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lunedì 10 settembre 2012

VASCO STRIKES AGAIN


di Nicola NATALE
Vasco Rossi nel suo concerto al Cromie dell'8 Settembre (foto pino nigro)
Vasco colpisce ancora. 
Il suo concerto al Cromie di Castellaneta Marina è un successo travolgente. 
Atteso dai fan che arrivano da ogni dove (anche Milano, Genova) per tributargli l’ennesimo omaggio. Stupefacenti i numeri: qualcuno dice duemilacinquecento, dallo staff del Cromie dicono addirittura cinquemila. Potranno esprimersi con più precisione dopo la riunione dedicata all’analisi di quanto avvenuto. 
Patrizio Pizzulli
Di certo rimane “la sensazione di aver vissuto un grande evento, e di avervi partecipato in prima persona, un delirio” racconta Patrizio Pizzulli dello staff del Cromie. 
Molti aspettavano solo di vedere Vasco, poteva anche non cantare”, poiché per un fan il suo vero valore sta nella compagnia della sua musica, nell’antidoto alla solitudine, nello squarcio alle convenzioni sociali che la sua musica regala quando sono soli. 
L'arena del Cromie
E l’arena del Cromie, il grande catino, li ha accolti tutti, nel crescendo allietato da una band e dai dj resident fino al suo apparire, intorno alla mezzanotte e trenta. Lui con i jeans e il giubbetto di pelle nera, a dire che gli anni passano ma lui rimane lo stesso, lo spirito quello di sempre. 
Dedica alla Puglia “Albachiara”, quasi che la regione che ha scelto per un lungo soggiorno, potesse dargli quell’ispirazione, quella verità, quella direzione che altri luoghi non gli danno più. 
A cominciare dai pomodori che sanno di pomodori, raccontati nella sua clip di arrivo al Kalidria di Castellaneta Marina, dove risiede in due eco-lodge (appartamentini in legno) che ha fatto ristrutturare a suo gusto. La sua esibizione dura un’ora e venti, con uno sgabello, un microfono, una chitarra. Semplice, come vorremmo fosse la vita. Ma dietro c’è la sua band, perfetta. 
Con il chitarrista Solieri a cui tira ammiccando le orecchie per le recenti frecciate, anche queste un classico tra amici di lunga data. 
Il catino ribolle, esulta e scorrono via i suoi successi, nove o dieci canzoni compresa l’inedita “I soliti”. Si concede anche qualche salto dal palco:  del resto un rocker non va mai in pensione. E la serata corrisponde in pieno a quanto aveva annunciato: un incontro fuori dal solito, uno strappo anche alla logica dei mega concerti. Poi quando se ne va, rimane la soddisfazione di una grande serata, di un biglietto che vale fino all’ultimo il suo valore, in questi tempi non facili. Lui resta il Blasco, il cantautore ribelle che ha saputo interpretare più di tutti una generazione che di rivoluzioni non ne ha fatte. Che ha preso la superficie liscia e senza apparenti lesioni delle nostre vite moderne e ne ha scoperchiato la noia, l’ipocrisia, il perbenismo e la mancanza di senso, ma anche l’amore che dà un senso. E’ lui il filosofo, l’interprete autentico delle sensazioni profonde di adolescenti e uomini fatti, di ragazzine e madri. Le lacrime sincere che scendono da molti fan, dicono che pochi come lui sanno toccare il cuore. E’ il suo più grande merito in questa età disincantata e senza affetto.
Vasco Rossi con la sua band durante uno dei momenti del concerto di Castellaneta Marina (8 Settembre 2012)

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