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venerdì 12 aprile 2013

UNO SGUARDO FUORI / COME CONVIVERE CON LA PREZIOSA POSIDONIA


La conferenza stampa a Mola di Bari -
 Da sx l'ing. Antonella Lomoro (Eco-logica) il prof. Angelo Parente (CNR-Ispa), l'ass. all'ambiente Michele Palazzo,
la dirigente Maria De Bellis





di Nicola NATALE
La posidonia è ancora un incubo non solo per Mola di Bari, ma per tanti comuni rivieraschi.
Eppure la presenza delle sue foglie caduche è un indice del corretto equilibrio marino, nonostante le praterie - dice il prof. Angelo Parente  cnr ispa - siano in costante regressione.
Bari, San Giorgio. Ammassi di posidonia
La presenza della posidonia nei fondali è fondamentale per la riproduzione di molte specie ittiche e per il rilascio di ossigeno. 
La conferenza stampa di ieri a Mola è servita non solo a presentare il corso organizzato da Eco-logica sul riutilizzo in agricoltura della posidonia spiaggiata, ma anche a tracciare, con l’assessore all’ambiente di Mola Michele Palazzo, lo stato dell’arte per le emergenze di cala portecchia e acqua di cristo. 
Entro luglio - ha promesso l’assessore alla delegazione di pescatori e residenti presente - provvederemo a spostare almeno parte delle foglie spiaggiate. 
Per la gestione degli ammassi - se ne creano solo a Mola banchi da un metro e mezzo di altezza che coprono circa un ettaro di superficie - servirebbero circa 600mila euro per quelli accumulati. 
Una problematica, quella della posidonia, che è stata affrontata da un punto di vista scientifico in relazione agli sviluppi del progetto Prime elaborato da Eco-logica, società di ingegneria e consulenza ambientale. Un progetto di tipo life plus i cui risultati sono di interesse europeo e che ha consentito a Mola di beneficiare di un finanziamento pari ad oltre un milione di euro. 
Posidonia in mare. La sua presenza apporta ossigeno
alle acque poiché é una pianta ed è un preciso indicatore
dell'equilibrio dell'ecosistema marino.

Ogni anno siamo costretti ad individuare soluzioni tampone - ha dichiarato l’assessore Palazzo - evidenziando una problematica comune a moltissime cittadine rivierasche di tutto il mediterraneo, avendo ministeri competenti e regioni completamente scaricato ai Comuni la problematica. 
Su questo punta il corso avanzato di formazione che trasferirà ai corsisti l’esperienza maturata dai partner del progetto Prime nel recupero e nel riutilizzo del rifiuto. Un corso che tra aula, visite guidate e sessioni on line servirà a districarsi tra la complessa legislazione e le innovazioni tecniche maturate per la triturazione e la desalinizzazione delle banquettes di posidonia, così sono chiamati gli ammassi che si formano a riva. 
Quest’ultimo è un passaggio inevitabile per il conferimento in impianti di compostaggio. Il puro e semplice conferimento in discarica o in inceneritore è la peggiore delle soluzioni possibili secondo una circolare ministeriale. 
L'ing. Antonella Lomoro
(Eco-logica)
L’ing. Antonella Lomoro, a capo del progetto, nel descrivere le varie fasi, ha fatto cenno all’esistenza di un impianto di compostaggio pilota a Mola nell’azienda sperimentale La Noria, sempre a Mola. Tuttavia la maggior parte dei banchi è stato compostato presso l'Aseco di Ginosa, ora in proprietà AQP. 
Un software è stato elaborato dalla società di consulenza ambientale barese per la gestione dei residui che guiderà amministratori e funzionari e sarà messo a disposizione dei corsisti. 
Sui risultati del Prime si è appuntato l’interesse di Tunisia, Sicilia e Sardegna che convivono col medesimo problema. Le foglie di posidonia si staccano naturalmente ogni anno tra marzo e giugno, per giungere poi nei mesi estivi formare ammassi enormi che non solo imputridiscono allontanando con le esalazioni ogni turista, ma spesso si incendiano (o vengono incendiate) aggravando e di molto il problema. 
L’esigenza di salvaguardare turismo e le attività legate alla pesca ha spinto a cercare soluzioni: al momento la migliore è la trasformazione in ammendante e fertilizzante attraverso il compost. In passato la posidonia veniva prelevata dagli agricoltori per mantenere umidi i loro terreni. La soluzione trovata adatta ai tempi moderni una soluzione antica.

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