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venerdì 27 marzo 2015

VERGOGNA ASECO, METALLI ED IDROCARBURI NEL COMPOST “PURA TERRA”.

Aseco - GINOSA contrada Lama di Pozzo.
Una delle fasi della lavorazione del compost
QUOTIDIANO DI PUGLIA 24 MARZO 2015
di Nicola NATALE

Metalli ed idrocarburi nel fertilizzante che avrebbe dovuto essere assolutamente “eco-compatibile e naturale”. 
Lo hanno scoperto i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Lecce ponendo sotto sequestro preventivo l’impianto di compostaggio Aseco in contrada Lama di Pozzo a Ginosa. L’indagine dei militari specialisti in reati di tipo ambentale  è il frutto parziale di una lunga attività investigativa che ora investe direttamente le posizioni di 8 dirigenti dell’Acquedotto Pugliese, titolare effettivo dell’impianto. 
Il depuratore di Ginosa in contrada Sierro delle Vigne.
L’impianto di Ginosa infatti era il recapito finale dei fanghi di depurazione di ben 23 Comuni soprattutto del Barese e naturalmente dei due depuratori ginosini che insistono uno nel comune madre e l’altro nella frazione marinese, nonché di altri Comuni vicini. 
L’Aseco si trova giusto al centro dell’ampio territorio ginosino, in una contrada popolata e intensamente coltivata che fin dall’inizio si era opposta in ogni modo al suo insediamento. Il progetto era stato realizzato da un imprenditore del Nord in collaborazione con soci locali per poi essere ceduto interamente ad Acquedotto Pugliese. Una soluzione che, anche a detta dei politici locali, avrebbe dovuto tranquillizzare tutti per la garanzia di gestione legale dell’impianto. 
Invece stando a quanto accertato dai Carabinieri e confermato dalle analisi disposte dal pubblico ministero della Procura di Lecce dr.ssa Elsa Valeria Mignone l’ammendante compostato misto è risultato non già un pregevole fertilizzante ma un “rifiuto” a tutti gli effetti poiché “non solo non conforme alla vigente normativa di settore” ma “realizzato con fanghi derivanti da reflui provenienti da insediamenti industriali ed artigianali e non solo da insediamenti civili”. 
Aseco - Ginosa. Una delle fasi del sequestro del compost presso lo stabilimento di contrada Lama di Pozzo.
Le concentrazioni di metalli ed idrocarburi totali sono state classificate “elevate” dando il via al sequestro di circa 1.000 metri cubi di ammendante già insacchettato e pallettizzato
Pronto cioè per ingannare quanti in buona fede l’avrebbero acquistato ritenendolo un prodotto più che sicuro per poter aumentare la dotazione organica dei propri terreni. 
Con un danno anche maggiore per l’ambiente in generale e non solo per i singoli terreni poiché le alte concentrazioni avrebbero con molta probabilità inquinato le matrici del suolo e le acque sotterranee. Se l’ipotesi di reato verrà confermata anche nei successivi gradi di giudizio, si tratta di un tradimento su tutta la linea di quella mission ambientale che Aseco e il suo gruppo dirigente avevano sempre dichiarato di perseguire. 
Vero è che i proprietari delle abitazioni e delle imprese agricole circostanti non avevano mai smesso di contrastare e di denunciare l’Aseco per le emissioni odorigene che soprattutto d’estate rendevano invivibile la contrada, contribuendo al deprezzamento di tutta l’area. 
Quanto scoperto però getta nuova e diversa luce e avvalora la decisione del Consiglio Comunale presa a maggio scorso di negare l’autorizzazione alla “ri-funzionalizzazione ed all’ampliamento”. Nelle intenzioni dell’Aseco la concessione dell’ampliamento era la giusta contropartita per chiudere totalmente il ciclo delle lavorazioni ed impedire così la fuoriuscita dei miasmi.
L’amministratore unico della società l’ing.  Vincenzo Romano aveva ribadito allora la strategicità e l’importanza delle rete di stazioni di recupero dei fanghi di depurazione che si andava costruendo in Puglia. 
Ed ora che cosa accadrà a quella di Ginosa? E soprattutto, dove andranno ora i fanghi di depurazione dei depuratori attivi? 
Si tratta di una delle indagini più delicate ed importanti degli ultimi anni poiché tocca settori nodali del ciclo dei rifiuti pugliesi.
L’impianto ginosino raccoglieva liquami provenienti da Bari, Barletta, Altamura, Gioia del Colle, Canosa, Castellana Grotte, Polignano a Mare  solo per citare alcuni dei centri più rilevanti.
QUOTIDIANO DI PUGLIA 24 MARZO 2015