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venerdì 1 novembre 2013

DIVANI IN CRISI /IL SINDACO DI GINOSA CHIEDE DI INCONTRARE DI PERSONA PASQUALE NATUZZI.


Natuzzi- Ginosa: l'incontro del cons.reg. Lospinuso, del sindaco Vito De Palma e dell'ass. al lavoro Mario Toma con alcuni operai all'uscita del turno pomeridiano (ph erasmo mazzone)
di Nicola NATALE
L’intento era quello di parlare agli operai Natuzzi all’uscita del loro turno. 
Per far capire che la non-soluzione trovata per Ginosa non sta bene all’amministrazione comunale. 
Ieri, presso lo stabilimento di Ginosa il sindaco Vito De Palma, il consigliere regionale Pietro Lospinuso e l’assessore al lavoro Mario Toma li hanno incontrati per ribadire la loro volontà di chiedere lumi sul futuro dello stabilimento di Ginosa. 
In una parola di non arrendersi alla sua chiusura e di voler incontrare di persona l’imprenditore pugliese “leader mondiale nel segmento dei divani in pelle”. 
Ma soprattutto di voler entrare nella cabina di regia che controllerà l’attuazione dell’accordo. 
Una riunione di questa cabina è prevista per il prossimo 6 novembre a Roma, presso il ministero dello sviluppo economico, nella cui sede da anni si compongono le principali crisi industriali italiane. 
La conferenza giunge a una settimana dalla risposta di Pasquale Natuzzi, presidente ed amministratore delegato del gruppo omonimo all’appello del sindaco a ritardarne la chiusura. 
Da sx il cons.reg. Pietro Lospinuso,
il sindaco Vito De Palma e l'ass.reg. Mario Toma
davanti ai cancelli dello stabilimento Natuzzi di Ginosa (ph erasmo mazzone)
De Palma gli chiedeva “un segnale forte e di grandissima solidarietà in un momento di grande difficoltà”. 
Come è noto Ginosa è stata colpita lo scorso 7 Ottobre da piogge alluvionali che hanno provocato quattro vittime e ingenti danni alle infrastrutture ed all’agricoltura, fino a qualche anno fa polmone economico del territorio. 
Ma l’industriale di Santeramo in Colle aveva risposto che ritardare ancora l’avvio del piano avrebbe pregiudicato anche gli altri stabilimenti, anch’essi interessati da drastici ridimensionamenti. 
L’unico però a chiudere è lo stabilimento di Ginosa, salvato in extremis quello di Matera Jesce1. 
Per questo il sindaco del comune all’estremo versante occidentale della provincia di Taranto ha detto di volerlo incontrare de visu, per chiedere quello che tutti gli operai si chiedono: esistono davvero le new.co.? Chi c’è dietro, cosa produrranno, quanto pagheranno? 
Gli operai in esubero si chiedono soprattutto se perderanno tutti i diritti acquisiti “in questi anni di sacrificio per il gruppo”. 
Sono tante le domande che circolano nella testa degli operai e le bacheche virtuali traboccano di discussioni accese. 
Inclusa una petizione che chiede di sottoporre a voto segreto l’esito dell’accordo definito storico ma che manda a casa 1506 persone. 
Ginosa paga il conto più salato perché perde lo stabilimento nel quale lavorano circa 400 persone, una portaerei piazzata nel centro della zona artigianale in contrada bandiera. 
La palla ora passa al quartier generale di via iazzitiello a Santeramo in Colle, nella sede che gli operai sono abituati a chiamare la centrale.