DIGITA LA TUA MAIL QUI PER GLI AGGIORNAMENTI

martedì 11 novembre 2014

LA MIA PERSONALE, DISCUTIBILISSIMA IDEA DI VINO.


Vigneti Natale: un grappolo di primitivo
in Cassano delle Murge (Bari).
di Nicola NATALE
Produrre vino oggi non é spremere l’uva. 
Significa recuperare un rapporto con le nostre campagne, con la nostra terra ed anche farsi delle domande sul modo in cui viviamo oggi.  
Su come scegliamo di nutrirci e di produrre quello che usiamo per mangiare e bere. 
La sparo grossa: il vino oggi è più un pretesto che un alimento. Un gioco più che una necessità. Quando, agli inizi del 2000, decisi di re-impiantare assieme a mio padre il vigneto a spalliera a sua volta impiantato da mio nonno materno, non pensavo che quella passione mi avrebbe condotto così lontano. Come per molte altre famiglie di estrazione contadina, era per noi naturale non abbandonare un vigneto le cui uve erano parzialmente acquistate da decenni dalla stessa famiglia. 
Un vigneto dal quale noi stessi avevamo sempre ottenuto un primitivo eccellente che si distingueva per il suo carattere secco ed elegante rispetto a quello dolce e sinuoso dei vigneti a primitivo allevati in Ginosa. 
Una delle fasi della cura di un vigneto: la selezione dei rami detta potatura verde.
La gioia della vendemmia era condivisa con dieci, quindici persone di ogni età e dal capostipite di quella famiglia altamurana, Vittoriano, di cui ricordo i brevi, intensi discorsi con mio nonno Nicola. Li vedevo fermi al limitare del vigneto, sotto gli alberi d’olivo, mentre gli altri si affrettavano a tagliare i grappoli. 
Oggi quella tradizione che ricordo con affetto e nostalgia non si ripete più, ma qualcos’altro l’ha sostituita. 
Alcuni miei carissimi amici romani mi hanno chiesto di partecipare alla prossima vendemmia infondendomi nuovo entusiasmo. 
In città (mediamente) apprezzano molto il vino e chi lo produce, molto più di noi popolazioni ex contadine che, per una serie molto numerosa e comprensibile di fattori, lo snobbiamo. 
Va detto che il consumo di vino oggi è in fortissimo cambiamento: da alimento accessorio quotidiano a bevanda eventuale legata a momenti di festa e di svago. 
Chiaro che il consumo scenda ogni anno e non si abbia più bisogno di quelle estensioni e di quelle rese considerate indispensabili fino a qualche anno fa. 
Si tratta di produrre quantità limitate di qualità eccelsa. Per questo avremmo bisogno tutti (produttori e consumatori) di conoscere maggiormente l’enologia. 
I produttori per confezionare un prodotto migliore nei casi in cui l’annata non sia buona, i consumatori  per imparare a riconoscere e premiare un prodotto fatto con qualità ed etica. 
E’ un aspetto per nulla secondario nel consumo odierno e consapevole di una bevanda dalla storia così ricca, lunga e complessa. 
Negli ultimi tempi ci si impegna anche a recuperare i vitigni tipici del territorio. Grazie ad una lunga selezione ed adattamento questi ultimi danno subito i risultati migliori senza aver bisogno di particolari concimazioni o trattamenti. 
Ma, al di là degli aspetti della coltivazione che pure appassionano tantissimo i coltivatori e gli amanti del vino, metterei l’accento su quell’immagine del vino che oggi i media ci trasmettono. 
Fiorichiari Plates in Brera (Milano)
Non solo ritrovi più o meno radical-chic in cui sorseggiare vini costosi e di grande tradizione, ma anche semplice convivialità di veri amici che si riuniscono attorno ad una buona tavola ed ad un buon bicchiere.
Dico bicchiere perché chi fa un discorso di quantità è molto lontano dal modo di bere e dall’accesso al mondo del vino che i vignaioli vogliono proporre. 
La conoscenza del prodotto, della maniera in cui è ottenuto - quando non direttamente del produttore - diventa perciò essenziale per assicurarsi l’artigianalità del procedimento e il suo legame effettivo con il territorio. 
E’ una maniera come un’altra per assicurarsi la cura delle campagne e la bellezza del territorio mediterraneo celebrata più dalle immagini che nella nostra pratica di ogni giorno. E in fondo anche perché, come diceva Johan Wolfgang Gohete, “la vita è troppo breve per bere vini mediocri”.
Primi approcci alla promozione del vino. Ottobre 2002 (photo Erasmo Mazzone)

Nessun commento:

Posta un commento