chiara anche se non viene ammessa pubblicamente.  Il fatto che ci siano 700 lavoratori a zero ore ne è la conferma. Il problema è giustificare la richiesta della CIGS al Ministero e, quindi, mantenere la calma tra i dipendenti che, però, adesso si aspettano fatti e non solo promesse.
Cosa dice l’accordo?
L’accordo siglato il 19 aprile è stato un grande successo per i lavoratori. Innanzitutto il reparto magazzino complementi manterrà i suoi attuali livelli di occupazione, infatti in caso di trasferimento delle attività sarebbe trasferito anche il personale addetto. Rispetto poi al progetto di accorpamento magazzino pelle – area ispezionamento,  l’azienda si è impegnata ad escludere la CIGS a zero ore per i lavoratori impiegati ricorrendo, se necessario, alla riqualificazione per la ricollocazione interna. E, cosa molto importante, si è cominciato a parlare di concertazione tra azienda e sindacati nell’organizzazione del lavoro. Soddisfatto di questo risultato colgo l’occasione per ringraziare coloro che ci hanno supportato nell’iniziativa ossia le famiglie dei lavoratori, l’amministrazione comunale di Laterza ed in primis il sindaco Gianfranco Lopane, l’on. del PD Ludovico Vico, i segretari di circolo del PD di Laterza e Ginosa Toni Gallitelli e Giuseppe Punzi ed, infine, il comando dei carabinieri di Laterza per aver sempre garantito condizioni di sicurezza alla protesta.

domenica 22 aprile 2012

MIROGLIO. LE COMPLESSE TRAME DIETRO IL SALVATAGGIO DEI 225.


Riflessione: 

1) se come dice Barontini il soggetto promotore dell'investimento è la Taranto Invest s.r.l., perché allora a Bari durante la presentazione dell'investimento da parte della Regione era presente lui (Andrea Barontini) che ci sarebbe entrato con il solo 20%?
2) Qual'è il ruolo di Giuseppe Scornavacca  e perché in Puglia bisogna avere "i contatti giusti" per fare un investimento e non solo i soldi, la capacità di far funzionare un'impresa e farla stare sul mercato?
3) Chi è Celestino Baldanzi e cosa lo lega a Giuseppe Scornavacca?
4) Dopo l'IKEA anche Marcolana vorrebbe tornare in Italia. Perché? Qualcosa sta cambiando nell'economia, nelle regole mondiali del WTO e nell'attuale governance della globalizzazione?
5) Perchè non illustrare chiaramente ai cittadini cosa significa la dematerializzazione dei capitali e i rischi che essa comporta?
Nicola Natale

di Paolo Nencioni dal Tirreno on line
Andrea Barontini
del Gruppo Marcolana di Prato
PRATO. Se qualcuno ha sbagliato in questa storia, quelli non siamo noi. E ci tuteleremo per difendere la nostra immagine di imprenditori onesti.
Questo il senso del messaggio che la famiglia Barontini, dal padre Ivo ai figli Andrea e Davide, ha voluto lanciare ieri dallo studio dell’avvocato Marcello Lastrucci all’indomani della notizia del clamoroso stop decretato dal Ministero dello Sviluppo Economico al progetto della famiglia pratese, insieme ad altri soggetti, di rilevare l’ex stabilimento Miroglio di Ginosa (Taranto). I tecnici del ministro Passera hanno riscontrato «incongruenze» nelle garanzie finanziarie a sostegno del progetto industriale. In altre parole accusano i promotori di aver fatto carte false, e hanno trasmesso gli atti alla Procura.
Ma ora la famiglia Barontini si tira fuori da eventuali responsabilità e punta l’indice su un “financial advisor” livornese, Celestino Baldanzi. È lui, secondo Andrea Barontini, ad aver presentato le carte “incriminate” all’incontro al Ministero all’inizio del mese.
E’ una storia complicata, fatta di 23 milioni di euro in titoli di Stato finlandesi, garantiti da un istituto che si chiama Alliance Venture Capital e che avrebbero dovuto essere depositati nella filiale di Banca Intesa di Livorno. Il Ministero storce il naso, sospetta che i documenti presentati siano falsi e per il momento tutto è bloccato, anzi i tecnici «ritengono conclusa ogni discussione» coi promotori del progetto pugliese.
Quello che Andrea Barontini, impegnato nel rilancio della Mabro, vuole chiarire una volta per tutte è che il soggetto promotore dell’investimento a Ginosa è la Taranto Invest srl, una società di Celestino Baldanzi che avrebbe dovuto trasformarsi in spa con un aumento di capitale di 5 milioni. La Mida Holding della famiglia Barontini avrebbe ottenuto il 20% della futura Spa, senza conferire un soldo, in cambio del know how e dell’organizzazione produttiva e commerciale dello stabilimento. I Barontini erano pronti a trasferire in Puglia tutti i macchinari che ora hanno nella fabbrica Marcolana in Bulgaria. «Ma la Marcolana (omonima dello stabilimento pratese, ndr) non c’entra nulla in questa storia - ribadisce Barontini - Questo è un investimento della famiglia tramite la Mida, che non ha sottratto risorse alle altre nostre attività».
A presentare Celestino Baldanzi alla famiglia Barontini è stato l’anno scorso un altro “financial advisor”, Giuseppe Scornavacca, che ha i contatti giusti a Taranto. I dirigenti del Gruppo Miroglio avevano già dato il loro via libera.
Nonostante il brusco stop imposto dal Ministero alla Cittadella del tessile immaginata dagli imprenditori pratesi in Puglia, Andrea Barontini ne parla ancora al presente. «Siamo ancora fiduciosi di poter partecipare a questa operazione - assicura - L altro giorno a Roma un funzionario del Ministero ci ha detto che era molto dispiaciuto per noi, ma che non potevano fare altrimenti. Certo è che in questa vicenda noi Barontini siamo parte lesa e ci tuteleremo anche di fronte alla magistratura. Possono dire quello che vogliono sulle nostre capacità imprenditoriali ma non mettere in dubbio la nostra onestà».

