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venerdì 1 giugno 2012

SOVRANITA’ MONETARIA E SIGNORAGGIO, LA VERSIONE DI VENOSI (INTEGRALE)

di Nicola NATALE
il Prof. Erasmo Venosi, si è occupato
anche dell'ILVA
Erasmo Venosi, ex Vice Presidente Commissione I.P.P.C. del Ministero dell’Ambiente -  molto attivo nel dibattito sulle questioni economiche che ci attanagliano – ha risposto ai nostri interrogativi. 
A queste stesse domande hanno preferito non rispondere due parlamentari pugliesi, di cui uno economista.
In questa intervista vengono chiariti molti dubbi sollevati dallo stesso racconto della crisi fornitoci dai grandi mass media. 
Tuttavia i temi (per la loro complessità) meritano maggiore approfondimento anche perché non appare chiara la via d’uscita dalla grande crisi del 2008. 
Quattro anni, immensi tagli e sacrifici imposti alla popolazioni con reddito medio-basso non sono stati sufficienti a riportarci ai livelli pre-crisi.
Come è possibile che prima i singoli stati, poi la UE abbiano dato la sovranità monetaria a privati anziché a rappresentanti eletti allo scopo?
Il progetto in realtà inizia circa 60 anni fa, attraverso l’istituzione della CECA che nella realtà era il tentativo di rendere improbabile la guerra dentro l’Europa, istituendo il libero scambio per carbone e acciaio. 
Nel 1957 6 paesi, diedero vita alla Comunità economica europea ovvero libero scambio tra i paesi membri e dazi sulle importazioni dall’estero. 
Nel 1992 l’euro. 
La sovranità monetaria è stata assegnata alla BCE attraverso il Trattato. I limiti immensi sono della politica.
Infatti il Trattato così recita “Art 105 “ Trattato di Maastricht” (poi di Amsterdam e adesso di Lisbona) 
“1. L'obiettivo principale del SEBC (sistema europeo banche centrali) è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, il SEBC sostiene le politiche economiche generali nella Comunità al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi della Comunità definiti nell'articolo 
2. Il SEBC agisce in conformità del principio di un'economia di mercato aperta e in libera concorrenza, favorendo una efficace allocazione delle risorse e rispettando i principi di cui all'articolo 4.”.
Alcuni problemi di oggi si sarebbero potuti attenuare definendo cosa si intendeva per “stabilità dei prezzi”. 
La BCE nel suo delirio pan germanico del crollo di Weimar ha liberamente interpretato il significato e, senza alcuna consultazione, fissato che il tasso di inflazione doveva variare tra zero e 2%. 
La stabilità del tasso di inflazione dipende dallo stock di moneta e quindi pone limiti nel creare base monetaria. Comunque non può esistere una moneta unica senza una banca centrale che sia prestatore di ultima istanza. Anomalia che è stata pari pari trasferita nell’art 123 del Trattato di Lisbona.
Cosa è il signoraggio? Esiste o è un’invenzione?
Credo che la definizione corretta non sia quella che, comunemente gira in rete ovvero “il signoraggio come differenza tra il valore nominale della moneta ed il suo costo di produzione”. Differenza di cui si appropria chi ha il potere di emettere una data moneta. La definizione più accettata è del professore Charles Goodhart della London School of Economics ed è la seguente “la differenza tra gli interessi sulle poste attive, finanziate da chi emette biglietti e il tasso di interesse, di solito zero, sui biglietti”. La Banca Centrale canadese spiega nei minimi dettagli il funzionamento. La banconota da 20 dollari, è la più diffusa. Ad un tasso di interesse medio del 5%, una banconota da 20 in circolazione genera ricavi per 1 dollaro circa l’anno. Il costo di produzione è di 6 centesimi per un periodo di “vita “ della banconota che è di 3 anni. Costo annuo 2 centesimi a cui vanno aggiunti i costi di distribuzione pari a 2 centesimi. Costo complessivo annuo medio 4 centesimi per mettere in circolazione e sostituire la banconota usurata. La Banca canadese ottiene dunque un reddito netto di circa 96 centesimi per ogni banconota da 20 dollari in circolazione.
Ritiene che un Paese possa andare avanti producendo tutto all'estero?
Decisamente no!!! Le condizioni istituzionali, economiche, di risorse fisiche di quel Paese possono cambiare in qualsiasi momento .
Non ritiene che le norme del WTO vadano riviste. Insomma come è possibile competere con paesi che non hanno lo stesso costo del lavoro?
Questa è una globalizzazione senza regole o comunque fortemente asimmetrica.
La irresponsabile accelerazione degli scambi internazionali data 1994 con gli accordi di WTO a Marrakech sul libero commercio mondiale e l’entrata della Cina. Una Cina che pratica dumping valutario, sociale e ambientale.
Inizia la falcidia di gran parte dell’apparato produttivo dell’occidente con espulsione di lavoratori.
Il gioco però non è a somma positiva perché si consolida, determinando una domanda insufficiente al totale impiego dei mezzi di produzione e qualcuno crede che sia possibile SUPERARE TALE LIMITE alimentando l’indebitamento dei lavoratori dipendenti: un indebitamento garantito dal valore dei beni comprati con questo debito.
