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domenica 20 luglio 2014

MATERA, “APPESI A UN FILO” MA DECISI A RESISTERE.


Matera  "Appesi a un filo" Collettiva di Pittura di Leonardo Calabria, Antonio Linde, Nunzio Perrucci

di Nicola NATALE
Con tutta probabilità non finisce il 19 luglio*. 
Parliamo della collettiva di pittura e scultura in corso a Matera presso lo Studio Arti e Mestieri che vede protagonisti Rocco Calabria, Nunzio Perrucci ed Antonio Linde.
Sono tre artisti diversissimi ma tutti, “appesi ad un filo” come tendono a sottolineare Antonio Contangelo e la curatrice Mirjam Caldarola. 
Va innanzitutto spesa una parola per il luogo di esposizione, in via della Scienza 24, nel cuore della zona paip, una delle zone produttive, lontane dal centro storico e dalla meraviglia dei Sassi. 
Una scelta che forse penalizza le visite casuali ma costringe a riflettere sul rapporto tra economia materana ed arte. Anche al di là dell’invettiva che campeggia tra le opere di Perrucci, classe 1930, sulla presunta debolezza della candidatura di Matera a capitale della cultura nel 2019. Debolezza derivante proprio dal “non avere le qualità di città d’arte”.
Matera - la sezione dedicata a Nunzio Perrucci
Perrucci, con la consapevolezza di aver elevato il suo grido artistico già dagli anni ’60, di arte ne ha prodotta tantissima, visibile tra l’altro nel suo “museo d’arte d’oggi” in via Piave, sempre a Matera. 
Le opere in mostra in questi giorni rientrano a pieno titolo nella sua visione che contempla “il vivere e il non vivere” lanciando l’ennesimo allarme sull’oscurità dei tempi e sulla mancanza dell’“arte nuova”. 
I suoi quadri così come la scultura esposta raffigurano mondi all’incontrario, rovine cadenti, maschere le cui aperture ci ricordano occhi pensosi, preoccupati di quanto accade. Rari i mondi colorati.
"Appesi a un filo". Un'opera di Rocco Calabria
Tutt’altra storia per Rocco Calabria di Ginosa, la cui tormentata storia personale, non gli ha fatto scordare il canto della natura. 
Calabria, con i suoi sessant’anni compiuti a maggio del 2014, non è stato piegato dalle sofferenze psicologiche che fin da ragazzo lo accompagnano.
Nelle sue opere c’è ancora l’allegria dei covoni, il respiro del mare, la pace al ritorno dalle fatiche. Persino la citazione del “Tre maggio 1808” di Francisco Goya, con la fucilazione degli spagnoli da parte delle truppe napoleoniche non riesce ad abbattere la fiducia nella natura di Calabria, perso in paesaggi bucolici o nel ricordo della sua infanzia trascorsa a Marina di Ginosa.
Resta l’interrogativo sull’esistenza che i suoi occhi esprimono e che sembrano riprodotti nei suoi personaggi. Provate a non sentire la domanda espressa: è impossibile.
La riproduzione del "Tre maggio 1808" di Francisco Goya dipinta da Rocco Calabria
Più rinfrancante la visione delle opere di Antonio Linde, artista nato a Godella in Spagna nel 1945. 
Dei suoi viaggi per il Mediterraneo, in Europa, India e Messico riporta soprattutto i colori allegri, accesi, solari. Ma non solo. Le sue opere, zeppe di elementi simbolici, come archi, angeli, piramidi e tigri fanno diretto riferimento al mondo ancestrale. Insomma tre pittori, tre mondi, dove non ve li aspettereste.
*Orario visite tutti i giorni ore 10:00-13:00 e 18:-20:00

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