domenica 15 aprile 2012

GINOSA, ANCORA STUDIOSI IN GRAVINA.

di Vincenzo Stasolla
Il complesso di Santa Sofia nella Gravina di Rivolta di Ginosa
Dal 12 aprile ad oggi un’equipe di studiosi dell’Università di Firenze e di Messina, sta affrontando alcuni studi sistematici sul villaggio Rivolta, in Ginosa: archeologi, architetti, biologi, topografi, tecnici di un laser scanner, accompagnati da altrettanti studiosi e studenti locali. 
A capo dell’impresa i due professori Roberto Caprara e Carmela Crescenzi, nel tentativo, mai raggiunto da decenni, di accatastare le cavità dell’habitat rupestre ginosino.
Spiega la Crescenzi che «è ormai una concezione del passato affiancare gli studi dell’habitat rupestre alle sole chiese in grotta, come sovente, bensì cerchiamo di delineare, agli altri, un'altra interpretazione del nostro lavoro, nel tentativo di ricostruire la vita nell’habitat rupestre attraverso lo studio degli ambienti, delle abitazioni in cui l’uomo viveva: case, locande, servizi pubblici o privati, negozi, etc. e abbiamo scelto proprio il villaggio Rivolta perché è il più completo in tal senso». 
Il Professor Roberto Caprara ci spiega invece la vetustà del sito «molto simile a quelli che ho studiato in Cappadocia, ed è per questo che sono davvero molto emozionato di ritornare in questo sito, il primo che ho documentato in Italia negli anni ’60 del secolo scorso». 
Il luminare non indica più più le gravine abitate come i resti di una civiltà - secondo il suo punto di vista concezione errata -  ma piuttosto un antico modo di vivere in un “habitat” rupestre. 
E' per questo che molti di questi dati saranno presentati al convegno degli Atti Internazionali dell’Habitat Rupestre, Firenze 2012, che vede alternarsi relatori di tutto il mondo, Italia, Spagna, Francia, Grecia, Turchia, Malta. etc…, paesi accomunati da un solo attributo: siti rupestri dell’area circumediterranea. 
Gli studiosi sono stati accompagnati dai delegati del Comitato Provinciale per il Parco delle Gravine, contattati dallo stesso Caprara, Peppino Pirrazzo e Davide Stasolla.
Un potente laser scanner  ha letteralmente fagocitato dati rilevando l’intera gravina di Ginosa.
Alcuni Professori di architettura di Messina ne hanno documentato l’habitat mediante il disegno, ciò ha fatto formulare un’ipotesi, che il Prof. Caprara vuol rivelare col tempo: lui, che riserva sempre sorprese, e a dir la verità, molto interessanti! 
Quest’anno, in merito a tali studi, sarà inserito un capitolo dedicato alla preistoria locale, tra Ginosa e Laterza, tanto desiderata dal Caprara, e affrontata dallo scrivente e dal Professore di Paletnologia presso l’Università di Bari Donato Coppola
«Grotta San Pellegrino» dice Caprara, «è una Grotta davvero interessante da quanto ho letto dal testo, al momento in corso di stampa, ed è un grande onore ospitare tra le nostre pagine lo studio di una grotta che sta interessando le Università di Bari (che ne sta analizzando il contesto e i reperti), Firenze e Siena per la sua immensa storia».