E’ la fase massima della finanziarizzazione dell’economia!
A loro volta le istituzioni finanziarie escogitano meccanismi di assicurazione come i CDS (credit default swaps) e meccanismi di cartolarizzazione ancora più complessi come CDO (collateralized debt obbligation) e ABS (asset backed security).
Si formano le bolle: prima delle dot.com e poi dei subprime.
La globalizzazione ha creato fragilità, interdipendenza e ha attivato un processo di fusione tra istituzioni finanziarie e di collegamento tra di loro.
Banche grandi e quando ne cade una c’è il rischio che cadano tutte.
Attenzione tutto questo aveva bisogno di base teorica robusta condivisa ed egemone e di sofisticatissimi metodi della gestione del rischio: teoria delle aspettative razionali, teoria che assumono il dogma della efficienza e modelli matematici modellati sulla teoria di Newton sono stati i riferimenti che hanno portato allo scoppio della più grande crisi della globalizzazione.
Quindi la globalizzazione andrebbe regolamentata diversamente?
Si certo: regolamentazione dei mercati finanziari e quantomeno internalizzazione nei costi di produzione per esempio del contenuto di carbonio generato nella produzione del bene.
Perché esentare le fondazioni bancarie dall'IMU?
Non è proprio così. Non la pagano sugli immobili, destinati esclusivamente a finalità sociali e culturali, in conformità alle disposizioni legislative come per tutte le altre fondazioni non di origine bancaria, delle associazioni e degli altri soggetti privati non profit. Esiste invece la necessità di separare fondazioni e banche conferite. Il caso UNICREDIT e MPS sono emblematici in tal senso.
Cosa può fare il Governo per i quarantenni precari con redditi insufficienti o disoccupati?
Io credo che esiste una sola via rappresentata dall’abbattimento massiccio di almeno 500/600 miliardi di debito pubblico, per riportare il rapporto debito/PIL sotto il 100% risparmiando 35/40 miliardi di interessi passivi sul debito da destinare allo sviluppo e al finanziamento di un welfare che operi su sanità e assistenza.
Ritengo follia la scelta del Governo di abbattere gradualmente il debito attraverso l’avanzo primario!
Capisco che la strada più equa, sarebbe la patrimoniale considerato che il patrimonio complessivo degli italiani ammonta a 9400 mld di euro e di questi circa 3500 mld sono attività finanziarie .
Il 45% di tale ricchezza è in mano al 10% degli italiani ma ravvedo una grande difficoltà politica nel perseguire tale opzione.
Comprendo anche le critiche di chi si oppone alla valorizzazione e vendita di asset pubblici o meglio ad uno swap tra titoli di un fondo patrimoniale che detenga asset pubblici e obbligazioni statali (BTP in particolare ).
Ritengo che questa via sia l’unica opzione possibile a seguito di due fatti nuovi normativi: il fiscal compact e il pareggio di bilancio introdotto modificando l’art 81 della Costituzione.
In soldoni equivale a finanziare oltre ai 94 mld ( stima 2012) di interessi sul debito ulteriori 45/50 mld di euro. Insomma un obiettivo incompatibile con la tenuta sociale del Paese.
Osservo inoltre che i risparmi sugli interessi, con l’opzione sopra sostenuta e devoluti a sviluppo e welfare serve anche ad azzerare un altro grave effetto.
L’applicazione a tutti del metodo di calcolo contributivo implica anche che il montante dei contributi si rivaluti, tenendo conto del tasso di incremento del PIL.  
Senza sviluppo non solo non si crea ricchezza e posti di lavoro, ma si colpisce anche il montante complessivo che servirà da calcolo per le pensioni.
 E’ giusto destinare fondi pubblici ai grandi gruppi economici?
Non è possibile farlo legalmente. Le norme comunitarie vietano gli aiuti di stato alle imprese. In maniera surrettizia avviene per alcuni settori come quello siderurgico e sul versante della energia. Ma è un’iniquità!
Qual è il destino cui va incontro il Sud? I giovani devono abbandonarlo?
Il Rapporto annuale dell'Istat descrive un preoccupante peggioramento delle condizioni del Sud: nelle regioni settentrionali la percentuale di persone a rischio di povertà o esclusione è analoga a quella della Svezia e della Finlandia, ai primi posti nella graduatoria , mentre nelle regioni del Mezzogiorno la percentuale è prossima a quella della Romania e della Lettonia che occupano gli ultimi posti della graduatoria (44,4 per cento nelle Isole e 38,7 per cento nel Sud, con punte di 49,3 per cento in Sicilia e 42,7 per cento in Campania).
Io credo che il destino del Sud e dei suoi giovani si gioca integrando l’indirizzo della politica comunitaria.
La chiave del successo del Sud si chiama MEDA, la partnership della UE con Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia e Turchia: un mercato in espansione con 280 milioni di abitanti, un terzo del commercio mondiale, un’enorme quantità di idrocarburi. Nelll’ultimo decennio a causa della delocalizzazione della produzione verso il Medio Oriente, il Mediterraneo ha assunto un ruolo centrale. Guardano al Mediterraneo americani, cinesi, francesi mentre il ruolo dell’Italia resta marginale.