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sabato 18 ottobre 2014

NATUZZI,SCIOPERO DA LUNEDI’. SI PROFILA L’INCUBO MOBILITA’ PER 1.500 OPERAI.


QUOTIDIANO DI PUGLIA 17 OTTOBRE 2010
di Nicola NATALE
Per intanto è sciopero. 
Non si sono fatte attendere le reazioni dalle fabbriche dopo le infuocate assemblee svoltesi ieri negli stabilimenti pugliesi e lucani del gruppo Natuzzi all’indomani del mancato accordo romano. 
Da lunedì 20 ottobre i sindacati hanno proclamato lo sciopero per quattro ore con raduno alla “centrale” di Santeramo da dove si prendono le decisioni operative ed è ubicato anche il centro stile. I contratti di solidarietà, per il momento, non ci saranno mentre da Santeramo in colle anche il sindaco Michele D’Ambrosio (pd) avvisa: “accordo di programma e contratti di solidarietà vanno insieme, se cade uno l’altro non regge”. 
E’ una situazione molto intricata e che sta facendo decidere più di uno ad abbandonare definitivamente la scialuppa al suo destino. Le bacheche infatti ospitano più di qualche mesto addio a quella che per molti era stata considerata l’azienda della vita. 
Invece la crisi colpisce duramente i divani “del marchio di arredamento più riconosciuto al mondo tra i consumatori di beni di lusso”. 
Natuzzi - lo stabilimento di Ginosa
chiuso nel novembre 2013
Ieri anche i dipendenti dello stabilimento di Ginosa (il primo ad essere sacrificato dopo l’accordo di programma ormai inattuato) hanno partecipato all’assemblea dello stabilimento di Laterza ancora attivo seppur con diversi cambiamenti rispetto all’epoca del pieno regime produttivo ed alla destinazione iniziale per cui fu concepito. 
Nel frattempo si moltiplicano gli sforzi per scongiurare il fermo produttivo anche se ormai gli inviti alla mediazione ed alla responsabilità non riescono più a frenare lo scoramento e l’irritazione dei lavoratori. 
Azienda e sindacati, pur avendo abbandonato il tavolo della trattativa a Roma presso il ministero proveranno a sentirsi per far rientrare lo stato di agitazione, come molte altre volte è successo.
Questa volta tutto appare diverso poiché l’impresa farà partire una nuova richiesta di cassa integrazione senza anticipo aziendale per un anno e senza la controfirma delle parti sociali. 
Dopo tanti anni, ed in questo contesto generale, c’è il rischio che il ministero del Lavoro non approvi, rendendo quasi obbligata la strada della mobilità per 1.500 persone. 
Molte di più quindi delle circa mille attualmente in cassa integrazione a zero ore. 
Natuzzi, le reazioni al mancato accordo sulla riduzione del costo del lavoro.
Quotidiano di Puglia 17 ottobre 2014
Il tutto ruota attorno alla riduzione dei costi del lavoro ed ai contratti di solidarietà necessari per far rientrare in fabbrica il maggior numero possibile di persone. 
Il costo per minuto, secondo quanto riferito da alcune fonti, si attesta intorno agli 0,85 euro per minuto e per competere efficacemente dovrebbe scendere alla metà. 
Ciò implica una riduzione di salario difficile da accettare per i lavoratori con livelli più alti e con più anzianità come quelli di Santeramo Jesce. 
Si oscilla da un minimo di 90 euro a duecento euro ed oltre. Contrasti si registrano anche sulla rotazione dei lavoratori all’interno degli stabilimenti e sull’anticipo della cigs. 
Il rischio per molti è di rimanere senza nessun reddito per mesi ed è sopratutto questo che contribuisce a rendere sempre più incandescente la situazione. 
Si cerca quindi freneticamente di trovare un compromesso tra le diverse, spesso opposte esigenze. 
Senza un nuovo accordo (carta straccia ormai gli altri precedenti) salirebbe a 1500 il numero degli esuberi. 
Toccando forse anche il migliaio di dipendenti  ancora al lavoro negli stabilimenti italiani del gruppo quotato a Wall Street.

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