MIROGLIO. CONFERENZA CHOC DI CRISTINI. FIN-AMBIENT BOICOTTATA DA TUTTI Miroglio vuol solo scaricare i 225.


dal Quotidiano del 14 Aprile 2012
di Nicola NATALE
Raffaello Cristini mostra il business plan del Polo Industriale Italia P1-Fin Ambient
Fin-Ambient ritorna alla carica. Dopo la clamorosa bocciatura con denuncia del progetto Marcolana da parte del Ministero, Raffaello Cristini convoca una conferenza stampa a Castellaneta per ribadire la validità del loro progetto industriale e la sua copertura finanziaria tramite “Obbligazioni Italia”. Un capitale certificato dalla Banca d’Italia dice Feliciano Scarpetta che accompagna l’amministratore delegato del consorzio di imprese Italia P1.  Ad ascoltarli anche uno sparuto manipolo di cassintegrati Miroglio nella sala del Museo dedicato a Rodolfo Valentino. Per Cristini è assurdo che dopo 12 mesi nessuno abbia dato una valutazione al piano sottoposto. Piano che è stato ampiamente partecipato, fin troppo per essere un documento di strategia aziendale.  “Abbiamo scritto e contattato personalmente tutti, ministero, sindacati, politici, finora nessuna risposta”. Anche il gruppo alimentare Barbero su cui si appuntano le residue speranze di reindustrializzazione del sito di Castellaneta non sarebbe per niente una bella scelta. I due hanno raccolto un corposo dossier di sentenze emesse da vari tribunali per cui “è impossibile che il Ministero non sappia nulla”. Cristini insiste invece: “io sto portando soldi puliti, non vado via domani mattina”.
Una delle sentenze raccolte nel dossier
Allora Cristini, qual è il senso di questa conferenza?
Siamo stati facili profeti. Non mi aspettavo certo questa drammaticità: è la prima volta che il Ministero denuncia qualcuno. In genere il fascicolo viene chiuso e si archivia la proposta. Credo ci siano delle complicità, non si arriva al Ministero con una situazione di quel genere. Noi sollecitiamo l’opinione pubblica e gli addetti ai lavori su questi fatti. Siamo l’ultimo treno per questi quarantenni. Ipotesi di progetto come la mega–lavanderia di Intini legata a commesse pubbliche o i tedesco-laertini che volevano ricoprire superfici enormi erano chiaramente irrealizzabili. Anche quella dei grissini di Barbero prodotti a Castellaneta insomma o Marcolana le cui difficoltà erano ben note. In rete si trova tutto.
Voi ritenete che Miroglio piloti queste vicende?
Le ipotesi spalleggiate da Miroglio sono sempre state fallaci. Miroglio non vuole perdere la proprietà degli stabilimenti perché evidentemente ha ben altri progetti. Ma vuole scaricare i 225 lavoratori di cui gli interessa poco.
Se Miroglio non vi vuole allora perché non acquistare lo stabilimento altrove?
Domanda più che lecita. Lei è il primo che me la fa. Noi abbiamo impegni con il Nord Africa e gli Emirati Arabi. Non abbiamo il tempo di cercare un’area industriale e costruire 60.000 metri quadri. Ci vorrebbero quattro, cinque anni, visto che il territorio  è sprovvisto di aree industriali attrezzate ai nostri fini. Poi entreremmo nelle beghe locali, non ne verremo fuori più. Le aziende coinvolte, tutte allocate al Nord, lavorano a ciclo continuo, non possono permettersi errori.
Vuole dire che con tutto quello che succede nel Nord Africa c’è mercato?
Si, è ancora un mercato florido. Guerriglie, rivoluzioni, cambiamenti di governo ma hanno comunque bisogno di ciò che gli mandiano.
Qualche cenno in più sui capitali e sulle aziende coinvolte?
I capitali vengono dalle aziende che operano in sinergia. Il consorzio è una scelta obbligata nel mercato odierno. Noi pensiamo di arrivare a 400 lavoratori.
Tra i Comuni coinvolti, la Provincia di Taranto e la Regione Puglia chi si è mostrato più favorevole al progetto?
La notte tutti. Il giorno dopo nessuno.

venerdì 13 aprile 2012

MIROGLIO, “MARCOLANA” DENUNCIATO. OGGI, VENERDI 13 NUOVO INCONTRO A ROMA.


