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lunedì 9 aprile 2012

DIAN “IL SACRO E’ DAPPERTUTTO” .“L’UOMO DEI DOLORI” MOSTRA NELL’OSPEDALE DI CASTELLANETA


di Nicola NATALE

Daniela Dian con alcune sue opere in mostra a Castellaneta

Il mistero di Cristo non smette di ispirare gli artisti. 
A Castellaneta nella sala congressi dell’Ospedale espone Daniela Dian, originaria di Torino ma residente a Marina di Ginosa. La mostra si intitola “L’uomo dei dolori” ed è stata presente per tutta la durata della settimana santa, Pasqua compresa. 
A Torino la pittrice  nata nel 1962  ha maturato la devozione per la Sacra Sindone, il volto di Cristo impresso sulla tela  che viene riproposto in tutte le tele esposte. 
Le scelte coloristiche, stilistiche sono diverse ma il messaggio che l’autrice vuole trasmettere è quella della passione, morte e risurrezione di Gesù, anche attraverso la Sindone. 
Per Dian la Sindone “è qualcosa di più che una reliquia, è un Vangelo, una forma di scrittura che parla e che porta impressa specularmente la Passione”. “Solamente una luce potente come la Resurrezione avrebbe potuto imprimere sul sacro telo le impronte della passione, una scrittura fatta con il suo sangue”.
Nell’ostensione del 2010 secondo la Dian, appassionata della materia, alcune persone vedendo la Sindone sarebbero guarite per cui la sua scelta artistica è caduta sulla rielaborazione del volto del Cristo come messaggio di speranza e resurrezione. 
La pittrice giovedì scorso ha parlato della sua esperienza religiosa su invito della psicologa con alcuni pazienti dell’Ospedale, una sorta di comunicazione positiva per chi vive sulla sua pelle la malattia. “I volti di Cristo sono i volti di un morto che è risorto”.  
La ricerca del sacro nella sua pittura coincide infatti con la sua conversione avvenuta una quindicina di anni fa. 
Una sofferenza che l’ha portata ad una ricerca di senso che ha trovato approdo nella fede. 
Una risurrezione in questa vita – dice – io dipingevo informale con tele grandi, imbrattate di colore  alla Pollock, che amo ancora come tutte le avanguardie artistiche di cui ancora utilizzo i linguaggi”. Ma erano “nichilismo puro, dipingevo il nulla, dipingevo la morte o i miei fantasmi ora invece dipingo la vita che vince sulla morte”. 
Una sua opera è stata esposta al Museo della Sindone durante l’Ostensione nella Chiesa del Santissimo Sudario, le altre al Museo della Porziuncola di Assisi, chiamata dal rettore della basilica. 
Ma per l’artista il racconto del sacro non è limitato alla rappresentazioni dei soggetti della tradizione biblica sia pure resi con colori e tecniche contemporanee. Ci sono gatti, alberi, natura nelle sue opere che hanno comunque in sé la scintilla del divino tutte visibili su danieladian.com. 
Ama e fa ciò che vuoi dice citando Sant’Agostino ed è questo lo spirito profuso nella sua opera.

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