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martedì 31 dicembre 2013

CASTELLANETA / GAZEBO DEI 5 STELLE TRA I BAR DI VIA SAN FRANCESCO.


Il deputato Giuseppe Brescia (di Bari) a Castellaneta con alcuni attivisti del movimento 5 stelle  il 21 dicembre scorso

di Nicola NATALE
La prima rivoluzione è anagrafica. Non capita spesso di parlare con un deputato di trent’anni, come Giuseppe Brescia. Poi il look: jeans, giubbotto e maglia scura. 
C’è l’elemento classico (il gazebo) e c’è l’elemento tecnologico (le riprese in diretta video visibile sul profilo facebook, i costanti riferimenti ad internet). 
Per spiegare quello che la televisione non fa passare e i giornali non dicono dell’attività del movimento 5 stelle. 
All’appuntamento manca Giuseppe L’Abbate, deputato della commissione agricoltura e la platea é tutta per Brescia e per un attivista locale, Nicola Debellis. 
Il deputato divenuto di recente vicecapogruppo alla Camera è di Bari e porta un piccolo pezzo dell’esperienza romana. 
Qualcosa di molto diverso rispetto alla sua passata esperienza di educatore e di volontario di emergency. 
Il primo riferimento è alla restituzione della maggior parte dello stipendio dei parlamentari al fondo per la riduzione del debito pubblico per 1,5 milioni di euro. 
Il gazebo dei 5 stelle a Castellaneta
Un gesto simbolico per far capire che facciamo davvero quel che diciamo, ora altri 2,5 milioni di euro li destiniamo alle piccole medie imprese, anche qui per invitare gli altri partiti a farlo”. 
Poi il racconto del sit-in al Ministero per ottenere il decreto attuativo atteso da due mesi e la pressione dei cittadini con mail e telefonate che fa sbloccare tutto in due giorni. 
La partecipazione dunque, l’informazione attraverso la rete. 
Viene anche il turno delle lobby in azione durante la legge di stabilità, con “individui che si trovavano dovunque e per i quali abbiamo chiesto alla Boldrini di regolamentare gli ingressi, come avviene per qualsiasi cittadino”. 
“Finora un andazzo da tutti ritenuto normale
L’atmosfera si riscalda e immancabile arriva la stoccata contro i giornalisti che non racconterebbero la verità e la richiesta dello stop al finanziamento pubblico dell’editoria
Quei soldi andrebbero destinati a start up di giovani giornalisti che assicurino la pluralità d’informazione” mentre “in televisione abbiamo l’1,8% dello spazio, cosa inconcepibile visto che abbiamo il 25% dei voti”
Insomma nulla o poco verrebbe comunicato dell’attività dei parlamentari cinque stelle “fatti per governare, non per essere opposizione a vita”. 
Ci accusano di essere fascisti o comunisti, ogni occasione è buona per denigrare”. 
L’obiettivo di lungo corso, l’orizzonte “è quello della democrazia diretta”. 
Per ora si va avanti con i commenti alle proposte di legge, commentati, filtrati e fatti propri quando ritenuto opportuno. 
Si passa alla cultura, quindi all’esperienza specifica con cui Brescia si è misurato. 
Per il deputato 5 stelle e per il movimento si tratta di ritornare ad investire, fornendo “gli studenti di tablet e di insegnanti che sappiano usarli adeguatamente motivati”. 
Dire che si ritorna ad investire in cultura quando la somma destinata è di gran lunga inferiore a quella tagliata è una colossale bugia”. 
Già, e i fondi? 
Bisogna uscire dall’euro, riappropriarci della sovranità monetaria, l’unico rimedio per restituire competitività al nostro sistema, va tutelato il made in Italy e al contempo abolita l’irap, tassando le rendite finanziarie ritenute però intoccabili”.

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