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mercoledì 21 aprile 2010

GINOSA AGAIN, NATURALLY.


Emigrare dal Veneto alla Puglia,  precisamente da Venezia Lido a Ginosa (Taranto).
E’ la storia di Rosa Natale, fisioterapista prima al Medical Centre di Bari per 6 anni e poi per 8 all’Ospedale Neuroriabilitativo “San Camillo” di Venezia. Ma nata a Ginosa, al confine tra Puglia e Basilicata nel 1969. La notizia ha dello sconvolgente poiché il verso migratorio è giusto al contrario. Si va da Sud al Nord, non viceversa. 
In Puglia, nonostante i Contratti Etici introdotti dalla Regione per spingere i cervelli pugliesi a farvi ritorno dopo il finanziamento dei loro Master post laurea, il lavoro qualificato scarseggia. 
Lo scarso tessuto produttivo, ulteriormente sfibrato dalla crisi e dalla globalizzazione, finisce per dare opportunità a pochi noti, anche provenendo dall’Università di Bari dove Natale si è formata. 
Nel 1990 il Corso per fisioterapisti era una Scuola diretta a fini speciali dal Professor Gianfranco Megna, della Facoltà di Medicina e Chirurgia presso il Policlinico.
Perché è tornata?
Sono partita con l’idea di ritornare in Puglia. Il pendolarismo sanitario non è una soluzione quindi volevo formarmi e poi spendere al Sud, possibilmente nel mio paese, la mia professionalità.
Impossibile fare tutto qui?
Qui non mi è stata offerta la possibilità di lavorare in una Struttura di Neuro Riabilitazione, a Venezia invece bastò nel 2000 un semplice colloquio. 
Era un mio sogno nel cassetto: la mia formazione universitaria è di tipo neurologico. 
Va aggiunto però che mi sono finanziata da sola la mia ulteriore formazione grazie all’impiego tra il 1994 e il 2000 presso la Medical Centre di Bari. 
Ho investito così i miei guadagni. Quindi i giovani che hanno usufruito di un finanziamento post laurea sono stati molto fortunati, poiché la formazione professionale è molto costosa.
Ma come ha fatto a ri-trovare lavoro?
Semplice caso, come del resto i lavori precedenti. 
La struttura presso la quale ora lavoro, il Physio Center Fasano di Cassano delle Murge (Bari), ha valutato correttamente il mio curriculum. 
Dalle mie parti invece era considerato decisamente sovradimensionato: troppi corsi. 
In più molti consideravano una follia lasciare un lavoro a tempo indeterminato. Ho dimostrato che non era così. Inoltre dalle nostre parti i rapporti interpersonali sono più vivi, è una cosa che sarà bene conservare, poiché corriamo verso una omologazione che non mi piace. 
(world press riproduzione riservata)