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martedì 30 giugno 2015

LATERZA, GIUSEPPE CALABRIA, IL SOLDATO RITROVATO DOPO 65 ANNI.


Da sx Giuseppe Calabria e Vito Gennaro Calabria, entrambi di Laterza.
Partirono ventenni nel 1940 e non tornarono più. Erano dispersi.
QUOTIDIANO DI PUGLIA 28 GIUGNO 2015*

di Nicola NATALE

Una storia che emerge piano da un passato lontano. 
Poi i contorni si fanno nitidi e prendono le sembianze di un anziano signore che racconta, con voce piana, fatti che a noi sembrano lontanissimi. 
Suo padre e suo zio morti in guerra, anzi peggio, dispersi. Per lungo tempo nessuna notizia dei due. 
Poi la svolta, prima per il fratello più piccolo Vito Gennaro nel 1986, poi quella inattesa di questi giorni per Giuseppe Calabria, il primogenito. 
Siamo a 65 anni dalla fine della IIª guerra mondiale e da Koszalin, una città all’estremo nord della Polonia, ad una dozzina di chilometri dal mar Baltico una fossa comune fa presagire il rinvenimento dei poveri resti di Giuseppe Calabria. 
Giuseppe Calabria.
Ritrovato dopo 65 anni a Koszalin (Polonia)
Era partito a vent’anni esatti, lui nato nel 1920 e che già allora, come si usava, aveva iniziato a imparare il mestiere del fabbro. La sua bottega era quella dei Traetta sulla via per Matera, ormai chiusa. 
Ben altri ferri lo attendevano e fu uno dei tanti giovani soldati inviati nella campagna italiana di Grecia. 
Lì, racconta ancora Francesco Calabria il nipote, riuscì anche ad incontrarsi con il fratello Vito Gennaro di stanza in Albania. Era la temporanea libertà seguita all’armistizio dell’8 settembre. Fu una visita breve possibile grazie al fatto che Vito Gennaro, il fratello più piccolo, era in amicizia con l’autista di un ufficiale che gli concesse l’uso dell’auto. Una mezza giornata fatta di racconti intensi e probabilmente un ultimo abbraccio fugace, dopo di allora il destino dei due fratelli fu segnato. 
Altri soldati di Laterza, centro del Tarantino in Puglia, invece furono più fortunati: riscirono a tornare alla città natìa, alcuni a rifarsi una vita altrove. 
Dopo quella notizia così vaga, giunta chissà come, probabilmente i due furono costretti a continuare la guerra così come l’Italia l’aveva iniziata: al fianco dei Tedeschi. 
In quel periodo le informazioni sono ancora più vaghe, inizialmente si disse addirittura che potevano che erano dispersi in Russia, comunque non lontanissima dalle città polacche in cui i due fratelli finirono. 
Francesco Calabria,
figlio di Vito Gennaro e nipote di Giuseppe
Francesco non solo non ricorda il volto dello zio, ma nemmeno del padre che poté incontrarlo una sola volta quando aveva cinque mesi. Cosa normalissima in tempo di guerra, ma che a noi, dopo 65 anni di pace, appare in tutta la l’insensatezza e crudeltà. 
Nel frattempo su Giuseppe Calabria sembrava sceso l’oblio, come sui tanti soldati e civili morti per ragioni che solo la propaganda faceva sembrare sensate. 
Dalla voce del nipote Francesco riemergono facce, volti, nomi e soprannomi di laertini inviati in Grecia. Ma anche di donne laertine che avevano sposato altri soldati che gli riportavano brevi, parziali notizie di questa sua famiglia smembrata dalla guerra e ridotta in povertà. 
Una in particolare che aveva sposato un soldato di Matera, gli aveva riportato la notizia di esistenza in vita di suo zio. Un ragazzo che aveva fatto appena in tempo ad avere una sua fidanzatina, ad aprirsi alla primavera della sua esistenza. Per poi essere trascinato dalle sponde calde del mar Jonio alle rive del mar Baltico in un susseguirsi di vicende ormai racchiuse in documenti che solo gli storici consultano. 
Della sua famiglia rimane solo Antonio, il terzogenito di 88 anni, il quale non fece il militare, una sorta di “gentilezza” nei confronti di una famiglia che aveva pagato a carissimo prezzo la semplice casualità di avere due figli ventenni allo scoppio della seconda guerra mondiale. 
Ma” conclude Francesco Calabria “la sua esperienza così tragica, anche per i miei nonni, il non ritorno di mio padre che fu causa del dolore vivissimo di mia madre, spero termini con il rientro definitivo delle sue spoglie, anche ad opera del Governo”.

* Si ringraziano oltre ai testimoni diretti anche Giovanni e Sabrina Sannelli senza il cui contributo questi articoli non avrebbero potuto essere scritti.
QUOTIDIANO DI PUGLIA 20 GIUGNO 2015