dall'articolo del Quotidiano del 12 Aprile  2012
di Nicola NATALE
Andrea Barontini del Gruppo Marcolana
E tre. Siamo alla terza ipotesi di salvataggio industriale che sfuma.  
Anche Marcolana, il gruppo tessile pratese non passa la verifica delle strutture tecniche del Ministero dello Sviluppo Economico (mise). 
Per i 225 cassintegrati della ex Filatura e Tessitura di Puglia, la mobilità minacciata da Alba, sede centrale del Gruppo Miroglio nel novembre scorso si fa molto probabile. 
Anche se dal Ministero non demordono e riconvocano le parti venerdì prossimo 13. Prima del gruppo di Prato, si erano ritirati Intini e Be4Energy mentre tante altre “manifestazioni di interesse” non sono arrivate nemmeno a farsi considerare credibili dalla divisione crisi d’impresa del Ministero. 
Ma qui c’è una coda preoccupante tanto che il fascicolo “è stato inoltrato alle autorità giudiziarie per le verifiche e gli esami necessari”. Di più, il Mise ha detto che “nell’ambito delle proprie specifiche prerogative ritiene conclusa ogni discussione con l’azienda” il cui piano è “inadeguato a garantire la ricollocazione dei 170 lavoratori”.  
Insomma il terzo addio definitivo che ormai si imputava alla sola mancanza di capitali, non certo a problemi di cui interessare la Magistratura. Anche se presentarsi a salvare un’intero stabilimento, farsi presentare in pompa magna alla Regione dal vicepresidente, senza poi avere i capitali necessari, ma anzi con la difficoltà a pagare gli stipendi in casa, ha quantomeno del discutibile. Tanto che secondo i bene informati “dai controlli incrociati tra Ministero e Miroglio è emersa la malafede che avrebbe indotto a denunciare tutto alla procura per truffa aggravata”. Pare che l’obiettivo (anche questa volta) fosse il mega stabilimento industriale di contrada Girifalco, non già un rilancio delle attività tessili del gruppo pratese. Insomma un film già visto, capitali pubblici che vanno a grandi imprese private del nord che poi naturalmente abbandonano il Sud Italia per altri lidi. Altro che dipendenti Miroglio accompagnati paternamente alla pensione dal Gruppo, come raccontavano gli house organ dei tempi d’oro. Con la solita difesa da parte del gruppo: abbiamo versato in tasse più di quello che abbiamo incassato. Per capirci qualcosa in più  abbiamo interpellato Tiziana Marini della Femca Cisl presente più volte ai tavoli romani.
Tiziana Marini (Femca Cisl)
Cosa rimane in piedi allora di questo “salvataggio” che va avanti da tre anni?
Chiaramente il disimpegno di Marcolana lascia fuori 170 dipendenti. Barbero invece se il suo piano dovesse essere confermato impiegherebbe 50 persone. Ci sono contatti con Comune, Provincia, Regione.
Quale sarebbe allora il criterio di scelta tra i dipendenti?
Non spetta a me dirlo. Ci sarà un colloquio individuale con tutti i lavoratori e chiaramente la scelta sarà a discrezione dell’azienda. Ma questo è un discorso prematuro, perché oltre alla conferma dell’investimento, c’è l’assemblea con i lavoratori sui problemi aperti dalla mobilità cui Miroglio non vuol più rinunciare. Sua intenzione è farla partire non appena finisce la cassa integrazione straordinaria, cioè al 30 Giugno. Dobbiamo valutare anche la possibilità e la convenienza  economica di altri ammortizzatori sociali.
Non c’è più alcuna speranza?
Abbiamo chiesto a Miroglio di impegnarsi nella riconversione ed al Ministero di lasciare aperto il tavolo. Abbiamo chiesto  anche una disponibilità alla cessione degli stabilimenti per favorire la riallocazione.
Ma di investitori neanche l’ombra….
No, c’è solo qualcuno che si affaccia al Ministero.
Ma Fin-Ambient, il gruppo rappresentato da Cristini, preme per investire. Che valutazioni ne traete?
Nessuna valutazione approfondita, né da me, né dal segretario nazionale. Quella proposta è stata valutata dalle istituzioni sempre in maniera secondaria rispetto ad altre. E’ il tavolo che valuta, se loro si dovessero riaffacciare al Ministero, allora vedremo. In realtà c’è volontà di intraprendere, ma tutti gli imprenditori devono fare i conti con una stretta del credito. Quella di Barbero al momento è l’unica opzione in campo. Per questo Miroglio deve continuare la ricerca di nuovi investitori, anche se con la mobilità si è fuori dallo stabilimento.

giovedì 12 aprile 2012

SUICIDIO A LATERZA, MUORE UNA DONNA DI 49 ANNI

versione integrale dall'articolo del Quotidiano dell'11 Aprile 2012
La Chiesa di San Lorenzo Martire a Laterza
Una donna a Laterza ha deciso nel Lunedì dell’Angelo di togliersi la vita. Si chiamava Domenica Di Santo ed aveva 49 anni. Da molto lavorava in un panificio, un mestiere molto comune a Laterza. Ha aspettato che marito e figli uscissero di casa per compiere l’insano gesto, facendosi mancare il respiro. Impossibile rianimarla per il personale del 118. Sono intervenuti anche i Carabinieri della locale stazione che avrebbero appurato senza dubbi la natura volontaria del gesto. I funerali si sono svolti ieri alle 15.30 nella Chiesa di San Lorenzo, gettando una luce cupa su quello che è un tradizionale giorno di festa per i laertini. Il martedì dopo la Pasquetta, molti credenti rendono omaggio alla Madonna delle Grazie, approfittando per una scampagnata nei pressi della chiesetta all’uscita del paese. Immediatamente la notizia è stata ripresa dai social network, stigmatizzando in un caso la mancata sospensione di “Laterza in festa”. Ma per un esponente dell’Amministrazione “il silenzio, in alcune occasioni, è d’obbligo, nel silenzio si imparano tante cose, primo fra tutti il rispetto del dolore altrui”. Insomma c’è chi intravede il rischio di una strumentalizzazione politica (sia che si taccia, sia che si parli), ma anche chi esorta a non lasciar cadere nell’indifferenza un gesto così tragico, così ultimativo per chi lo compie, così denso di domande e risposte per chi rimane. 
Sembra che anche in questo caso ci fossero motivazioni economiche all’origine dell’atto sommate come spesso accade ad altre questioni strettamente private. La donna era una persona sorridente e solare stando alle testimonianze raccolte, ma chi non la conosceva bene non poteva intuire quanto grande fosse il suo disagio. Molti hanno manifestato un  profondo cordoglio per i familiari che ora devono affrontare un dolore ed una perdita così gravi. Un’azione estrema per cui non reggono le tradizionali  categorie di giudizio e le cui ragioni variano profondamente da individuo a individuo. 
4 suicidi a  Ginosa e 1 a Laterza dal mese di Dicembre 2011,  con profili personali, professionali e sociali assolutamente non sovrapponibili. Solo nel caso del commerciante ginosino V.D.T. le motivazioni hanno trovato un’indicazione diretta nelle difficoltà economiche, sia pure anche qui accompagnata da un vissuto particolarmente problematico. 
L’allarme rimane quindi anche perché, almeno in un caso, un proposito di suicidio, forse una richiesta d’aiuto, è stato raccontato addirittura da un bambino.
Un ulteriore motivo di preoccupazione, che getta domande inquietanti sul tipo di società che stiamo costruendo, anche se i suicidi non sono certo una prerogativa odierna né tantomeno di questa o quella società.
Questa ulteriore perdita tuttavia lancia un urlo muto, il più forte per chi vuole sentire.

