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mercoledì 29 agosto 2012

GINOSA, CONTRADA CIGNANO. RIPRENDE L'INCENDIO

di Nicola Natale
Ginosa C.da Cignano 29 Giugno 2012 ore 13 circa. Ancora fuoco dopo l'incendio del 15 Giugno scorso
All'una di oggi alcuni volontari della Protezione civile della Regione Puglia osservavano impotenti la ripresa dell'incendio in zona Cignano.
La zona è impraticabile con una sola jeep, il fronte dell'incendio vasto.
Nel pomeriggio, allertati dagli uomini della Protezione, gli aerei antincendio hanno ripreso lo spegnimento dei focolai, come ha testimoniato con alcune foto l'assessore al turismo ed ambiente Leonardo Galante.
L'evento ripropone il problema del controllo di un territorio così vasto come quello di Ginosa e Marina di Ginosa, che si è scoperto estremamente vulnerabile a pochi malintenzionati.
Anche questo incendio sottolinea la mancanza degli agricoltori, quali custodi e curatori del paesaggio, benché molti di essi pratichino ancora l'uso assurdo e vietato di bruciare le stoppie.
Ancora oggi, percorrendo la strada di Cavese al km 10, qualcuno aveva dato fuoco ad un campo, minacciando gli alberi di olivo e i vigneti vicini.
C'era gente ferma che chiacchierava allegramente, inutile andare a parlarci e interessare i Vigili del Fuoco già super-impegnati.
Questi incendi con la vita nelle campagne, con l'agricoltura attiva sarebbero stati impensabili fino a poco tempo fa. Un estraneo sarebbe stato subito notato.
Ora, con l'abbandono delle campagne conseguente al drastico calo di reddito per gli agricoltori, di fatto posti fuori mercato dai recenti trattati economici di scambio, sono fatti ricorrenti che ci privano di una risorsa estremamente rara in Puglia: i boschi, il verde.
Il Cignano è una contrada poco conosciuta di Ginosa, sulla strada per Montescaglioso,  di recente resa facilmente raggiungibile con il rifacimento della strada da parte dell'Amministrazione Comunale. 
L'area interessata è in competenza alla Provincia di Matera e negli anni aveva sviluppato oltre alla macchia una pineta, conservando dei resti di bosco ceduo. 
Ma nemmeno quella è sopravvissuta alla furia distruttrice dei piromani che hanno agito ieri in presenza di un forte vento che ha finito con il distruggere quello che rimaneva di un'area boscata sfuggita alla coltivazione, ma non alle loro mani.
Non possiamo difendere il territorio e l'ambiente, pubblicando foto o scrivendo articoli, ci vuole una nuova sensibilità.
Tuttavia, con le telecamere, scoprire chi ha avuto accesso a quelle aree, non dovrebbe essere impossibile.
Anche se questo contribuisce a creare un atmosfera da "grande fratello" (il libro di Orwell del 1931, non il programma televisivo per chi non lo sapesse)  che è uno dei pericoli più subdoli della modernità.



Pubblico qui un'estratto del sito del Corpo Forestale dello Stato, 
così per rinfrescare la memoria:

L'incendio boschivo, sia doloso che colposo, è un delitto contro la pubblica incolumità e, come tale, è perseguito penalmente.

Fino al 2000 l'incendio boschivo era considerato un'aggravante dell'incendio generico, ed era trattato dall'art. 423 del Codice Penale.
Nel 2000, per la prima volta, è riconosciuto dal legislatore come reato autonomo e da allora è disciplinato dall'art. 423 bis, confermato dall'art. 11 della Legge 11 novembre 2000, n. 353 secondo il quale chiunque cagioni un incendio su boschi, selve o foreste ovvero su vivai forestali destinati al rimboschimento, propri o altrui, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni
Se l'incendio è cagionato per colpa, la reclusione va da 1 a 5 anni. Le pene sono, inoltre, aumentate della metà se l'incendio induce un danno grave, esteso e persistente all'ambiente.
La nuova disposizione infligge pene molto più severe rispetto al passato, quando il massimo della reclusione prevista era di 7 anni.

Il Corpo forestale dello Stato cura l'attività investigativa tesa ad accertare le cause degli incendi boschivi ed a individuare i responsabili delle azioni colpose e dolose da cui essi derivano.
Gli accertamenti conseguenti gli incendi boschivi si presentano particolarmente delicati e difficili per la tipologia stessa del reato e per il contesto nel quale esso viene perpetrato, costituito da territori estesi, spesso impervi e di difficile accesso. Inoltre, l'elevato numero di incendi concentrato in un periodo di tempo limitato e la molteplicità delle motivazioni degli incendiari, costituiscono ulteriori fattori che rendono difficile procedere all'arresto in flagranza di reato degli autori.

L'attività investigativa volta alla prevenzione, all'accertamento e all'individuazione dei responsabili viene assicurata dal Corpo forestale dello Stato mediante il Nucleo Investigativo Antincendi Boschivi (NIAB), con il supporto del Nucleo Investigativo Centrale Ambientale e Forestale (NICAF) e del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale (NIPAF), in ambito provinciale.

Oltre all'attività delle strutture specializzate, il Corpo forestale dello Stato interviene su tutti gli incendi boschivi nelle regioni a statuto ordinario, mediante i Comandi Stazione Forestali distribuiti capillarmente sul territorio, che espletano i primi accertamenti e predispongono la comunicazione di notizia di reato all'Autorità giudiziaria per ogni incendio attribuito a cause dolose o colpose.

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