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martedì 21 maggio 2013

LATERZA MOSTRE / RAFFAELLO D’ACCOLTI E LA RIVOLUZIONE ALLEGRA.


Laterza - La personale di Raffaello D'Accolti in una sala del Palazzo Marchesale (ph luca grandi)


di Nicola NATALE
Si è inaugurata domenica scorsa la personale d’arte di Raffaello D’Accolti al palazzo marchesale. Mostra a cura di Nicola Zilio e con coordinamento generale delle Officine Culturali Arthemisia.
D'Accolti, che vive e lavora a Bari, espone fino al 2 Giugno in una delle sale mirabilmente ristrutturate della dimora nobiliare del XVI° secolo. Il palazzo è oggetto di un’efficace opera di valorizzazione, senza la quale sarebbero stati vani gli sforzi di chi si é adoperato negli anni per consentirne il restauro, ancora in corso.
Dalle venti alle ventitrè, è possibile ammirare le opere cromaticamente felici ed allegre di questo pittore che persegue una sua ricerca tutt’altro che leggera.
Raffaello D'Accolti (ph luca grandi)
D’Accolti ritiene di vivere un’era di assoluto appiattimento culturale dovuta alla cacofonia di messaggi e che bisogna re-imparare a leggere la realtà: “lo spettatore non ne è più capace perché abituato ad essere stupito”.
E’ per questo che le opere di D’Accolti sono accompagnate da titoli meticolosi nella loro spiegazione, ma anche divertenti.
Da citare sono i supporti che utilizza per alcune delle sue opere, e cioè l’interno delle confezioni aperte di prodotti alimentari di marche assolutamente note e globali.
La facciata non stampata è la sola capace di trasmettere un messaggio, al contrario dei loghi. Questi ultimi ci rimandano direttamente all’immaginario pubblicitario che, non solo non ci consente di conoscere la realtà del prodotto che usiamo,  ma anche della vita che stiamo vivendo.
Come si vede una tematica nient’affatto rinunciataria, tuttavia le opere conservano levità e allegria, nella minuziosa descrizione di tanti nostri atti quotidiani.
C’è l’eco della sua Bari e della sua infanzia soprattutto nei personaggi maschili, fasciati nei loro abiti ufficiali. Simbolo di quella borghesia che, smarrito ogni senso di fratellanza e di amicizia, ne conserva le forme a puro scopo utilitaristico. Insomma il materialismo e l’egoismo eretti a sistema che ci trasformano in oggetti più che in esseri autonomi.
Di qui l’inversione con la quale si devono leggere alcune sue opere: a volte il giocattolo rappresenta il protagonista umano, un burattino é invece l’uomo nelle mani degli oggetti che invece ci dominano.
Apprezzamenti unanimi quindi per l’artista che con il suo passato da disegnatore e il presente di  titolare di un’agenzia di comunicazione e marketing sembra aver scoperto nell’arte la sua passione più autentica. Con opere che pur strizzando l’occhio a maestri riconosciuti, sono assolutamente originali  e disegnano una via allegra alla riflessione.
Se ne sono accorti anche in Olanda, nel 2011 la galleria Stuurmanskunst ha esposto sue opere nell’ambito di un progetto internazionale.

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