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lunedì 30 luglio 2012

LATERZA, LA CURVET A RISCHIO. 40 ALTRE FAMIGLIE CON L'ACQUA ALLA GOLA.

di Nicola NATALE
Gli operai Curvet intervistati da Massimiliano Doro, giornalista di Net-unoTV

Non ci stanno gli operai della Curvet di Laterza ad essere dimenticati. 
Non ci stanno soprattutto perché la loro fabbrica, nata appena nel 2004 con fondi della legge 181, rischia già di diventare una cattedrale del deserto. 
Loro sono in 40, ma la disillusione serpeggia e con questa la sensazione di non essere correttamente seguiti dalla politica, almeno da quella che conta. 
Si dicono invece soddisfatti di come la task force della Regione Puglia stia seguendo l’evolversi della loro vertenza. 
Ora c’è la presenza di una new.co., una nuova cordata di investitori il cui rappresentante è di Manduria che vorrebbe affittare lo stabilimento, ma di cui non si conosce esattamente l’affidabilità. 
Senza contare che i nuovi soggetti devono comunque raggiungere un accordo con la casa madre Curvet, proprietaria dello stabilimento e dei macchinari, desolatamente fermi nello stabilimento avveniristico sito in contrada Madonna delle Grazie.
La vertenza Curvet è un modello esemplare di come tanti stabilimenti al sud siano stati azzoppati volutamente, avendo mente e cuore commerciale nella casa madre, essendo appunto delle mere filiali operative, senza alcuna autonomia. 
La vicenda è resa particolare dal fatto che il loro prodotto, il vetro curvo di grandi dimensioni, sia richiestissimo sui mercati. 
Per alcune lavorazioni la Curvet è praticamente unica in Europa. 
Tuttavia la strategia perseguita dalla casa madre, le difficoltà finanziarie seguite ad uno sviluppo e delocalizzazione troppo veloci cui è seguita la grande crisi, hanno tagliato gradualmente le gambe allo stabilimento laertino. Che non è riuscito nemmeno a pagare nemmeno le forniture elettriche.
Un destino, dicono gli operai,  che avrebbero potuto evitare grazie alle commesse locali. 
Invece la priorità è stata sempre data alle commesse svolte per la casa madre e quasi mai ripagate.  
Così lo stabilimento che avrebbe potuto tranquillamente andare in attivo  ha iniziato "magicamente" a non essere remunerativo. E pensare che si lavorava addirittura su tre turni. 
Il punto ora è consentire anche a loro di continuare la cassa integrazione e non arrivare alla mobilità.  Mobilità che è l'obiettivo sia della proprietà per interrompere ogni rapporto lavorativo e conseguentemente ogni obbligo,  sia dei presunti nuovi investitori che usufruirebbero delle agevolazioni di legge per aver riassunto operai di fatto disoccupati.
Nel frattempo la situazione è peggiorata. I 40 della Curvet  non ricevono da due mesi i loro ratei e la situazione si fa sempre più incandescente. 
Spunta anche la proposta di far diventare autonoma la Curvet di Laterza dalla azienda madre di Colbordolo in provincia di Pesaro. 
Buona possibilità a quanto pare ostacolata dalla stessa casa madre che difficilmente consentirebbe l’apertura di una concorrente diretta, sia pure in un mercato molto vasto. Anche perché è la legittima proprietaria di stabilimenti e macchinari. 
Paradossalmente Invitalia - e per esteso lo Stato - non ha nessuno strumento giuridico realmente operativo per controllare l'adeguatezza degli investimenti fatti rispetto ai capitali finanziati e chiederne la restituzione sotto forma di stabilimento e macchinari in caso di fallimento della prospettiva occupazionale.
C’è anche qui ancora bisogno di almeno un anno di cassa integrazione straordinaria. 
Al momento è l’unica soluzione possibile per non dare un altro micidiale colpo all’economia locale.

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