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mercoledì 5 febbraio 2014

CROLLA UNO STABILE ABBANDONATO DA TEMPO IN GRAVINA. Ma non bisogna cedere alla psicosi.


Al centro della foto di Angelo Cinieri lo stabile crollato.
Tempo fa si voleva avviare una carta del rischio e avocare al patrimonio pubblico
parte degli immobili abbandonati in Gravina.
di Nicola NATALE
Crolla un vecchio stabile in gravina e la psicosi si allarga. I quattro giorni di pioggia che hanno interessato Ginosa e dintorni hanno aumentato la sensazione di insicurezza. 
Finora la parola dissesto idrogeologico era quasi assente dal lessico dei ginosini comuni, ora spunta nei social network. 
Va detto che la palazzina sbriciolatasi lunedì scorso intorno alle sedici era una delle tante case abbandonate da tempo, piazzata a pochi passi dall’alveo della gravina. Pochi se ne sarebbero interessati se non fosse crollata. Questa casa aveva le classiche volte a botte, un’entrata principale e un balconcino affacciati sul greto. Si trovava a pochi passi da via Noci, raggiungibile da una delle strette vie che portano sul fondo della gravina.
E' del tutto naturale che manufatti vecchissimi e non manutenuti possano cadere, soprattutto se interessati, come è stato negli ultimi mesi, da piogge violente ed alluvioni.
Purtroppo "i tempi di ritorno di un evento simile si sono nel frattempo drasticamente abbassati" scrive   il geologo Francesco Montanaro sul numero di febbraio della rivista di categoria dei geologi pugliesi.  Il periodico dedica la copertina ed uno dei servizi centrali  proprio all’alluvione ginosina.
Ed individua tra "tra le cause predisponenti eventi pluviometrici estremi la diminuzione del numero di giorni di pioggia annui, la loro concentrazione in brevi periodi e il maggiore accumulo di energia termica ".
"Sotto questa prospettiva" dice Montanaro (e tutti speriamo che si sbagli) "anche l'evento eccezionale del 6-8 ottobre potrebbe rappresentare una "quasi normalità" nei prossimi decenni".
Cosa fare allora per salvare quel che resta?
Per la gravina di Ginosa ed i suoi tesori come la chiesa matrice del 1550 d.c. (quasi totalmente restaurata) ed il castello normanno del 1080 d.c. (in via di consolidamento e restauro) si invoca da anni un intervento massiccio, magari statale.
Finora sono stati possibili solo interventi particolari che, pur riportando alla luce antichi sentieri, rendendo visitabile il nucleo più antico, quello della gravina di rivolta, non hanno potuto intervenire sulle centinaia di immobili privati. 
Solo negli ultimi anni alcuni imprenditori hanno preso a considerare la gravina e il centro storico come possibile luogo di investimento ma il crollo del 21 gennaio in via matrice ha rimesso tutto in discussione. 
Finora non si conoscono in maniera ufficiale gli esiti dei numerosissimi sopralluoghi fatti da esperti di ogni tipo, dalla protezione civile al cnr fino ai vigili del fuoco anche nell’area del quartiere san Leonardo. 
Ci sono solo due cose sicure: ci vogliono denari ed il Comune non ne ha. 
Le immense cantine scavate nella calcarenite e le case costruite sopra di esse sono la tipicità unica della civiltà rupestre ma costituiscono anche un grosso rompicapo per i tecnici che si cimenteranno nel riconfigurare via matrice e via burrone, le strade maestre di accesso alla gravina. 
E’ per questo che da più parti si sollecita una visita del ministro dei beni culturali Massimo Bray, consapevoli dell’enorme importanza della conservazione di uno dei maggiori esempi di civiltà rupestre. Conservazione utile non solo ai fini culturali ma anche turistici.
L'articolo del Quotidiano di Puglia del 5 febbraio 2014
I PERICOLI NELLE NUOVE AREE

Ma non sono solo la gravina ed il centro storico di Ginosa ad essere minacciati dalla pioggia intensa: ha fatto eco l’ordinanza  di una settimana fa con cui il centro operativo comunale ha ordinato di consolidare un’immobile e relativo adiacente pendio naturale in via costa della crognola. 
Già dal giorno dopo i genitori dei bambini frequentanti la scuola “K.Wojtyla” o meglio "Giovanni Paolo II°" come da denominazione ufficiale, facendo riferimento ad una precedente ordinanza di sgombero hanno richiesto un incontro urgente al sindaco ed alla direttrice per essere rassicurati “sulla sicurezza e l’incolumità” dei propri figli. 
Da qualche parte la richiesta è stata bollata come “allarmismo” ma intanto una buona parte dei circa 40 bambini frequentanti ha cominciato a disertare il plesso. 
Nel dicembre del 2012  il cons. di minoranza avv. Cristiano Inglese depositò un’interrogazione alla quale sembra non sia mai stata data risposta scritta. 
A questa situazione si sono aggiunti da ultimo gli allagamenti in zona pip, le infiltrazioni d’acqua nel poliambulatorio che non ha problemi strutturali e persino nella sede comunale. 
Con le forti piogge le vetrate in vetrocemento che danno luce alle scalinate di accesso al municipio fanno entrare acqua e anche queste richiedono un intervento di manutenzione straordinaria appropriato. Il palazzetto dello sport invece, e finalmente dopo anni, non lascia più cadere acqua dal tetto quando piove. E’ un inizio dal quale ripartire, non c’è dubbio.

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