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lunedì 2 giugno 2014

KIT AD IDROGENO PER AUTO. MA FUNZIONANO DAVVERO?


Kit ad idrogeno: uno degli impianti montati a Ginosa (Ta)
di Nicola NATALE
Con gli alti prezzi dei carburanti ritorna a galla il vecchio sogno: percorrere più chilometri spendendo meno. 
Magari installando sulla propria auto un kit ad idrogeno ed aggiungendo ogni mille chilometri un po’ d’acqua distillata. 
Ad installarli a Ginosa hanno iniziato per primi i fratelli Di Franco, titolari di un’officina plurimarche appena fuori dal centro urbano. 
I risparmi promessi oscillano a seconda del tipo di percorrenze, l’idrogeno prodotto si aggiunge al carburante permettendo così il risparmio. Sui percorsi urbani, il risparmio promesso è del 25%, sulle tratte autostradali la riduzione di carburante può arrivare al 50%. 
Ha dell’incredibile e secondo la gran parte dei siti automobilistici è in realtà così. 
Il prodotto, venduto in kit che oscillano ad un prezzo tra i cinquecento ed i settecento euro è commercializzato in Italia, a questo prezzo si deve poi aggiungere il costo di installazione. Non proprio trasparenti le sedi di produzione, distribuzione e vendita a giudicare dai siti.
Difficile dunque districarsi tra le varie prove, le misurazioni indipendenti o meno e le vere e proprie considerazioni tecniche. 
Di certo c’è tutto un mondo che trae da internet la linfa di conoscenze per sfuggire a quella che sembra la dittatura del trasporto, ancorato all’uso di combustibili fossili e a una pesante tassazione
Il montaggio del kit non richiede una procedura di omologazione perché (questo dicono installatori e produttori) “il peso dell’impianto è molto basso, sotto i 20 kg e non ci sono quantità considerevoli di gas infiammabili o in pressione”. 
Cella HHO, un insieme di piastre
in acciaio inox che, 

collegate all’alimentatore,
permettono l’elettrolisi 
della soluzione.
La cosa notevole è che, a differenza degli impianti gpl e metano, si può montare su qualsiasi mezzo con un motore: dalle piccole utilitarie ai tir. 
Il dibattito è frenetico, tra case automobilistiche che propongono ibride ed elettriche a prezzi non esattamente popolari e soluzioni varie adottate dai tanti appassionati di meccanica. 
Il web pullula di siti di meccanica dove gli esperti si scambiano consigli e pezzi e danno vita a feroci disquisizioni sull’attendibilità scientifica e tecnica di tali ritrovati.
E naturalmente sull’usura che questi ritrovati avrebbero su motori che non sono progettati per ospitarli. 
Le perplessità più forti riguardano la quantità di corrente utilizzata per la scissione e l’energia termica prodotta dalla combustione dell’idrogeno
Non di rado le discussioni scivolano sui presunti conflitti di interessi di governi e compagnie petrolifere. La drastica riduzione dell'uso di carburante fossili priverebbe lo Stato di introiti sicuri e veloci con cui far fronte alle continue uscite e destabilizzerebbe molte aree legate economicamente al petrolio.
Di qui la scelta di non incoraggiare scelte tecnologiche troppo sparagnine o semplicemente fuori sistema. Per non parlare della presunta obsolescenza programmata delle auto immesse sui mercati mondiali: vale a dire inservibili o di difficile o costosa manutenzione dopo un certo tempo prefissato. 
Agostino Di Franco, co-titolare dell'autofficina F.lli Di Franco.
Tra i primi a Ginosa ad installare impianti ad idrogeno per auto. 
L’aspetto notevole della diffusione dei nuovi kit è la penetrazione anche al di fuori dei centri di ricerca scientifica e tecnica, grazie alla rete. 
Così anche in provincia di Taranto la frontiera dei carburanti alternativi, la ricerca di possibili soluzioni al caro-trasporto - che incide in maniera fortissima sul reddito a disposizione - trova i suoi primi pionieri. 
A sentire Agostino Di Franco i risultati ci sono e lo scetticismo dovrebbe essere messo da parte per “non arrivare sempre ultimi, a causa della diffidenza”. 
Il primo impianto è stato fatto l’anno scorso su una macchina di proprietà e l’ultimo impianto è su una mercedes di grossa cilindrata. 
Da questo a dire che tutto funzioni come promesso ce ne corre. 
Di sicuro però la questione del trasporto è centrale: un litro di diesel dieci anni fa costava circa ottanta centesimi per poi superare l'euro già negli ultimi mesi del 2004.