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giovedì 24 gennaio 2013

TBM TESSILE, ALTRI 68 A RISCHIO. INTERVENGONO I SINDACI DI GINOSA E LATERZA


QUOTIDIANO DI PUGLIA 23 GENNAIO 2013
di Nicola Natale

L'entrata della Tbm a Ginosa, in contrada girifalco.
Una zona agricola destinata ad usi industriali
per favorire l'occupazione
I temi del lavoro si mischiano a quelli della politica. Come e quanto le cose sono interconnesse? 
E’ di ieri (22 gennaio) la nota congiunta del sindaco di Ginosa Vito De Palma (pdl) e di quello di Laterza  Gianfranco Lopane (pd) in difesa dei 68 lavoratori della tessitura TBM. 
Anche questo stabilimento, sorto nel 2003 accanto al più grande opificio del gruppo Miroglio in contrada Girifalco, è avviato lentamente al declino. 
Prima è partito un telaio, che nella versione aziendale doveva servire a fare campionari presso la sede centrale di Besnate (Varese) poi altri 6 con la motivazione esplicita “che a causa della crisi altri sei telai presenti nello stabilimento di Ginosa saranno venduti”. 
I due sindaci hanno richiesto un incontro urgente con il dott. Marcora “per intraprendere una proficua collaborazione”
Sul sito dell'azienda fino al 24 Gennaio 2013 lo stabilimento di Ginosa non è nemmeno nominato.
Sullo stabilimento di contrada Girifalco è anche stato installato un impianto fotovoltaico che, se non risolve i problemi energetici legati ai forti assorbimenti di potenza di 72 telai, di certo rappresenta una fonte di reddito aggiuntivo per l’azienda, che limita le diseconomie. 
Il sindaco di Ginosa stigmatizza questo atteggiamento: “non vorremmo assistere al secondo atto del dramma che vivono i lavoratori della Miroglio che si sono visti privare del loro lavoro dopo avere assistito allo svuotamento dello stabilimento”. 
Ma quello della Tbm non è che un capitolo dei tanti negativi dell’industrializzazione al sud. 
Del tutto sovrapponibile, guardando alla sola Ginosa alla Vianini fabbrica di tubi in cemento arrivata nel 1974, alla Miroglio arrivata nel 1994, alla fabbrica di mattoni arrivata nel 1971 ed ad altri tentativi, tranne uno che tiene sul mercato nonostante la crisi: la fabbrica di infissi Nurith nata nel 1986 e divenuta una spa nel 2005. 
Di certo uno dei problemi, oltre al costo del lavoro, è quello logistico visto che i mercati di riferimento sono spesso lontani. Ma non per concludere come fece Roberta Balbinot della Blb, azienda vicentina di apparecchiature oleodinamiche con una sede a Taranto che “non basta la volontà dell’imprenditore e del dipendente, ci sono condizioni strutturali che impediscono di fare impresa qui”. 
Se seguissimo questa tesi dovremmo tutti trasferirci altrove, visto che fare impresa è il solo modo di far reddito. 
La politica avrebbe dovuto nel tempo costruire condizioni paritarie per fare impresa al sud, visto che quanto a produttività, almeno le tessiture ginosine, hanno stabilito record produttivi a detta degli stessi management.

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