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lunedì 25 marzo 2013

MIROGLIO NON MOLLIAMO, MERCOLEDI' 27 MARZO ANCORA A ROMA


L'articolo del Quotidiano di Puglia del 24 Marzo 2013

di Nicola NATALE
Nino Salluce, magazziniere miroglio
I 191 miroglini a Roma per l’ultima,  decisiva battaglia al ministero dello sviluppo. 
Mercoledì 27 marzo alle quindici chiamano a raccolta tutte le forze politiche del territorio. 
Lo fa in particolare Nino Salluce, raccogliendo le intenzioni di tutti coloro che credono nel riutilizzo produttivo della ex filatura e tessitura di puglia di Ginosa. 
Sarà il giorno anche in cui l’imprenditore individuato dalla wollo, consulente della miroglio, dovrà presentare un piano industriale. 
Solo a questa condizione i miroglini sono disposti a finanziare l’impresa con parte della loro mobilità. 
Di imprenditori senza liquidità ne abbiamo visti fin troppi” dice Salluce, che all’epoca faceva il magazziniere, sfrecciando per i reparti in piena produzione. 
Altrimenti la strada si farà ancora più difficile, con un solo mese prima della scadenza della cassa in deroga finanziata eccezionalmente della Regione Puglia. 
Al centro Ludovico Vico, ex deputato pd
E viene fuori anche la dura presa di posizione dell’ex on. Ludovico Vico al diniego del ministero di concedere altra cassa.  
Pare che altre aziende in condizioni simili alla miroglio continuino a beneficiarne in tutta Italia, senza dimenticare che proprio per le dimensioni dell’industrializzazione pugliese e il lavoro nero le ore di cigs in deroga in Puglia sono certo inferiori a quelle di altre realtà. 
I miroglini rivendicano per la loro vertenza la stessa attenzione che i politici hanno avuto per il caso bridgestone a Bari. 
E fanno un appello diretto anche al presidente della provincia Gianni Florido ed ai sindaci di 6 comuni diversi perché nella “nostra fabbrica ci lavora gente che viene da tutta la provincia, Taranto compresa”. 
Con scetticismo è stata accolta anche la notizia che il ministero ha risolto nel frattempo circa 70 delle oltre 150 crisi industriali presenti ai suoi tavoli. 
Ci chiediamo perché allora il nostro caso sia di così difficile risoluzione, quando all’inizio della vertenza addirittura il ministero scelse tra le proposte arrivate quelle di sicura affidabilità”. 
Dopo Intini  - dice Salluce - abbiamo capito che ci stavano prendendo in giro e ci sono bastati pochi giorni per controllare l’affidabilità degli imprenditori volta per volta propostici. 
E al tavolo i miroglini chiedono che la confindustria continui ad essere presente, perché non si può tornare indietro rispetto allo sviluppo del territorio, bisogna trovare un’alternativa industriale insistono i 191 che non sono riusciti a trovare una ricollocazione. 
E’ una vertenza quella di Miroglio, holding tessile da 1.402 milioni di euro di fatturato nel 2012, che meriterebbe un libro per gli innumerevoli colpi di scena. Ma ci sono solo due valori al momento sul tavolo, l’esperienza tessile accumulata dai miroglini quasi tutti quarantenni e lo stabilimento grande, immenso che sorge in contrada girifalco. Valori che avrebbero ancora senso se l’Italia non avesse buttato a mare la sua politica industriale, senza costruire un’alternativa.

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