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giovedì 30 giugno 2011

ALLA CURVET NIENTE STIPENDI DA DUE MESI Sciopero ad oltranza dei 45 dipendenti

di Nicola NATALE

La crisi sembra un incubo senza fine. Ed il tessuto produttivo già fragile si sfilaccia sempre più. 42 altre famiglie pugliesi vedono il loro orizzonte farsi nuovamente ristretto e minaccioso: da due mesi non ricevono più lo stipendio. 
Questa volta tocca alla Curvet di Laterza, con sede principale a Pesaro, leader nella lavorazione del vetro curvo. 
Da sx Giuseppe Massafra (CGIL) ed Amedeo GUERRIERO (Cisl)
 con alcuni operai della Curvet di Laterza
I dipendenti sono in sciopero davanti alla sede in contrada Difesa Murge, sorta nel 2005 grazie ai fondi della ormai famigerata Legge 181 del 1989, per il rilancio industriale delle zone di crisi siderurgica. E' atteso l’amministratore delegato della azienda Roberto Bartolucci.  L’azienda dovrà chiarire se ci sono acquirenti che potrebbero portare avanti le commesse già in portafoglio o se ci sono altre strade. 
E dire - dicono ad una voce i due rappresentanti sindacali Amedeo Guerriero della Uilcem-Uil e Giuseppe Massafra della Filctem CGIL - che l’azienda non appartiene nemmeno a quelle di settori ormai maturi che hanno preparato per tempo la delocalizzazione nei paesi a basso costo del lavoro. 
La Curvet di Laterza ha commesse anche dall’estero, lavora con giganti del calibro di Pilkington e Saint Gobain. I dipendenti sono sfiduciati, anche perché capiscono che la loro storia così personale, il loro orgoglio di tecnici specializzati finirà nel calderone delle tante crisi che ormai si inseguono da nord e sud dell’Italia, a malapena governate dalla cassa integrazione. 
Per Guerriero e Massafra la responsabilità di aver condotto una azienda di prestigio che forniva Teuco, Guzzini, Natuzzi, aziende nautiche o edilizie come Cricursa o Novellini è imputabile unicamente “alla cattiva gestione amministrativa” e forse “ad una delocalizzazione in Polonia che non ha dato i frutti sperati”. 
Dicono di aver contattato da un mese l’assessore provinciale al Lavoro Luciano De Gregorio, ma  vorrebbero mettere intorno ad un tavolo anche altri attori istituzionali, Regione in primis, poiché la crisi sta mettendo i lavoratori delle diverse province pugliesi, gli uni contro gli altri. 
Sono i frutti amari della Legge 181 del 1989, grande madre di gran parte delle piccole ed innovative aziende pugliesi. Doveva garantire il rilancio industriale delle aree di crisi siderurgica e dopo pochi anni ci regala nuove crisi con nuovo sperpero di denaro. 
La Curvet è costata 22,8 milioni di € cofinanziati da Sviluppo Italia con la sottoscrizione del 19,2% del capitale sociale,  l’erogazione di un contributo a fondo perduto (pare sui 15 milioni di €) e un finanziamento agevolato decennale. 
Infatti lo stabilimento bello, razionale è lì, immerso nella campagna immacolata di Laterza. Quasi incongruo, perché a nulla è servito dicono i lavoratori stessi "essere primi in Italia ed in Europa".

