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lunedì 31 marzo 2014

L’INCREDIBILE VICENDA DELLA MIROGLIO. IN 180 SI AFFIDANO AD UNO SPOT SUL WEB.


Il link al video diffuso sul web e ripreso anche dal Quotidiano di Puglia
QUOTIDIANO DI PUGLIA 30 MARZO 2014
di Nicola NATALE
Ancora una volta, sono stati i “miroglini”  a prendere in mano il loro destino. 
E lo hanno fatto con un video realizzato da uno di loro, Massimo Doro, per dire che, se si vuole, si può ancora produrre in Italia e più specificatamente al sud. L’annuncio di un intero grandissimo stabilimento disponibile a costo zero a Ginosa, in provincia di Taranto, ha fatto il giro del web ed è poi approdato grazie a Corrado Cenci, un altro ex dipendente del gruppo Miroglio di Alba (Cuneo) al tg3 nazionale. 
Ora il gruppo di ex dipendenti denominatisi appunto miroglini, si sta dando da fare per cercare traduttori affidabili. Perché gli imprenditori, quelli che davvero hanno la solidità finanziaria, non é detto che parlino italiano. 
L’annuncio è un vero e proprio spot che in meno di tre minuti dà le coordinate principali dello stabilimento che fino al 2009 è stata la sede della “filatura e tessitura di puglia”, un investimento del gruppo piemontese Miroglio finanziato con i fondi della legge 181 del 1989 per la reindustrializzazione delle aree di crisi siderurgica. 
Reindustrializzazione che in cambio di 48 miliardi a fondo perduto e 56 a tasso agevolato promise e realizzò l’assunzione a tempo determinato di circa 450 dipendenti suddivisi tra lo stabilimento di Ginosa più grande e quello di Castellaneta, sempre in provincia di Taranto, più piccolo. 
Anche quest’ultimo è in via di acquisizione da parte del comune di Castellaneta per concorrere al ritorno al lavoro dei circa 180 dipendenti rimasti, quasi tutti quarantenni. 
Dal 1996 anno dell’avvio della produzione al 2009,  le fila si sono assottigliate, alcuni sono passati alla vicina sede ginosina della Tbm, produttrice anch’essa di tessuti greggi, altri hanno deciso di intraprendere altre strade.
Per 180 di loro però la fabbrica è entrata nel sangue, ha costruito la loro identità e in nessun modo hanno voluto perderla, nemmeno quando “la portaerei” come la chiamava Giampiero Calorio uno degli storici dirigenti dello stabilimento è affondata sotto i colpi della globalizzazione spinta e della decisa sterzata del gruppo verso la valorizzazione commerciale dei suoi asset (2mila negozi monomarca, 8 marchi nel settore pret a porter e fast fashion). 
Da allora la politica è entrata a mani basse nello stabilimento (non che prima non ci fosse) ed è stato un susseguirsi di colpi di scena prima con gli annunci tesi prima a ritardare il fermarsi dei telai che producevano a ciclo continuo, poi a cercare nuovi investitori attraverso tutti i canali possibili. 
Ministero dello Sviluppo- Roma
Da quello ufficiale, presso il ministero dello sviluppo attraverso la regia della unità gestione vertenze a quelli informali messi a disposizione dall’azienda piemontese attraverso la Wollo, una società di consulenza specializzata in questo tipo di resurrezioni industriali. 
E sotto gli occhi sempre attenti, dei miroglini sono passati, i progetti industriali di Intini, Be4Energy, Marcolana e Q.bell per parlare solo di quelli avallati ufficialmente anche dalla task force regionale. 
Tutti interrotti clamorosamente quando le verifiche e gli impegni sono andati sul concreto. 
Anche perché c’è da riassumere in maniera prioritaria ed esclusiva (e a tempo indeterminato) i centottanta volenterosi che in tutti i modi hanno difeso lo stabilimento da speculatori di ogni risma, con l’occhio attento agli incentivi regionali piuttosto che a determinare un nuovo indirizzo produttivo di questa ennesima cattedrale non nel deserto, ma nel bel mezzo di terreni agricoli fertilissimi. 
L'articolo del Quotidiano di Puglia
Dal 13 marzo 2014 lo stabilimento è ufficialmente di proprietà del comune di Ginosa, con tanto di atto notarile. Insediarsi in contrada girifalco, area agricola divenuta industriale grazie ad una legge regionale ad hoc, sarebbe un affare suggeriscono gli ex operai, anche per la presenza di una cabina primaria di trasformazione e di un punto di immissione per la produzione di energia elettrica. 
Punto non indifferente lo stabilimento può essere spezzettato in circa dieci unità produttive che potrebbero davvero diversificare la monocoltura tessile senza alcun indotto portata da Miroglio. L’obiettivo é dare una nuova speranza a questi quarantenni tenaci che hanno assicurato record produttivi e turnazioni su ventiquattro ore trovandosi poi nel bel mezzo della loro vita lavorativa a guardare malinconicamente le lettere “filatura e tessitura di puglia” staccate una ad una dal muretto di cinta dell’ingresso. 
E’ una storia che merita di avere un lieto fine. 
Per il momento però è tutto fermo alle “due, tre imprese" che secondo l’assessore regionale al lavoro Leo Caroli "avrebbero i criteri finanziari ed industriali per insediarsi”
Gli altri imprenditori che in maniera informale hanno contattato gli ex operai autori del video non sono usciti allo scoperto ed i primi a tutelare il riserbo sono proprio i miroglini. 
La fase è troppo complicata, le delusioni troppe per dare in pasto ai media nuovi nomi, senza ancora un valido progetto industriale. Perché è a quello che mirano nonostante tutto.

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