mercoledì 11 aprile 2012

GRAVINA DI GINOSA, UN "GIRO" PER ORCHIDEE


Orchidee spontanee

Domenica 22 aprile 2012, i referenti del Comitato Locale di Ginosa per il Parco Naturale Regionale delle Gravine Joniche, in collaborazione con il G.I.R.O.S. (Gruppo Italiano Ricerca Orchidee Spontanee) organizzano una “Caccia ai tesori della murgia: le orchidee”. Naturalmente consigliano un'abbigliamento comodo e scarpe adatte.
L'appuntamento è in Piazza IV Novembre a Ginosa alle ore 09.00, per poi dirigersi in auto verso Contrada Murgie Soprane (Circonvallazione Nord – Zona Belvedere), dove avrà luogo l’escursione per la ricerca, il riconoscimento e lo studio delle orchidee spontanee presenti sulla murgia ginosina, condotta da Teo Dura, naturalista esperto in botanica e coordinatore provinciale del G.I.R.O.S.


Ophyys speculum
L’escursione dello scorso 10 aprile 2011, ha portato all’importante scoperta di una Ophrys Speculum (nella foto accanto) , una varietà di orchidea rarissima in Italia, ma ben diffusa in Sicilia e Sardegna, eccezionalmente rinvenuta sulla murgia ginosina da Teo Dura.
Altra importante scoperta, è stata fatta da Angelo Margherita di Santeramo in Colle (BA) nell’ambito di “ECHI DI GRAVINE”,  l’escursione dello scorso 8 gennaio 2012 nella gravina di Ginosa, trattasi di due felci alquanto rare identificate da Teo Dura nella Phyllitis scolopendrium e nella Polystichum setiferum.
Inoltre a sua firma, Teo Dura ha pubblicato la notizia del  rinvenimento dell’Ophrys Speculum, sulla rivista GIROS NOTIZIE n. 47 di maggio 2011 – www.giros.it. All'evento gli  organizzatori hanno invitato il Corpo forestale dello Stato, oltre ai media.

I referenti del Comitato Locale di Ginosa 
per il Parco Naturale Regionale delle Gravine Joniche:
Davide  Stasolla:  347. 994 92 66
Peppino Pirrazzo: 333 543 79 48

