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sabato 26 maggio 2018

IL MURO DI GOMMA. Il presidio sul fiume Lato resta perché i lavori languono.

CASTELLANETA  Area di "cantiere" all'incrocio della provinciale 12 con la provinciale 14.
I lavori si sono di fatto interrotti a pochi giorni dall'avvio.

QUOTIDIANO DI PUGLIA 28 maggio 2018 edizione di TARANTO

di Nicola NATALE

A sette mesi e sette giorni dall’inizio del presidio permanente sul fiume Lato, la battaglia non è ancora finita. 
Perché di battaglia si tratta visto che i lavori sono solo iniziati e non procedono con l’urgenza che il caso richiede. 
Per questo i manifestanti e le tende del presidio non smobilitano e rimangono lì ad esigere la corretta gestione degli appalti per il rifacimento degli argini del fiume Lato e delle due provinciali 12 e 14. 
CASTELLANETA (Taranto) - Il gruppo dei manifestanti che manifesta in presidio permanente dall'ottobre del 2017 per ottenere la percorribilità delle provinciali 12 e 14 e la riparazione completa degli argini rotti del fiume Lato.
Un caso simbolo quello sollevato dalle associazioni Tavolo Verde, Palagianello bene comune e NordSud perché sono tante le emergenze e le incurie nell’ovest della Provincia di Taranto.
Vale a dire in tutto quell’ampio territorio che inizia da Massafra e si chiude a Ginosa, ai confini con la Basilicata, e che coincide in qualche modo con la Terra delle Gravine. 
E’ l’ex parlamentare Paolo Rubino a chiedersi perché le massime istituzioni (a partire dal ministro Claudio De Vincenti e dal segretario dell’Autorità di bacino della Puglia Vera Corbelli) sono risultate sensibili al grido di protesta che viene dai “resistenti” del fiume Lato ed invece “risultano assenti Comune di Castellaneta, Provincia di Taranto e Consorzio di bonifica”. 
Senza dimenticare il ruolo della Regione Puglia che “continua ad assegnare finanziamenti alla stessa stazione di committenza che tiene imprigionata da anni la valle del Lato, con la chiusura al traffico delle due provinciali e la mancata sistemazione degli argini, sbriciolatisi in seguito alle alluvioni, ma con il forte sospetto di essere inadatti a contenere le ondate di piena per l’inadeguatezza dei materiali”. 
Un atto di accusa a tutto tondo per sottolineare la valenza simbolica delle tende sul ponte del Lato: “non solo le istituzioni locali sono assenti, ma ci disprezzano e sono contro all’opera di sensibilizzazione eroica messa in campo”. 
In sette mesi i manifestanti hanno resistito a tutte le intemperie, al rovesciamento della prima installazione ed ora li aspetta il caldo senza che i lavori, certo non ciclopici e già finanziati, possano dirsi conclusi e collaudati. 
Dal giorno di inizio della protesta, seguito ai quattro casi di malaria nell’ottobre del 2017, le ruspe hanno lavorato solo per una quindicina di giorni e le voragini apertesi negli argini sono rimaste spalancate. 
Scendendo a valle e provenendo dalla provinciale 12 di collegamento alla statale 106 spicca beffardo il cartello di cantiere: “il futuro è ora”. 
Se il futuro è questo “con lavori che non vengono mai compiuti a regola d’arte e provinciali chiuse al traffico da anni e con cartelli che invitano a non percorrerle in caso di pioggia” c’è poco da stare allegri.
I soldi ci sono dal 2016” precisa Rubino “la lungaggine è funzionale al malaffare e la tortuosità delle procedure autorizza a pensare di tutto”. 
Una cosa del genere sarebbe stata tollerata al Nord?” incalza Rubino al quale si aggiungono le voci dei tanti che sono lì a dar man forte. 
Questa protesta” aggiungono “invece di divenire un caso nazionale cui far seguire sentenze esemplari, rimane volutamente confinata nell’ambito della dialettica politica locale”. 
