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venerdì 20 dicembre 2013

CONVEGNO CHOC. OSPEDALE DI CASTELLANETA A RISCHIO CHIUSURA.


Ospedale di Castellaneta. La grande piramide che caratterizza l'atrio.
QUOTIDIANO DI PUGLIA 19 DICEMBRE 2013
di Nicola NATALE
La gente è ancora incredula. 
Nessuno pensa che davvero l’Ospedale Civile di Castellaneta possa chiudere. 
Tantissimi lo criticano aspramente, si dirigono verso l’ospedale di Matera o il Miulli di Acquaviva (peggiorando i dati di mobilità passiva della asl di Taranto) ma sanno che l’edificio della piramide è lì. 
Con il coacervo indissolubile di alte professionalità, di ammirevoli abnegazioni unite a non pochi fattori critici, esplosi con il caso degli 8 decessi al reparto di cardiologia per inalazione di protossido di azoto al posto dell’ossigeno nel 2007. Reparto che è stato dunque uno dei primi su cui è caduta la mannaia e con il quale si voleva portare a nuova efficienza ed attrattiva tutto il nosocomio castellanetano. 
A parlarne in un convegno organizzato sabato scorso dall’associazione fpds-fidas è intervenuto anche l’ex assessore regionale alla sanità Tommaso Fiore, ora nuovamente direttore del reparto di anestesia e rianimazione del policlinico di Bari. 
Per tutti la conclusione è stata unanime: il presidio di Castellaneta non può chiudere, anche perché solo poco più di una decina di posti letto lo salvano dalla linea dei 120 posti minimi posta a base della decisione dal governo. 
La preoccupazione è massima tra le corsie castellanetane, “non altrettanta tra il bacino d’utenza elettivo del polo ospedaliero” dice l’avv. Gianvito Bruno coordinatore del polo della donazione. 
E’ per questo che alla causa si è prestata anche la parrocchia  Santa Croce di Laterza con il parroco don Oronzo Maraffa nell’ambito del sesto seminario della cultura della vita e della donazione. 
Il tema affrontato con il dott. Evaristo Dell’Aquila e il dr. Antonio Rinaldi direttore del reparto oncologia di Castellaneta è stato proprio quello del volontariato e della “spending reviù” in ambito sanitario. 
A sottolineare con la sua presenza la contarietà delle amministrazione a questo ulteriore storico taglio il sindaco Gianfranco Lopane che ha promesso “daremo battaglia”. 
Particolarmente esplosivo l’intervento del dr. Antonio Rinaldi che ha denunciato come il disegno di chiudere l’ospedale venga da lontano, non è stata un caso in questi anni è stata disposta “la riduzione da 120 a 100 posti letto”. 
Il convegno organizzato sabato 15 Aprile a Laterza. 
Per Rinaldi, apprezzatissimo nella sua quotidiana lotta contro la malattia per eccellenza che colpisce circa 700 persone all’anno a Taranto e provincia, il volontariato ha garantito un servizio che non sarebbe stato possibile con le sole risorse interne. Con gli studi clinici che si sono compiuti è stato possibile usare e testare farmaci costosissimi, avviare sperimentazioni e progetti. 
Ma l’oncologo non si è fermato alla alta geografia sanitaria: è sceso nel concreto di scelte sanitarie e politiche sbagliate. 
Denunciando lo spreco di risorse umane a Mottola e Massafra (piccoli ospedali ormai chiusi) con il personale che non va impinguare la scarsa dotazione organica di Castellaneta
Emblematico il caso dell’infermiera che dopo un periodo di lavoro a Castellaneta viene immediatamente ritrasferita a Massafra  dopo semplice richiesta. 
“A fare cosa?” sembra chiedere Rinaldi. 
E poi ancora macchinari mancanti che costringono malati gravi a vari spostamenti per l’asl con ulteriore spreco di risorse. Perché? 
Perché competenze, reparti e risorse sono spezzettati a seconda della geografia politica, non della buona sanità. “E’ qui che le associazioni per la tutela dei diritti dei malati possono e devono intervenire” aggiunge. “E’ questa la razionalizzazione?” continua a chiedere il dr. Rinaldi, appassionatissimo nel suo intervento. 
 Parole pesanti come il piombo, pronunciate in chiesa. 
A finire l’intervento del professor Fiore che ha rievocato i difficili giorni in cui era costretto a tagliare reparti e piccoli ospedali pur di fronte alle richieste pressanti dei sindaci. 
Gli uni a difendere la fetta di economia (e di elettorato) del proprio territorio, l’altro a razionalizzare una rete sanitaria non più sostenibile.

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