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giovedì 16 dicembre 2010

MIROGLIO 225 ANCORA IN CASSA INTEGRAZIONE, PER LORO PREOCCUPAZIONE PER IL RESTO DISOCCUPAZIONE.....

All’Amministratore delegato del
Gruppo Tessile Miroglio
Giuseppe Miroglio
Ai Responsabili Nazionali
per il Settore Tessile di FILCTEM CGIL
Alberto Morselli
Valeria Fedeli
FEMCA CISL
Giuseppe Ferrante
Sergio Gigli
UILTA UIL
Pasquale Rossetti
Carmelo Prestileo
Ai Sindacati di Base
All’Assessore Regionale con delega al Lavoro
Elena Gentile
Al Presidente della Provincia di Taranto
Gianni Florido
Al DIPARTIMENTO PER L’IMPRESA E L’INTERNAZIONALIZZAZIONE
DIREZIONE GENERALE PER LA POLITICA INDUSTRIALE E LA COMPETITIVITA’
Struttura Crisi di Impresa - Unità Gestione Vertenze
Dr. Giampietro Càstano

Agli Organi di Informazione
Oggetto: sollecito risoluzione vertenza Gruppo Miroglio–Stabilimenti di Ginosa e Castellaneta


Con riferimento alla vertenza che si trascina ormai dal Settembre del 2008 con relativa cassa integrazione straordinaria concessa in deroga per 225 lavoratori si chiede di intervenire attivamente allo sblocco della vertenza, autorizzando tutte le proposte di investimento compatibili con le Leggi nazionali e Regionali e con l’insediamento in un’area produttiva di 44 ettari. Ciò anche al fine di ridurre il rischio di nuove crisi occupazionali conseguenti allo sviluppo di un singolo comparto produttivo.

E’ inoltre necessario che le rappresentanze sindacali nazionali e territoriali - prima di stipulare accordi vincolanti in qualsiasi sede - rendano noto ai lavoratori il testo dell’accordo e le proposte di investimento. Lo stesso dovrà essere sottoposto in assemblea in modo che sia valutabile con la dovuta consapevolezza dai recettori finali dell’accordo, chiamati ad esprimersi a maggioranza.

In fase di insediamento del Gruppo Tessile Miroglio in Ginosa e Castellaneta grazie ai fondi della Legge 181/1989 per la reindustrializzazione delle aree di crisi siderurgica, fu varata dalla Regione Puglia una Legge Regionale, la n°34 del 1995 per consentire la nascita dello stabilimento in area agricola. Si possono e si devono varare - a maggior ragione nell’attuale quadro economico-finanziario - interventi legislativi nazionali e regionali, per consentire l’avvio di nuovi progetti a fronte di precisi impegni occupazionali.

Infine va sottolineato che il Gruppo Tessile Miroglio ha assicurato pubblicamente di voler giungere alla piena e totale rioccupazione di tutti i lavoratori degli stabilimenti di Ginosa e Castellaneta.

Sono pertanto da scartare ipotesi d’investimento che non contengano questo irrinunciabile elemento.

Va verificata inoltre, a cura dei Nuclei di Valutazione, degli Organi di controllo della Provincia di Taranto nonché dagli altri Enti eventualmente competenti, la piena rispondenza ed efficacia del Progetto JobNet all’Azione di Sistema Welfare to Work. Esistono fondati dubbi che a fronte dell’impiego di 1,3 milioni di € rivenienti dal Fondo Sociale Europeo non siano stati pienamente raggiunti gli obiettivi di progetto in relazione all’aggiornamento delle Schede Anagrafico Professionali, al rispetto dei c.c.n.l., ma soprattutto all’obiettivo finale della effettiva rioccupazione.

