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giovedì 31 dicembre 2015

DAGLI ABITI DA SPOSA ALLO "SLOW-FAST FOOD". "EMILIANO" LANCIA IL SUO PROGETTO GLOCAL.

Emiliano Costantino durante
la presentazione al Salone Montfort
della parrocchia Cuore Immacolato
di GINOSA
di Nicola NATALE
E’ senza dubbio uno dei progetti più interessanti tirati fuori dal cilindro di Emiliano Costantino. L’imprenditore, nato a Ginosa 62 anni fa, ha legato la sua immagine e il suo business agli abiti da sposa, riuscendo ad esportarli in tutto il mondo. 
Ma è anche stato uno dei primi a capire per tempo la globalizzazione, de-localizzando la produzione ginosina e intuendo per tempo le trasformazioni di quel settore con la sua società Ameurasia. Trasformazioni sociali ed economiche sottolineate da un dato Istat impietoso: prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana diminuite del 77% nel quinquennio 2008-2013. 
Un dato confermato dalla rete di punti vendita che, a partire  dal 1975, lo hanno avuto come fornitore o esclusivista. 
Sono gli stessi suoi clienti che ora, complice l’apprezzamento globale del cibo italiano, hanno deciso di riconvertirsi all’eccellenza alimentare italiana, declinata però in una nascente catena dal nome “Sinfonia di Sapori”
Il render della presentazione del progetto Sinfonia di Sapori
Un progetto al quale Costantino lavora da tre anni e che ha presentato a Ginosa (Taranto) il 27 dicembre scorso scegliendo il salone Montfort della parrocchia Cuore Immacolato. 
Luogo forse insolito per la presentazione di un business che però potrebbe rappresentare una speranza concreta per chi deciderà di investirvi una somma, quantizzabile in circa 20mila euro. 
Un biglietto di entrata necessario secondo Costantino “non solo per formare i responsabili dei punti di vendita ma per renderli intrinsecamente partecipi del successo dell’iniziativa”. 
Ambiziosissima perché si propone di aprire nelle principali capitali, iniziando da Roma e Milano e toccando altre 19 grandissime città da Pechino a Johannesburg passando per New York e Chicago. 
Una sorta di Starbucks del cibo italiano, che non a caso per il mercato cinese coinvolge lo stesso consulente della arcinota catena di Seattle (Stato di Whasington, Usa). 
Sulla carta la squadra messa su da Costantino, noto a Ginosa per i suoi molteplici rapporti internazionali, è notevole per il mix tra grandi professionalità estere e  competenze locali necessarie per promuovere nel mondo l’eccellenza del cibo pugliese e lucano. 
Un’eccellenza che se da un lato sfrutta la tradizionale genuinità, qualità e varietà del cibo prodotto non rinuncia a mettere a frutto le tecnologie moderne che in più di un caso hanno rivoluzionato il mondo dell’alimentazione. 
E’ il caso di un’azienda di Castellana Grotte, la Sabatelli, che fornisce importanti compagnie aeree grazie all’applicazione dei principi della cottura a bassa pressione. 
L’uso di questa tecnologia consentirà di fornire cibo di grande gusto  nei punti di vendita senza il bisogno di personale specializzato per la preparazione.
La catena di produzione della Sabatelli di Castellana Grotte (BARI)
Decisivo il ruolo della logistica e dell’informatica per governare un meccanismo che fin dal principio si presenta come un modo per mettere a valore il capitale immateriale costituito dalla grande tradizione culinaria pugliese e lucana. Tradurre la poesia della frisella in prosa della creazione di una società dal nome Sapori& Salute
Che non si scorda nemmeno la nutraceutica, nuova frontiera dell’alimentazione coinvolgendo nel progetto la start up Bioenutra, con sede operativa a Ginosa, specializzata nell’estrazione di complessi polifenolici da matrici naturali. 
E’ la dimostrazione che sotto la cenere l’imprenditoria ginosina ha voglia di rinascere, cavalcando l’onda dell’innovazione anziché subirla. E soprattutto provando a battere un colpo non solo localmente, ma nel mondo.

mercoledì 16 dicembre 2015

ADDIO LUIGI, RESTA IL TUO ESEMPIO ED IL TUO SORRISO.