LA CURVET DI LATERZA

lunedì 20 giugno 2011

Agricoltori vessati e senz’acqua


Invasi stracolmi ma acqua carissima per gli agricoltori del Consorzio di Bonifica Stornara e Tara, che interessa 23 Comuni dell’arco jonico e Bernalda in Provincia di Matera. 
Nel 2010 per la prima volta le cartelle esattoriali ricevute dalla Soget hanno portato a 1.258€ ad ettaro il costo irriguo per le aziende. 
Questo pare sia il costo reale dell’acqua prelevata dalle Dighe Sinni e San Giuliano, comprensivo del danno ambientale alla Regione Basilicata. 
Danno ambientale pagato fino al 2002 dallo Stato, poi dalla Regione Puglia. Nella prima mattina di ieri una manifestazione del Tavolo Verde, associazione a tutela degli agricoltori, si è svolta nei pressi del Casello 4 in agro di Castellaneta. 
Sono volate parole forti - ha ammesso Paolo Rubino - ed io, pur fiero di tante battaglie fatte, non avrei mai pensato di trovarmi a moderare l’esasperazione dei produttori agricoli. 
Nessuno pensa di poter pagare quei costi e così molte imprese rinunciano a far domanda, tanto che la richiesta d’acqua agli invasi del Sinni e di San Giuliano è stata inviata solo un mese fa e l’acqua prontamente arrivata rischia di rimanere inutilizzata. La sensazione è che qualcuno stia lavorando al fallimento del Consorzio di Bonifica commenta Rubino, il quale non esclude denunce a carico dei dirigenti del Consorzio per abuso d’ufficio e chiede che i bilanci siano inviati alla Corte dei Conti. Intanto le irrigazioni di soccorso vengono pagate ad ora ed anticipatamente. 
Con le prime cento aziende, le sole che finora hanno prodotto domanda, che potrebbero dover pagare tutto il costo dell’acqua del Consorzio, in condizioni normali ripartito tra le tantissime le aziende che ne facevano richiesta. Il resto dei produttori conta di approvvigionarsi dai pozzi artesiani, ma anche il carburante per tirare su l’acqua non costa poco, benché a tariffa agevolata. Per fare domanda al Consorzio bisogna aver dimostrato di aver pagato negli anni precedenti, una misura sacrosanta che ora cozza con lo stato di estrema difficoltà del settore. 
Molte aziende agricole sono interessate da atti esecutivi, pignoramenti, fermi amministrativi poiché gli anni di mancato reddito hanno lasciato situazioni economico-finanziarie disastrose. 
E’ in atto un nuovo processo di abbandono delle campagne, concentrazione della proprietà fondiaria, riciclaggio di fondi mentre le associazioni di categoria Cia, Coldiretti, Confagricoltura hanno impegnato i Sindaci del versante occidentale della Provincia di Taranto  ad emettere ordinanze specifiche per l’avvio “coatto” della stagione irrigua. A scanso di disordini e per salvare ciò che resta dell’agricoltura jonica. Ciò però non scioglie i nodi delle cartelle esattoriali con le quali il Consorzio di Bonifica riscuote le sue tariffe. Le domande sono accettate salvo conguaglio e quindi i produttori sono giuridicamente vincolati sulle somme che il Consorzio riterrà opportuno fissare e pretendere. La Soget può mettere all’asta le proprietà ed in molti casi è successo. Il Prefetto di Taranto Carmela Pagano, sollecitata dall’Assessore regionale Dario Stefàno, ha promosso un incontro con il Commissario del Consorzio Vito Latorre ed i dirigenti del Consorzio di Bonifica per trovare una soluzione accettabile per tutti i soggetti coinvolti. Si è deciso di consentire ugualmente alle aziende di far domanda per l'acqua per raggiungere la quota di 3.000 ettari prenotati e di lasciare a 0,25 per metro cubo il prezzo dell'acqua delle aziende.  La regolarità dei pagamenti precedenti, inclusa la prima rata dei 485€ ad ettaro per il 2010, pare non sia più richiesta dal Consorzio per accettare le nuove domande.
Va detto inoltre che l'acqua è misurata con i contatori a scheda elettronica installati dallo stesso Consorzio ma questo servizio non copre tutte le aree. Sono tante infatti le aree in cui l'erogazione non è stata modernizzata e la pressione risulta spesso insufficiente. L'acqua infatti non è disponibile tutti i giorni ed a tutte le ora ma solo con turni di rotazione che possono superare anche la settimana.