DIGITA LA TUA MAIL QUI PER GLI AGGIORNAMENTI

giovedì 23 febbraio 2012

DAL SUD DEL SUDAN, RITORNA L’EX D.G. MARCO URAGO. CON ALCUNI CONSIGLI.

di Nicola NATALE
Marco Urago, International General Manager
(Gruppo Intini)
Molti  se lo ricordano il dr. Marco Urago, neuropsichiatra infantile e già direttore generale della Asl di Taranto. L’aspetto imponente, la comunicazione continua, anche con Striscia la Notizia che lo incalzava con Fabio e Mingo per il completamento del Reparto Intensivo di Cardiologia dell'Ospedale di Castellaneta. Reparto che doveva segnare il cambio di rotta della sanità della provincia jonica, già investita da inchieste giudiziarie,  ed invece fu una Caporetto, di cui ancora non si intravede la fine. Quel reparto intensivo è chiuso e con esso la Cardiologia accorpata al Reparto di Medicina del 6° piano.
Cinque anni dopo apprendiamo che il Dr. Marco Urago è nella neonata Repubblica del Sud Sudan, dopo aver lavorato per la cooperazione italiana in Afghanistan.
Cosa muove un dottore verso l'Afghanistan e poi verso il Sudan?
La soddisfazione di rappresentare il mio Paese nel miglior modo possibile. 
Ho lavorato a lungo con le nostre truppe che sono state all'altezza del compito assegnato a fianco delle altre forze di coalizione: americani, inglesi, spagnoli....tutti hanno apprezzato la competenza delle nostre forze militari. 
Come civili abbiamo costruito scuole ed ospedali, mostrando la qualità migliore degli italiani: la passione nel nostro lavoro, la nostra competenza, la nostra dedizione ai compiti assegnati. 
Dopo tre anni passati in Afghanistan a lavorare come coordinatore dei progetti emergenza della Cooperazione Italiana (Min. Affari Esteri) ho deciso di tornare in Italia. 
Tre anni in quel Paese sono stati lunghi e difficili. Questa esperienza mi ha dato la possibilità di accrescere le mie conoscenze in ambito istituzionale (militare ed diplomatico) tanto che una volta qui ho potuto mettere a disposizione di diverse aziende italiane questa expertise. 
Per un anno allora  ho sostenuto il processo di internazionalizzazione di alcune aziende che, colpite dalla gravissima crisi economica, hanno scelto di orientare il proprio business all'estero. 
Così, seppure con base in Italia, mi sono spesso spostato in Paesi "difficili" del Nord africa e dell'Africa Occidentale.
Che futuro hanno queste aree?
Attualmente mi trovo in Sud Sudan, a Juba, la capitale dell'ultimo Stato nato nello scorso Luglio. Paese bellissimo, dell'Africa più nera che non si può.  Un Paese che galleggia sul petrolio, ancora al centro di conflitti tribali e che stenta a trovare un’identità nazionale. Un Paese di grande occasioni e possibilità. Cercherò di sostenere il Sistema Italia in questo sperduto Paese del mondo lavorando qui per almeno 4 mesi. Poi forse mi sposterò a Djbuti nuovamente per la Cooperazione Italiana. Lì, come Italia,  stiamo costruendo un ospedale e nuovamente è stata richiesta la mia competenza professionale.
Già, parlando di Ospedali…. come ricorda la sua esperienza a  Taranto?
Mah, forse il mio  più grande sogno infranto dalla sfortuna e da una politica locale che invece di sostenere il processo messo in atto ha voltato facilmente pagina scegliendo un altro futuro. A posteriori, per prima cosa ringrazio il Presidente Vendola, mi ha tirato fuori da quel terribile verminaio in cui ero immerso. "Tarantini"......... e tutto quello che poi è emerso, non sono appartenuti al mio "tempo". 
Nell'ultimo anno ci sono stati 5 avvisi di garanzia a mio carico.........4 dei quali trasformati dal Gup in " non luogo a procedere"; per l'ultimo si vedrà, ma sono fiducioso nella magistratura, anche se accetterò come sempre con il mio stile sobrio e sommesso qualunque decisione sarà presa. 
Di quel tempo ricordo con emozione il lavoro dei miei collaboratori più stretti; un gruppo che ha lavorato come mai nella loro vita. Per me era una soddisfazione vedere le luci accese alle 23, o vederli arrivare il sabato mattina quasi  fosse impossibile non partecipare a quel cambiamento. 
Ho poi un grande ricordo delle mie battaglie per avere con me e per i cittadini di Taranto professionisti di grande livello: penso ai primari di oculistica, di Ginecologia, di medicina, penso alla passione del direttore del 118.....dei suoi medici ......dei suoi infermieri, di tutti quelli che lavoravano nelle ambulanze. 
Che emozione!
Quel sogno non la tenta più?
La vedo difficile tornare a Taranto finché questa giunta regionale rimane al potere. Nessuna vendetta o rivincita, ma mi pare di essere distante anni luce dall'approccio di Vendola alla Sanità, in particolare a quella tarantina. Ci vorrebbe una politica locale forte, capace di contrastare questo strapotere "barese", ma vista come è finita con me, non auguro a nessuno di andare in Afghanistan o in Sud Sudan.
Non c’è speranza qui dunque…
Mi piacerebbe dare il mio contributo al cambiamento del mio Paese, ma mi sembra che gli schemi del passato, PDL e PD, siano finiti, aspetto l'evolversi della politica e poi vedrò quale nuova formazione più si avvicina ai miei ideali. Anni fa mi iscrissi al PD in quanto pensavo che il futuro fosse attorno agli ideali di quel partito, oggi mi sembra che bisogna fare e pensare cose diverse, oltre il PD, oltre gli schemi soliti.
Questo per la politica, e per la sanità jonica….
Anche in sanità bisogna andare verso altri schemi che superino la dicotomia "ospedali vs territorio"; ognuno deve capire che quei privilegi conquistati oggi non hanno più spazio di esistere, gli schemi economici sono cambiati. 
Ecco alcune provocazioni. 
Penso ad esempio ad un unico ospedale  chirurgico di alta qualità  basato a Taranto che è baricentrico rispetto alla Provincia; a 4/7 strutture di alto livello diagnostico e di day hospital medico e chirurgico nella Provincia. 
A 4/7 strutture di lungodegenza riabilitativa. Infine va rivalutata e messa in rete la grande esperienza del privato accreditato, sì da creare una rete di servizi in cui le varie professionalità non si sovrappongano. 
Poi bisogna chiudere i reparti ospedalieri inutili, l'esperienza clinica va mantenuta, ma va cambiato completamente l'approccio. Reparti ospedalieri con posti letto di cardiologia, neurologia, riabilitazione, diabetologia e affini di base, vanno posti fuori dalla reti ospedaliere e passati al territorio; in ospedale ci vanno le stroke-unit, la terapia intensiva cardiologica.......etc.etc....... Insomma in ambiente "ospedaliero" ci si va solo per urgenze chirurgiche. 
Tutto il resto va trattato in ambito territoriale con numero limitato di posti letto per la gestione delle emergenze.

Nessun commento:

Posta un commento