Senza questi atti di eroismo” ammonisce l’ex deputato “la gente che pure ci guarda e ci apprezza sarà portata a chiedere l’uomo forte, scivolando in una nuova forma di autoritarismo, di qui il valore civile e democratico della nostra protesta”. 
Con l’ipotesi mai cessata di far intervenire genio militare e protezione civile per impedire quella che è stata chiamata “la mangiatoia sul fiume Lato”. 
CASTELLANETA Da sx l'ex deputato Paolo Rubino, ora coordinatore del Tavolo verde alcuni manifestanti e primo da dx Rocco Loreto, già senatore della Repubblica.
E su questo punto interviene Rocco Loreto, già senatore, che concentra l’attenzione sui 50 milioni di euro da erogare per la sistemazione degli argini del Lato per cui sarebbero stati già stanziati i primi 4 milioni di euro. 
Tutti capitoli sui quali la procura di Taranto è stata interpellata formalmente con un esposto il primo marzo. 
Una denuncia firmata, non l'unica, che per il momento ha fatto registrare solo un sopralluogo il 22 maggio sul cantiere da parte di organi di polizia giudiziaria. 
Il tutto “con aperte violazioni di legge persino sulla cartellonistica di cantiere, puntualmente segnalate ma senza risposta alcuna da parte di chi è chiamato a sanzionarle”. 
Un muro di gomma che non va derubricato come “dialettica e battaglia politica locale”. 
Del resto” continua Loreto “parliamo di un’opera pubblica da 1,3 milioni di euro per cui si appone il cartello il giorno prima della visita del ministro”. 
Queste pratiche, ammoniscono dal Tavolo verde stanno diventando comuni nella zona occidentale ed è questo che vogliamo evitare continuando a stare qui.
Sotto accusa il centro unico di committenza che unisce Castellaneta ad altri comuni perché “è necessaria un’ottica sovra-comunale; con l’ottica campanilistica adottata, Palagiano è rimasta priva di argini dal lato sinistro della riva del fiume”. 
Ma anche la Regione Puglia si è dimostrata inadempiente “sia rispetto alle promesse dell’ex ass. reg. Curcuruto, sia continuando a finanziare la stessa stazione unica appaltante vistosamente inadeguata”. 
Mentre invece 12 milioni di euro sarebbero arrivati alla Provincia di Taranto dal Governo per la sistemazione della rete di strade provinciali. 
Ed invece tutto tace sulle sponde del Lato, un silenzio cui si unisce anche quello Consorzio di Bonifica Stornara e Tara. 
Invasi inutilizzati alla confluenza della Lama di Castellaneta con il fiume Lato.
Lo spreco della risorsa idrica grida vendetta per i due grandi bacini inutilizzati costati circa 4 milioni di euro alla confluenza della Lama di Castellaneta, affluente del Lato”.
 Un quadro desolante quello dipinto, ma che tuttavia non scoraggia né impaurisce chi ha passato giorni e notti in una vallata che meriterebbe ben altra fama, per la dolcezza e bellezza del paesaggio. 
C’è qualcosa di più profondo in questa vicenda che va oltre il disservizio” dicono i resistenti “è il disprezzo per le nostre richieste, il costringerci a percorrere strade inagibili ed a dire anche grazie perché non ci multano”. 
Quindi soddisfazione per l’accordo sottoscritto in Regione, per l’appalto bandito da 1,3 milioni di euro, per i fondi statali messi a disposizione per la manutenzione straordinaria delle provinciali, ma battaglia per affermare due  principi. 
Non solo risolvere definitivamente il problema ma anche ottenere che il male oscuro che sta sotto sia avvertito dalla gente, l’obiettivo ultimo è una nuova classe dirigente locale che sia capace, onesta e disposta a servire”.

QUOTIDIANO DI PUGLIA Edizione di TARANTO