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domenica 3 ottobre 2010

ASPETTANDO UN SECONDO MIRACOLO La sanità che funziona a Taranto e in Provincia, la storia di Luigi

di Nicola Natale

TARANTO – La Tv e i media ci mostrano accanitamente i fallimenti della sanità. Io voglio cantare la sanità che funziona, nonostante i suoi errori e le sue sporcizie, anche morali. Giovedì sera, 30 Settembre 2010,  mio padre lamentava un forte mal di testa. Era l’inizio di un incubo che lo ha condotto al Reparto Rianimazione del SS. Annunziata di Taranto, dove ora lotta per la sua vita e per la sua salute, appeso ad un filo. Una emorragia cerebrale, probabilmente indotta dal farmaco anticoagulante che assumeva da ormai dieci anni, gli ha fatto rapidamente toccare con “testa” lo stato della sanità jonica. Dalla periferia al centro. Nonostante io non sappia ancora l’epilogo di questa sua ulteriore vicenda sanitaria, so che tutto il possibile è stato fatto per mio padre. Senza che io abbia detto niente o scomodato nessuno. Mi sono limitato a chiamare il 118, constatata la serietà delle sue reazioni o meglio la loro mancanza assoluta. Dopo pochi minuti, il tempo tecnico necessario, l’autoambulanza del 118 di Ginosa, è comparsa sotto casa. Una squadra unita - non ho distinto nemmeno il dottore - ha iniziato ad operare il soccorso e ad assumere le prime informazioni essenziali sullo stato di salute del paziente. Dopo di che mi è stato chiesto con calma di seguire l’ambulanza verso il SS. Annunziata di Taranto. In neurologia è stato sistemato in una stanza affollata di 6 pazienti e relativi familiari. Qualche ora dopo sono diventati 7. Una TAC (tomografia assiale computerizzata) ha dimostrato l’esistenza di una falda di sangue di qualche millimetro e la comparsa di un ematoma in una precisa regione della parte destra della scatola cranica. La situazione è precipitata al mattino quando, alla ripresa di fortissimi dolori alla testa, mio padre ha nuovamente riperso conoscenza, dopo essersi scusato nella notte per il disturbo arrecato!
Una seconda TAC rivelava che l’ematoma aveva consistenza di 2,5 centimetri e comprimeva l’emisfero cerebrale destro. Doveva essere operato e d’urgenza. Il neurochirurgo dott. Nicola Gigante, informatici con rapidità e chiarezza dell’accaduto ha eseguito l’intervento, a quanto pare perfettamente riuscito. L’atmosfera rarefatta eppure carica della  Rianimazione lo ha accolto dopo, lui come gli altri, storie che intrecciano umili e potenti. Contadini e funzionari, pescivendoli e artisti. Ho rivissuto, in maniera ancora più dolorosa, le emozioni di dieci anni fa, nella rianimazione dell’Ospedale San Carlo di Potenza, dove mio padre era uscito indenne da una dissezione aortica, la lacerazione del tratto ascendente dell’arteria principale, solitamente letale. Da allora, nonostante una valvola e il tratto ascendente dell’aorta cambiati, aveva recuperato brillantemente e condotto una vita da leone.
Questo articolo è anche un ringraziamento più che tardivo alla equipe di allora del San Carlo, al dr. Tomasco, al dr. Lupino, al dr. Cerverizzo e a tutti coloro che facendo bene il loro lavoro, anche all’Ospedale di Matera, hanno regalato 10 meravigliosi anni a mio padre.
Le storie come quelle di mio padre sono tante, ma non vengono scritte e divulgate. Si ha così l’impressione che al Sud non funzioni nulla: è vero il contrario. Con meno mezzi si fanno cose eccezionali, ed il merito non è di chi appare, ma di chi lavora spesso nell’ombra.
A loro va tutta la mia gratitudine perché accomuno il loro lavoro a quello umile ed essenziale di mio padre. La sua tenacia non gli ha fatto abbandonare la sua piccola azienda agricola nemmeno dopo quell’operazione, combattendo come un samurai la battaglia dell’agricoltura, sfruttata da tutti  e vilipesa da molti. Sono quelli come lui i cavalieri del lavoro.
Se c’è qualcosa da imparare da questa storia è avere fiducia e comportarsi razionalmente, perché la sanità non ha l’eleganza formale e logica della matematica, ma racconta con il sangue e la dedizione, con i successi e i fallimenti, la stessa epopea degli uomini. Grandi e fragili allo stesso tempo.
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