lunedì 9 aprile 2012

DIAN “IL SACRO E’ DAPPERTUTTO” .“L’UOMO DEI DOLORI” MOSTRA NELL’OSPEDALE DI CASTELLANETA


di Nicola NATALE

Daniela Dian con alcune sue opere in mostra a Castellaneta

Il mistero di Cristo non smette di ispirare gli artisti. 
A Castellaneta nella sala congressi dell’Ospedale espone Daniela Dian, originaria di Torino ma residente a Marina di Ginosa. La mostra si intitola “L’uomo dei dolori” ed è stata presente per tutta la durata della settimana santa, Pasqua compresa. 
A Torino la pittrice  nata nel 1962  ha maturato la devozione per la Sacra Sindone, il volto di Cristo impresso sulla tela  che viene riproposto in tutte le tele esposte. 
Le scelte coloristiche, stilistiche sono diverse ma il messaggio che l’autrice vuole trasmettere è quella della passione, morte e risurrezione di Gesù, anche attraverso la Sindone. 
Per Dian la Sindone “è qualcosa di più che una reliquia, è un Vangelo, una forma di scrittura che parla e che porta impressa specularmente la Passione”. “Solamente una luce potente come la Resurrezione avrebbe potuto imprimere sul sacro telo le impronte della passione, una scrittura fatta con il suo sangue”.
Nell’ostensione del 2010 secondo la Dian, appassionata della materia, alcune persone vedendo la Sindone sarebbero guarite per cui la sua scelta artistica è caduta sulla rielaborazione del volto del Cristo come messaggio di speranza e resurrezione. 
La pittrice giovedì scorso ha parlato della sua esperienza religiosa su invito della psicologa con alcuni pazienti dell’Ospedale, una sorta di comunicazione positiva per chi vive sulla sua pelle la malattia. “I volti di Cristo sono i volti di un morto che è risorto”.  
La ricerca del sacro nella sua pittura coincide infatti con la sua conversione avvenuta una quindicina di anni fa. 
Una sofferenza che l’ha portata ad una ricerca di senso che ha trovato approdo nella fede. 
Una risurrezione in questa vita – dice – io dipingevo informale con tele grandi, imbrattate di colore  alla Pollock, che amo ancora come tutte le avanguardie artistiche di cui ancora utilizzo i linguaggi”. Ma erano “nichilismo puro, dipingevo il nulla, dipingevo la morte o i miei fantasmi ora invece dipingo la vita che vince sulla morte”. 
Una sua opera è stata esposta al Museo della Sindone durante l’Ostensione nella Chiesa del Santissimo Sudario, le altre al Museo della Porziuncola di Assisi, chiamata dal rettore della basilica. 
Ma per l’artista il racconto del sacro non è limitato alla rappresentazioni dei soggetti della tradizione biblica sia pure resi con colori e tecniche contemporanee. Ci sono gatti, alberi, natura nelle sue opere che hanno comunque in sé la scintilla del divino tutte visibili su danieladian.com. 
Ama e fa ciò che vuoi dice citando Sant’Agostino ed è questo lo spirito profuso nella sua opera.

venerdì 6 aprile 2012

OMG, UN MONDO DI BENE. DALLA PUGLIA AL PERU’ UN CONTAINER DI VIVERI

dall'articolo del Quotidiano del 5 Aprile 2012
di Nicola NATALE
I ragazzi dell'OMG
Un container di viveri, destinazione Lima, in Perù. 
E’ questo il risultato degli sforzi dei volontari dell’Operazione Mato Grosso (OMG), attiva a Ginosa fin dal 1997. Una decina di ragazzi e ragazze, ma anche uomini fatti, ha caricato a mano, scatolo per scatolo, 250 quintali di viveri a lunga conservazione.  
Tutti in precedenza accuratamente separati, impacchettati e classificati, per tipologia e peso. C’è pasta, farina, olio, legumi, tonno, pelati, scatolette, zucchero. 
L’operazione di carico del container  si è svolta  sabato 31 Marzo, nel piazzale Padre Pio, punto ormai consolidato anche per la raccolta degli abiti dismessi (l’OMG usufruisce dei locali di servizio gentilmente concessi dal Comune). 
Tempo due-tre giorni ed il container partirà dal porto di Napoli dopo aver effettuato le operazioni di dogana, tra una ventina di giorni il container arriverà ai centri di distribuzione nella capitale peruviana. Sono case, magazzini che stipano il contenuto di oltre cento container che arrivano ogni anno prevalentemente dai gruppi OMG in tutta Italia.  
Da lì, i viveri saranno poi inviati secondo i bisogni alle 60 missioni dislocate perlopiù sulla catena andina, nelle zone meno sviluppate del Perù. 
OMG PUGLIA, il carico del container.
Due i gruppi motori della raccolta, quello di Ginosa e quello di Fasano, tra i più attivi dopo quello di Foggia. Le donazioni provengono da tutta la diocesi di Castellaneta, incluse Santeramo, Matera ed Altamura, nonché dall’apporto di numerose associazioni e privati anche grandi come i pastifici Barilla, Tandoi e Dell’Acqua.  
L’OMG pugliese riesce a mandare due container all’anno, frutto di un interscambio continuo, a sabati alterni, tra giovani ed adulti dell’OMG. Gruppi che si incontrano per uno scopo molto pratico, come è nello stile OMG: organizzare le raccolte viveri o fare lavori il cui ricavato va a finanziare le missioni. L’80% dei viveri raccolti è frutto diretto del lavoro di questi giovani e delle generosità dei cittadini, ben lieti di acquistare al supermercato qualche pacco di pasta o farina e poi lasciarlo ai volontari all’uscita. Generosità che sarà di nuovo sollecitata nelle prossime settimane dall’OMG, ma stimolata anche cercando di non sovrapporsi alla Caritas, al Banco Alimentare e al Banco delle Opere di Carità.  
La concretezza è il carattere principale di questa grande solidarietà. 
Tra loro molti hanno lavorato nelle missioni dell’OMG in Perù, Bolivia, Equador e Brasile. 
Tra i principali animatori del movimento: Damiano Mongelli di Fasano con sua moglie Maria Pilolli di Massafra; Milena e Cinzia di Fasano; Enzo Tria, Michele Calabrese e la famiglia Castria di Ginosa. 
A raccontarci tutto Don Luigi Cremis, un geologo di Ginosa, che incontrò la vocazione proprio durante uno dei suo viaggi in Perù, a 36 anni. Responsabile della conversione proprio la filosofia OMG che riesce a dare effetti positivi in entrambi i continenti. Il suo nocciolo, sviluppato da Padre Ugo De Censi, sacerdote Salesiano della Valtellina, è “lavorare gratis per i poveri”. 
Sarà il tempo, sarà il denaro, sarà la fatica, tutto va bene. L’OMG è un recupero di senso della propria vita e fuga dall’individualismo. Qual è il senso profondo dell’Operazione chiediamo a Padre Luigi, non è più efficiente e meno inquinante spedire soldi? 
Dare i soldi rischia di significare il lavarsene le mani. Invece noi diciamo ai giovani di non perdere tempo, li aiutiamo a cambiare la propria vita, al senso della carità.” Sono 2. 000 i giovani OMG divisi in 150 gruppi prevalentemente in Nord Italia che si incontrano due volte alla settimana per lavorare per i poveri in attività di lavori manuali. Al Sud i gruppi più attivi sono 5, Ginosa, Fasano, Lamezia Terme, Foggia e Fisciano in provincia di Salerno. E da loro e da Padre Luigi viene un grande grazie a tutti coloro che in vario modo hanno collaborato ad un ponte di bene. Uno dei pochi casi forse in cui la globalizzazione mostra il suo volto umano.