Ginosa lì, 9 Dicembre 2010

I lavoratori della Miroglio

I PESCI MANGIANO IL PLANCTON

di Nicola NATALE
Nicola Natale in III C
Tutto era nuovo e mai veduto. Le cartelle, i quaderni, i visi, l’odore dei libri in cartoleria ad Ottobre. Mi chiedevo spesso cosa avrei fatto nel 2000, così lontano, avveniristico. Sarei stato grande, avrei avuto un lavoro, chissà quale…. Allora quello che contava erano solo gli amici, il sorriso dei maestri, l’approvazione dei genitori. Sembrava non mancasse proprio niente, a parte i campetti per giocare che avevo visto in città più grandi. La mia scuola elementare non era a prima vista costruita per essere tale. Negli anni tra il 1977 e il 1982, la Scuola Lombardo Radice, quella di Piazza Fontana, aveva un plesso distaccato in Via Lucania, nel cosidetto Palazzo Francese. Era una palazzina di quattro piani, rivestita in parte di mattonelle celesti. Tre piani erano occupati dalla Scuola materna, dalla Scuola elementare e dal Liceo Classico. La mia scuola elementare era giusto due piani più su dell’asilo statale che avevo frequentato. Magari involontariamente ma “l’Istituto Comprensivo” aveva fatto la sua comparsa a Ginosa già dal 1977. Non c’era una palestra naturalmente e qualche volta andavamo a quella del Plesso poco vicino. Al primo giorno di scuola non frignai e strillai come pure vidi fare ad alcuni, ma avevo paura. Temevo mi chiedessero qualcosa e sapevo di non sapere niente. Non riuscivo a concepire di andare a scuola così impreparato. Che diamine, non si manda un bambino a scuola senza che sappia proprio niente! La mia sorellina aveva già imparato le lettere dell’alfabeto all’asilo, a scrivere il suo nome, a noi ci si lasciava solo giocare. Scoprì che qualcuno iniziava un anno prima, a 5 anni faceva la primina. Che strani pensieri può fare un bambino, li ricordo nitidamente. La Scuola non era distante da casa mia, un secondo piano al n°102 della rumorosissima Via Roma. Ci andai a piedi appena seppi farlo. Al ritorno a casa chiedevo alle ragazze del Liceo di suonarmi il campanello, posto troppo in alto. Trovai però una bella sorpresa il mio primo giorno di scuola: Maria Teresa Angelillo da Crispiano. Una maestrina giovane, carina, dalla giacca rossa: fu la nostra insegnante solo per il primo anno. Era un piacevole surrogato della madre, mi piaceva mettermi in evidenza, farmi benvolere. Scrisse sulla pagella che tendevo verso forme autonome di comportamento, che le mie osservazioni erano acute. Forse i miei successi scolastici, sono dipesi in qualche modo da quell’inizio promettente. La scuola è la fonte di tutto. Non sembri eccessivo. Una buona scuola può rimediare alle deficienze dell’ambiente familiare o potenziare le nozioni che vengono fornite dai genitori. Mi accorsi presto delle differenze sociali, ci chiedevano spesso cosa facessero i nostri genitori, ci facevano descrivere il loro lavoro. Qualcuno nella mia classe sapeva già scrivere e leggere e mi resi conto che non si partiva tutti uguali. Certe cose si sentono, non hanno bisogno di essere spiegate. Ciò ha inciso sicuramente sul mio successivo impegno giornalistico e politico. Ho avuto più maestri, nessuno di loro criticabile: la Scuola, almeno quella Elementare, funzionava, posso dirlo in tutta sicurezza. Andare bene comunque non mi impediva di partecipare abbondantemente al chiacchiericcio ed a qualche intemperanza. Ho fatto in tempo ad avere qualche bacchettata ma non col legno. Lo strumento era il poggiapiedi in lega metallica del banco ma non ne ho conservato alcun terrore. La severità non è mai stata il tratto costitutivo della mia Scuola Elementare, una Scuola che però aveva il coraggio di bocciare. Anche in prima classe.
Ma non erano solo alcuni alunni a non voler imparare cose nuove. In quegli anni una coppia o forse un intero team di strepitosi rappresentanti avevano venduto a mezza Ginosa, l’enciclopedia I Quindici, scritta per i ragazzi. L’avevo divorata, dal primo all’ultimo libro. In un compito avevo subito messo a frutto quanto letto. Scrissi che i pesci mangiano il plancton e l’insegnante di turno sottolineò la parola come errore. Rimasi interdetto, perché pensavo di avere scritto una frase originale ma comunque corretta. Avvertii dunque l’incolmabile distanza tra la scuola e il mondo di fuori, quel sapere incasellato cominciava già a stufarmi. Le quattro ore a volte erano lunghe ma l’avventura della conoscenza mi piaceva. Con il maestro Luigi Leo ci confrontammo da piccoli con il grande tema della disabilità. Il maestro portavo a scuola il proprio figlio gravemente disabile e ciò credo ha dotato tutti noi di una particolare sensibilità per i diversamente abili. Fu l’avanguardia inconsapevole forse, che molti anni dopo portò alla figura dell’insegnante di sostegno, una conquista di civiltà. Di quegli anni ricordo oltre alle interminabili partite al calcio in strada, ai fumetti di Zagor e Tex, alle figurine, una notizia che mi colse al mattino. La uccisione di Aldo Moro nel 1978, Presidente del Consiglio originario di Maglie, ci venne fatta commentare in classe, per iscritto. Allora la politica era tragica e poteva essere commentata in classe. Oggi sarebbe complicato. E forse porterebbe ad una ispezione. (worldpress riproduzione riservata)

GINOSA 10 DICEMBRE 2010