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giovedì 15 novembre 2012

NATUZZI, 1060 ESUBERI. LA CGIL: "UNA CATASTROFE OCCUPAZIONALE, MA SI PUO’ EVITARE”


QUOTIDIANO DI PUGLIA DEL 14 NOVEMBRE 2012
di Nicola NATALE
Lo stabilimento Natuzzi a GINOSA (Taranto)
Si resiste, ma le condizioni del sistema produttivo jonico sono al limite. 
Dopo l’agricoltura, la Miroglio di Ginosa e Castellaneta, la Curvet di Laterza, la Cgil ricorda le difficoltà dell’altro grande gigante made in Puglia: la Natuzzi. Sarebbero oltre mille i posti a rischio nel Tarantino, peraltro tutti concentrati negli stabilimenti di Ginosa e Laterza. 
L’azienda pare abbia chiesto una diminuzione del costo del lavoro senza però garantire i livelli occupazionali. L’ultimo accordo in sede ministeriale prevede alla sua scadenza 1060 esuberi. 
Luigi Lamusta fillea cgil
Per Luigi Lamusta, segretario provinciale della fillea cgil, l’organizzazione di categoria “il ministero ha già fatto sapere di non poter più continuare a fornire ammortizzatori sociali anche per la recente riforma introdotta dal Governo, per cui l’unica speranza è l’accordo di programma”. 
Un accordo con il Ministero dello Sviluppo ricercato da anni da Natuzzi ma mai raggiunto proprio in mancanza di assicurazioni sul mantenimento dei posti di lavoro. 
Secondo Lamusta “se il Governo ci mettesse del suo, oltre a quanto hanno messo sul piatto Regione Puglia e Regione Basilicata si potrebbero avviare 90 iniziative che spaziano dal mobile imbottito alla trasformazione dei prodotti agricoli”. 
Il sindacalista poi afferma che in realtà il numero dei lavoratori non più necessari al Gruppo sarebbe secondo fonti interne anche superiore. 
Gli esuberi sarebbero 1.500-2000, un catastrofe occupazionale che fa impallidire le crisi, pur gravissime, della Miroglio e Curvet, seconde solo alle trasformazioni bibliche del comparto agricolo, pilastro economico del territorio assieme all’Ilva. 
A queste maestranze che hanno formazione e capacità bisogna trovare un’alternativa - dice Lamusta - anche perché i soldi ci sono. 
Ma il punto che divide azienda e sindacati é proprio il salvataggio dei cassintegrati a zero ore e la riduzione del costo del lavoro. 
Natuzzi avrebbe chiesto una riduzione del costo del lavoro per mantenere l’operatività dei stabilimenti ma senza possibilità di rientro per i 700 cassintegrati. Per Lamusta è “una condizione impossibile”. 
Il costo del lavoro “non lo decidiamo noi e nemmeno l’Italia, sono norme europee che dobbiamo condividere e rispettare pertanto l’unica soluzione resta il finanziamento pubblico di progetti validi.”
Con l’accordo di programma che dovrebbe essere firmato tra qualche settimana – prosegue il sindacalista - le imprese possono re-investire in provincia di Taranto potendo contare su finanzimenti, sgravi sulla formazione e sulla riassunzione. 
Va sottolineato che gli stabilimenti pugliesi e lucani del Gruppo sono esposti, non solo alla concorrenza internazionale che opera con costi del lavoro molto differenti, ma anche a quella degli stabilimenti esteri dello stesso gruppo. Senza dimenticare la crisi che contrae drasticamente i volumi di vendita.

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