GINOSA COMMISSARIATA PER LA DIFFERENZIATA: DE PALMA CONTRATTACCA. L'OPPOSIZIONE SI RIVOLGE AL PREFETTO.

di Nicola NATALE
da sx il cons. Notarangelo, l'ass.Galante, il sindaco De Palma, l'ass. Di Canio
Non ci sta a farsi commissariare l’Amministrazione di Ginosa, sia pure per la sola raccolta differenziata. E dopo un’intervista radiofonica (30 Marzo) il Sindaco Vito De Palma convoca i giornalisti a Palazzo di Città (4 Aprile) per ribadire che la Regione Puglia con la delibera 429 approvata il 20 Marzo scorso su proposta dall’assessore all’ambiente Nicastro ha compiuto un atto illegittimo. 
Punto primo dice il sindaco “non c’è nessuna legge nazionale e nemmeno regionale che imponga un livello minimo di differenziata”. 
Quella di Ginosa nel 2011 si è fermata al 10,2% secondo i dati ATO Ta1, l’ambito territoriale ottimale che sovrintende alla raccolta dei rifiuti di tutta la parte occidentale della provincia, Taranto compresa. Ma non finisce qui perché, sempre secondo De Palma “utilizzando la legge 296/2006 si doveva commissariare l’ATO non già i singoli Comuni”. 
Ma poi, si chiedono dal Palazzo in Piazza Marconi,  “qual è la sanzione, quella di incaricare lo stesso dirigente del Comune responsabile per il settore di presentare progetti appositi”? 
Ma se è “proprio quello che abbiamo fatto”. 
Insomma un De Palma tagliente e sarcastico (pesanti i riferimenti all’opposizione consiliare) suggerisce alla Regione di revocare in autotutela quella delibera pena un ricorso al Tar da parte del Comune di Ginosa. 
Questa storia “ci sta producendo un’enorme danno d’immagine” e “non c’è dubbio che si presti a strumentalizzazioni inopportune e sciagurate” soprattutto per l’ottenimento della 14ª Bandiera Blu che pur facendo riferimenti a litorali puliti tiene in conto anche la differenziata con livello minimo al 10%, in salita per l’anno 2012 al 15%. 
La conferenza serve anche per ribadire che il Comune di Ginosa ha presentato alla Regione ben due progetti per il potenziamento della differenziata, uno da 139.000 euro e l’altro da oltre un milione di euro con la misura 2.5.1, con cofinanziamento comunale impegnato in bilancio, che aspettano ancora il via dalla Regione. 
Bastava guardare “nel nostro Piano Comunale dei Rifiuti consegnato all’ATO e disponibile sul nostro sito ufficiale”.  
Sempre la Regione Puglia doveva inoltre tenere conto che a Marina di Ginosa a Marzo del 2011 c’è stata un’alluvione che ha prodotto “diverse tonnellate di rifiuti indifferenziati che hanno inciso sulla percentuale di differenziata” ma a parte questo dice De Palma “stiamo ancora aspettando i ristori promessi per le spese sopportate”. 
Insomma un atto d’accusa per una Regione disattenta che “pensa di scaricare sui Comuni la sua inadempienza a ottenere percentuali europee di differenziata su tutto il suo territorio, capoluoghi compresi”. 
Ma non si pensi conclude De Palma che vogliamo eludere il problema: nel nuovo appalto in via di aggiudicazione contiamo di arrivare al 65% in tre anni, puntando alla raccolta differenziata spinta ed eliminando i cassonetti. Un obiettivo che “non può che essere graduale nelle more dell’aggiudicazione dell’appalto generale di raccolta rifiuti”. 
Per il momento quindi l’Amministrazione pensa comunque di far partire la raccolta differenziata evoluta per arrivare al famoso 15% richiesto nel 2012 anche dalla FEE per la Bandiera Blu. Un obiettivo quindi che rispetterebbe anche la delibera regionale.  
il consigliere comunale pd Enzo Giannico
Nel frattempo anche l’opposizione pd scalpita e manda una lettera al prefetto per segnalare le mancate risposte dell’Amministrazione alle sue interrogazioni. A Ginosa dice il consigliere Vincenzo Giannico “non solo i tempi di trenta giorni non vengono rispettati ma in modo discrezionale si decide anche se rispondere o meno alle interrogazioni”. Una chiara violazione degli articoli 42 e 43 del Testo Unico degli Enti Locali che assegna ai consiglieri compiti di controllo e ispezione. In particolare il consigliere, già segretario provinciale dei ds, lamenta con i suoi colleghi dell’opposizione pd che non sia stata data risposta alle interrogazioni riguardanti l’asfalto di strade poderali non di proprietà comunale, ad una gara per l’illuminazione senza copertura finanziaria e alla chiusura al traffico di una via pubblica.





