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sabato 1 marzo 2014

I LIONS: "SALVIAMO LA GRAVINA". APPELLO PER IL CASTELLO: “E’ IN PERICOLO”.


Giambattista Sassi, archeologo
QUOTIDIANO DI PUGLIA 28 FEBBRAIO 2014
di Nicola NATALE
Continuano la serie di incontri sull’emergenza in gravina di Ginosa. L’ultimo, mercoledì scorso, organizzato dal lions club ginosa “le gravine”. “La nostra gravina, ed altre del comprensorio, sono malate” ha esordito l’archeologo Giambattista Sassi. 
Per questo "va subito fatta una diagnosi, e il nostro progetto mira a questo”. Già dal 2010 ci fu un inizio di monitoraggio poi conclusosi per mancanza di fondi. Poi nel maggio del 2013 l’amministrazione De Palma aveva presentato un progetto di albergo diffuso e di rigenerazione urbana all’eire (expo real estate) di Milano, per tentare di captare investimenti privati. 
L’alluvione del 7 ed 8 ottobre 2013, le piogge torrenziali del 1° dicembre, la chiusura di via matrice del 20 dicembre 2013 e il successivo crollo del 21 gennaio hanno reso evidente l’urgenza di un intervento immediato. 
Ma con quali fondi e con quali metodologie? 
Oltre novemila euro sono stati raccolti dai Lions (distintisi i club di Grottaglie e Gravina) per supportare le prime indagini di una squadra di volontari che ha iniziato il monitoraggio indispensabile degli immobili persi (12) delle cavità naturali e delle grotte scavate nella calcarenite. 
In realtà ha spiegato Sassi "il processo di dissoluzione della gravina è iniziato con il suo abbandono, sancito da un’ordinanza di sgombero del Casale dei primi degli anni ’60". 
L'emergenza gravina in un convegno all'Alcanices di Ginosa
I crolli pertanto sono avvenuti anche in questi anni e le foto hanno testimoniato in maniera impietosa lo scorrere del tempo e gli effetti dell’incuria. 
Per questo sono necessarie tecniche di indagine moderne (laser scanner 3d e droni) su cui si è soffermato l’architetto Ivan Risimini. 
Il tutto per ottenere una mappatura digitale dell’area, essenziale per chi avrà il delicato compito di recuperare l’area o almeno la fruibilità di via matrice e via burrone, arterie essenziali per accedere alle parti più interessanti e scenografiche della gravina di Ginosa. 
Bisogna individuare le criticità per non ripetere in fase di progettazione e riqualificazione gli errori dei decenni passati” ha rimarcato il geologo Sergio Ribecco. 
In pratica “la pianificazione territoriale non può essere lasciata agli accademici, ma deve essere la bussola nella gestione del territorio”. Pena il dissesto cui assistiamo. 
Il castello normanno di Ginosa ormai chiuso all'accesso
dai primi di febbraio del 2014
La soluzione è comprendere che gli interventi edilizi, sia nuovi che di recupero, vanno progettati tenendo conto delle caratteristiche dell’ambiente in primis la stabilità dei versanti e la natura carsica della gravina. 
Quindi rilevamento del terreno per arrivare ad un modello geologico, base dei successivi interventi. 
Di particolare effetto la relazione di Alessandra Mongelli della soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici della Puglia. Innanzitutto per l’appello a concentrarsi sulla regimentazione delle acque superficiali: tetti non impermeabili sono la prima causa di crolli e instabilità assieme a compluvi non in ordine. 
Il riferimento è tutto al Castello normanno (circa 1080 d.c.) il cui degrado murario, ponte di accesso compreso è evidente ad occhio nudo. E’ emergenza, perché ha detto la dott.ssa Mongelli “è un intervento molto complesso, anche per le altezze sul fronte della gravina che mettono in pericolo gli operatori”. Bisognerà inoltre “fare delle scelte su cosa è possibile salvare, anche con opere provvisionali”. Una responsabilità enorme che cade anche sulle spalle del sindaco (seduto in prima fila con il sindaco di Matera Salvatore Adduce) chiamato a gestire l’emergenza e a delineare il futuro, assieme agli altri soggetti competenti, soprintendenza in primis.
Emanuele Curti, Università di Basilicata
Dipartimento culture del Mediterraneo
LA VISIONE FUTURA PER LA GRAVINA
Come è stato efficacemente sottolineato “la gravina resta l’unico attrattore economico” ed è di “una tale ricchezza, una tale bellezza, esplosione di colori, di architetture, di paesaggio veramente difficile da trovare, deve essere considerata patrimonio di tutti”. 
E sull’esigenza di costruire nuove economie intorno ai beni culturali ha svolto il suo intervento il prof. Emanuele Curti, docente di archeologia all’università di Basilicata. Suo l’invito “a costruire un modello per la gravina di Ginosa”. “Anche i muri antichi sono muri, ma dobbiamo recuperare una loro funzione, i giovani devono essere messi in grado di creare imprese culturali”.
Quotidiano di Puglia 28 febbraio 2014

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