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mercoledì 20 febbraio 2013

ARTE CONTEMPORANEA, MOSTRA CHOC A LATERZA


Brema, una delle opere di Sumo esposte fino al 24 Febbraio nella sala della cavallerizza

QUOTIDIANO DI PUGLIA 19 FEBBRAIO 2013
di Nicola NATALE
C’era una volta il lieto fine. O meglio il funerale di Hänsel e Gretel, questo il nome della mostra di arte contemporanea di Sumo inaugurata sabato 16 gennaio, a Laterza presso la sala cavallerizza del palazzo marchesale. 
Le loro opere, fotogrammi su pvc con interventi a ricamo e installazioni con materiali vari, saranno visibili fino al 24 febbraio, tutti i giorni dalle 20 alle 22. 
Sumo
(Mario Suglia Leonardo Moscogiuri)
I sumo sono un sodalizio artistico nato tra Mario Suglia (1971) di Laterza e Leonardo Moscogiuri (1971) di Avetrana già noti per le loro maioliche di antica tradizione. 
Ma l’influenza del dams di Bologna in cui hanno studiato li ha spinti a non abbandonare l’arte contemporanea, con tutto il suo corredo di inviti alla riflessione e provocazioni. 
Già perché le opere sono tratte da fotogrammi di film,  come si dice con linguaggio antico, a luci rosse,  ma non hanno nulla che si richiami anche lontanamente al sesso. 
Solo mostrano allo spettatore attento, l’uccisione dell’immaginario infantile e la cruda verità dietro l’insormontabile strato di manipolazioni culturali in cui siamo costantemente immersi. Colpisce il pugnale inflitto nel minicavallo a dondolo, i volti sgranati dei pagliacci che sembrano teschi, la fragilità dei bicchieri su cui poggia imbiancato quel che resta del nostro passato, in oggetti e immaginario. 
Insomma non è una mostra per spiriti semplici quella dei sumo e forse per questo ha incontrato il patrocinio di regione Puglia, provincia di Taranto e comune di Laterza e di uno sponsor privato, la selime.
L'articolo del Quotidiano di Puglia
L’installazione è poi stata curata da Trisma, una società specializzata e da Manuela Clemente. L’impressione è quella di trovarsi, per la natura delle opere, in uno qualsiasi dei tanti musei di arte contemporanea sparsi nelle citta europee o americane. A dimostrazione che la provincia, quando vuole, può scrollarsi di dosso l’immagine stereotipa che gli viene incollata addosso.

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