LATERZA, CURVET, -42 OCCUPATI. SINDACO E SINDACATI E LAVORATORI LOTTANO PER IL SALVATAGGIO

dal Quotidiano del 5 Aprile 2012
di Nicola NATALE

Da sx Anedeo Guerriero (uilcem) Gianfranco Lopane, sindaco di Laterza,Giuseppe Massafra (filctem)
La crisi morde anche a Laterza. 
E ritorna a far sentire il suo gelo anche sui 42 operai della Curvet, l’azienda leader in Europa per la produzione di cristallo curvato. Saltata la riunione prevista per il 27 Marzo, il Sindaco Gianfranco Lopane ed i sindacalisti Amedeo Guerriero (uilcem) e Giuseppe Massafra (filctem) convocano una conferenza stampa (martedì 4 Aprile) per mobilitare istituzioni e cittadinanza. 
Primo obiettivo riconvocare il 12 Aprile presso la task force della Regione Puglia l’amministratore delegato Roberto Bartolucci o comunque qualcuno che abbia potere decisionale. Ma anche mobilitarsi per una manifestazione presso la sede centrale a Colbordolo (Pesaro) ammoniscono gli operai.
L’azienda deve chiarire quali sono le sue reali intenzioni, i possibili investitori non possono agire senza certezze, se ci sono investitori - e noi li stiamo attivamente cercando - la Curvet deve sforzarsi di trovare una soluzione per lo stabilimento” dice il Sindaco Lopane.
Non è bastato alla Curvet di Laterza fare un prodotto innovativo - i vetri curvi anche di larghissime dimensioni - e posizionarsi in un mercato non saturo. La casa madre marchigiana ha presentato prima un piano industriale che riduceva il personale a 17 dipendenti, poi ha annunciato  di non poter rispettare nemmeno quello, ritirandolo.
Non c’è molto tempo - dice Guerriero - rimettere in piedi lo stabilimento costa tantissimo, si corre il rischio di dover metterci una croce sopra. Massafra aggiunge “che senza i ritardi nella consegna dei documenti al Ministero si sarebbe potuto subito attivare la CIGS, la cassa integrazione straordinaria, consentendo di alleviare i disagi degli operai fermi da Agosto 2011”. 
L'interno dello stabilimento Curvet a Laterza
Ma l’accusa precisa che parte dal sindacalista è questa: “l’azienda non ha nessuna volontà di investire su Laterza, il piano al 90% parlava di Pesaro”. “Lo stabilimento laertino è considerato un’appendice per raccogliere le briciole, un’azienda che ha la testa al Nord e che si è servita degli operai solo per abbassare il costo del lavoro e introitare incentivi pubblici”. 
Poi la difesa degli operai che secondo l’azienda avrebbero avvelenato il clima con minacce ed insulti rendendo quindi impossibile il confronto: “non è vero che i vertici siano siano stati minacciati, i dipendenti sono  stati fin troppo educati, quanto affermato è inaccettabile”. 
Purtroppo dice Guerriero “la Curvet era un gioiello tecnologico con molte commesse che ora sono perse, per via della crisi di liquidità che ha impedito il pagamento dei fornitori e provocato l’interruzione della produzione con ricadute sulle consegne”. 
La Curvet dal canto suo propone di svuotare lo stabilimento e di affittarlo ma, data l’aria che tira, sembra una proposta senza senso. Di sicuro si sta perdendo un pezzo importante non solo del futuro industriale laertino, ma anche il beneficio dei capitali pubblici forniti da Invitalia ex SviluppoItalia con la legge 181 per finanziare l’avvio della Curvet appena 8 anni fa. Legge che però non prevede la restituzione dei capitali e tantomeno dello stabilimento, una  “bomboniera” su cui  presto - chiude il Sindaco - si svolgerà un consiglio comunale monotematico. Fuori dalla sede comunale, un fantoccio con una sinistra corda di protezione, mostra con eloquenza quello che sta accadendo ai lavoratori.