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25 luglio 2013

NATUZZI TRATTATIVA COMPLICATA E VALUTAZIONI DIVERSE. GLI ESUBERI RESTANO

La sede del ministero dello sviluppo a Roma in Via Molise


di Nicola NATALE
Fumata nera dall’incontro romano sulla vertenza Natuzzi. Le posizioni restano distanti tra il gruppo leader mondiale nel settore dei divani in pelle ed i sindacati fillea cgil, feneal uil e filca cisl. 
L’incontro tecnico di ieri 22 luglio a Roma, presso il ministero dello sviluppo economico, dedicato alla produttività ed alla moving line (la catena di montaggio) era il primo di tre incontri destinati a snocciolare in tutti i suoi aspetti il nodo dei 1726 esuberi confermati dai dirigenti aziendali lo scorso 1° luglio. 
Il gruppo, con nove siti produttivi tra Puglia e Basilicata vorrebbe dismettere gli stabilimenti di Matera jesce 1 e Ginosa in provincia di Taranto, riorganizzare completamente la produzione allineandola ai costi globali, passare dal modo di produzione ad isola dove un singolo operatore realizza tutto il divano alla catena di montaggio e nel contempo mantenere in Italia una forza lavoro di circa 700 addetti. 
Il sindacato posto di fronte a questa prospettiva ha reagito con uno sciopero durato una settimana fino ad ottenere la sospensione della procedura di mobilità e l’apertura di un ennesimo tavolo di crisi presso il ministero di via molise, letteralmente ingolfato dalle crisi aziendali. 
Ieri la proposta aziendale è stata di portare il costo lavoro per minuto a settanta centesimi di euro, livello che consentirebbe ai restanti circa 700 addetti di conservare il loro posto di lavoro e salvarsi dalla mobilità che attualmente è solo sospesa. 
Un’arma carica in mano a Pasquale Natuzzi, il solo che abbia potere decisionali in un gruppo che dal 1959 è cresciuto a dismisura arrivando ad avere 6.616 collaboratori in Italia ed all’estero, giungendo persino a quotarsi a Wall Street nel 1993. 
Salvatore Bevilacqua, segretario regionale feneal uil
Il primo a commentare le quattro ore di incontro è stato Salvatore Bevilacqua della feneal-uil: “a fronte della riduzione dei costi del minuto lavoro ci deve essere una riduzione degli esuberi, anzi per quanto mi riguarda la partita deve chiudersi senza operai in mobilità”.  
Per Bevilacqua, segretario pugliese della feneal l’azienda con i costi del lavoro ridotti potrebbe dirottare sugli stabilimenti italiani un po’ di quell’80% di fatturato realizzato all’estero. L’azienda cioè dovrebbe produrre nel famoso distretto del mobile imbottito tra Puglia e Basilicata con capitale Santeramo in Colle  (Bari) non solo l’altissima qualità che però fa pochi numeri ma anche la qualità medio bassa realizzata “ad esempio in Romania per l’Ikea”
Insomma le premesse non sono magnifiche  anche per i successivi incontri previsti per il 25 ed il 26 luglio sempre a Roma dedicati alla gestione del personale eccedente. Più positiva la valutazione dell’azienda per la quale “le parti presenti al tavolo hanno presto atto della congruità degli elementi presentati con il passaggio dalle postazioni a celle alle logiche della lean manufacturing”. 
Cioè la produzione snella ispirata ai modelli di produzione toyota che però taglia del tutto Matera dalla produzione. 
Non a caso domani un incontro pubblico indetto dai sindacati è stato programmato in piazza cesare firrao alle diciotto nella città dei sassi. 
Pasquale Natuzzi,
presidente ed amministratore delegato dell'omonimo gruppo
L’azienda sul punto è chiara: “gli esuberi sono da considerarsi strutturali” e nei prossimi incontri si dovranno trovare “soluzioni congiunte per minimizzare il più possibile l’impatto sociale”
Al tavolo romano era presente con il dr. Castano del ministero anche l’ass. reg. al lavoro Leo Caroli per il quale Natuzzi non può pensare di intervenire solo sul costo di lavoro. “L’azienda deve intervenire anche sui costi del marketing, della logistica e della rete commerciale, a meno che qualcuno non pensi di produrre in Italia ai prezzi di Romania e Cina”. A questo dice Caroli la Regione si opporrebbe fermamente. 
La strada che l’assessore indica è “riportare in Puglia parte della produzione realizzata all’estero che compensi le ricadute occupazionali”. La Regione torna a battere quindi il tema dell’accordo di programma prima inseguito come soluzione ideale ed ora quasi snobbato dall’azienda. 
Ma cosa accadrebbe se non si giungesse a nessun accordo e Natuzzi procedesse ai licenziamenti senza alcun accordo? “Noi faremo la nostra parte, e nel caso anche le barricate” risponde  Bevilacqua.
L'articolo a tutta pagina e con riferimento in prima del Quotidiano di Puglia

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