PADRE LUIGI CREMIS
(n.23-2-1960-m.14-12-2015)
Missionario dell'Operazione Mato Grosso
QUOTIDIANO DI PUGLIA 16 DICEMBRE 2015
di Nicola NATALE

Tutti addolorati per padre Luigi Cremis, scomparso lunedì scorso a Arancay (Chavin) in Perù. 
Il missionario, 55 anni, era dal 2011 gravemente ammalato ai polmoni, ma il suo zelo non era mai venuto meno. 
Specie a Baltimora dove rimase per 10 anni in un quartiere disagiato. 
Tutta la sua opera è stata rivolta in maggior parte ai peruviani andini, in particolare a quelli legati all’Operazione Mato Grosso. La figura e le azioni di Luigi Cremis saranno ricordate da mons. Claudio Maniago oggi (16 dicembre) alle 15:30 con una messa nella parrocchia di San Martino in Ginosa, alla quale parteciperanno anche altri sacerdoti della Diocesi di Castellaneta.
Anche a Huanuco in Perù, sede vescovile dalla quale il sacerdote aveva iniziato il suo apostolato, si terrà una celebrazione in sua memoria. 
La salma, stando a quanto si apprende, sarà seppellita in Perù, i funerali sempre a Chavin venerdì prossimo, 18 dicembre.
QUOTIDIANO DI PUGLIA 16 DICEMBRE 2015 - Edizione di Taranto.
Padre Luigi Cremis, nato a Ginosa il 23 febbraio del 1960, aveva conosciuto l’operazione Mato Grosso - a sua volta fondata da padre Ugo De Censi nel 1967 -  a circa 30 anni, durante in viaggio in Sud America che lo aveva portato fino alla Terra del Fuoco, in Argentina.
In quel viaggio alla ricerca di un senso forte per la sua vita, aveva incontrato comunità poverissime che non chiedevano, piuttosto davano.
Certo, non nel senso materiale in cui siamo soliti intendere il dare e l’avere. 
Dì lì a poco il ritorno in Italia nel 1995, dove tenne per un anno una cattedra in un istituto scolastico privato. 
Fu l’anno decisivo per confermare la sua vocazione, l’anno in cui il suo entusiasmo, la limpidezza del suo messaggio di aiuto e lavoro in favore dei poveri, cominciarono a penetrare nel gruppo in via di formazione a Ginosa. 
Padre Luigi Cremis assieme ad altri volontari Omg
al termine del riempimento di un container. (2012)
Quel gruppo si legò subito ad altri che nel frattempo si erano già formati sull’esempio proveniente dalla Val Formazza, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola in Piemonte. 
La sua scomparsa ha destato profonda commozione in quanti ammiravano per il suo spirito missionario, consci anche del passato di Luigi Cremis. 
Una laurea in geologia all’Università di Bologna, una borsa di studio del Ministero degli Esteri all’Università di Buffalo negli Stati Uniti seguita dalla concessione di un'ulteriore borsa di studio Fullbright.
A seguito di questi suoi successi accademici a Cremis fu anche offerta un’occasione di studio e lavoro presso l’Università di Buffalo nello Stato di New York: ma a lui interessava ormai più la geologia umana che quella terrestre. Di qui la scelta che maturò proprio tornando a Ginosa e allargando le azioni e i gruppi dell’Operazione Mato Grosso nel Tarantino ed oltre.
Da quel momento l’Operazione Mato Grosso (omg) è diventata sempre più conosciuta e ogni anno due container partono alla volta del Perù carichi di cibo italiano raccolto davanti ai supermercati e nei punti di raccolta. 
Un’azione che non si limita all’invio di alimenti a lunga scadenza ma prevede scambi che coinvolgono intensamente i volontari. Fino ad  erigere parrocchie e tutto quanto serve a migliorare le condizioni di vita nei luoghi più sperduti non solo del Perù ma anche di Ecuador, Brasile e Bolivia. 
Anche per questo una nuova raccolta di fondi partirà oggi stesso organizzata dai volontari Omg, nel rispetto dello spirito dell'Operazione.
operazionematogrosso.it
OMG ANCON QUI NASCERA' LA CASA PARROCCHIALE E L'ASILO.

lunedì 14 dicembre 2015

FRUTTA E VERDURA BIO SOTTO AL PORTONE. Con un'app o col telefono.

La presentazione ufficiale di JonicaBioExpress al Teatro Pubblico Alcanices (11 dicembre 2015).
Da sx Giovanni Ranaldo (presidente o.p. Jonica) Marco Mangiamele (project manager XTEL) Antonio Schiavelli (docente Università della Calabria) Martin Siller (Bioexpress).

di Nicola NATALE


Frutta e verdura biologiche consegnate settimanalmente a domicilio. O magari al negozio sotto casa. Coltivate da persone di cui ti fidi in aree prive di problemi ambientali. 
E’ la proposta lanciata da Jonicabio, un’organizzazione di 35 produttori ortofrutticoli, in gran parte ginosini. 
Il tutto in una cassetta della quale si potrà modificare a piacimento il contenuto, rispettando la stagionalità dei prodotti. Modifiche che potranno essere apportate via telefono e, in seguito, tramite il portale Jonicabio o da un’applicazione sul proprio smartphone. 
Gli obiettivi sono stati spiegati venerdì scorso (11 dicembre) a Ginosa nel teatro pubblico Alcanices gremito da addetti ai lavori, ma soprattutto da consumatori interessati alla proposta. 
Giovanni Ranaldo,
presidente o.p. 
ORTOFRUTTICOLA
 JONICA
L’introduzione è stata affidata al dr. Giovanni Ranaldo, presidente della organizzazione di produttori Ortofrutticola Jonica con uno stabilimento centrale situato a cavallo tra Puglia e Basilicata, esattamente lungo il confine che corre tra Ginosa (Taranto) e Montescaglioso (Matera) e con poli produttivi a Stornara (Foggia) e in provincia di Bari. 
Il servizio offerto riflette il punto di forza della Op Jonica che riesce ad offrire sul mercato europeo (in particolare tedesco, inglese e scandinavo) circa 45 prodotti bio con pedane miste. E con l’obiettivo di introdurre almeno una novità per anno. 
L’unica soluzione per adattarsi alle richieste della grande distribuzione che in Germania, ad esempio, copre il 91% degli acquisti. 
Siamo certificati bio e controllati dagli enti di entrambi le regioni” ha detto Ranaldo “e Taranto e Matera, pur essendo entrambe in Europa, hanno visioni diametralmente opposte in materia di lavoro e di sicurezza degli ambienti: una sfida che ogni giorno portiamo avanti”. 
Di grandissimo livello l’intervento del prof. Antonio
Antonio Schiavelli,
docente Università della Calabria
Schiavelli, docente dell’Università della Calabria e vicepresidente Unaproa, una società consortile per la valorizzazione della produzione ortofrutticola, il cui problema numero uno rimane la forbice tra prezzi corrisposti ai produttori e prezzi praticati ai consumatori. 
C’è la possibilità di portarci a casa un pezzo di valore aggiunto?” ha esordito Schiavelli. A nostro avviso sì, e la vostra iniziativa va nella direzione giusta”. 
Poi un aneddoto. 
Un giovane universitario eredita due ettari, una superficie piccolissima per il mercato attuale, ma lui ottiene dall’Alaska dove ha sede un deposito di gran parte dei semi esistenti in natura, un chilo di sementi di mais nero. Il marketing attraverso i social network lo premia fino ad arrivare sul mercato inglese ed americano. 
Questo è “un esempio di come cambia la distribuzione, ma anche un esempio della possibilità reale di invertire l’appiattimento del sapore dei prodotti, e sganciarsi dall'uniformità estetica”. 
Unico e limitante parametro considerato  dalla grande distribuzione e da molte direttive europee. 
Una delle sfide più grandi a cui questo progetto contribuisce è proprio il miglioramento della qualità alimentare strettamente connesso alla salute. 
Oltre al tentativo di recuperare una differenza di valore che arriva fino al 126%. 
Martin Siller, 
Bioexpress
La distribuzione diretta è una delle soluzioni possibili, con bioceste che vanno dai sedici ai ventuno euro. 
Marco Mangiamele,
project manager XTEL
E di come realizzare praticamente la distribuzione diretta hanno parlato Martin Siller e Marco Mangiamele. 
Il primo con l’esperienza della sua Bioexpress partita dal Trentino e poi estesasi in tutto il Nord Italia, il secondo con quest’esperimento che parte da Ginosa e si propone al momento per tutto il versante occidentale fino a Taranto in collaborazione proprio con Bioexpress che ha già maturato un'esperienza ultradecennale. 
Tutti i particolari sul portale opjonica.it. (OP JONICA)